POLICLINICO TOR VERGATA: NO ALLA SVENDITA DELLA SANITÀ PUBBLICA E DEI LAVORATORI PUBBLICI

Roma -

La RdB esprime solidarietà ai lavoratori del Policlinico Tor Vergata che si oppongono alla decisione dell’Università di trasformare l’Azienda in Fondazione. Una sorta di società costituita da Università, Regione, cooperative sociali no profit, fondazioni bancarie e, dulcis in fundo, da fondi pensionistici integrativi di categoria.

Anche se parte dei soggetti e le finalità sono di natura pubblica, il contesto giuridico di riferimento è di tipo privatistico.

La RdB-CUB ha sempre contrastato il progetto delle Fondazioni Universitarie. Già nel 2000 denunciò il tentativo, portato avanti in Senato Accademico, di trasformare l’ Università in Fondazione. Programma ricondotto poi al solo PTV (obiettivo cardine del progetto), a causa dell’opposizione di parte del’Accademia e di alcuni sindacati aziendali (http://www.rdb.uniroma2.it LE FONDAZIONI).

L’ ’Università Tor Vergata e la Regione Lazio in questi giorni stanno chiudendo un nuovo accordo per l’avvio della Sperimentazione che si concluderà con la costituzione della Fondazione, nonostante un protocollo d’intesa (statuto compreso) fosse stato già stipulato nel febbraio 2005: è stato trovato, finalmente, il giusto equilibrio tra gli interessi di chi ha deciso di investire sulla Fondazione.

L’Università, o meglio la Facoltà, manterrà un ruolo preminente nel controllo gestionale del Policlinico (evitando la trasformazione in Azienda Mista, come previsto dal Ddl Mussi-Turco), liberandosi dei debiti che verranno acquisiti dalla Fondazione: quelli accumulati in questi primi anni di funzionamento e il mutuo ventennale.

La Regione parteciperà anche con le “sue” società no profit (la grande ammucchiata di cooperative bianche e rosse, vedi “Gli Appaltati” di Report-RAI). Ci chiediamo se la compartecipazione dei fondi pensionistici integrativi - quelli costituiti dal TFR dei lavoratori con il silenzio assenso - possa dare un ruolo anche al sindacato confederale che notoriamente gestisce i fondi di categoria e che è stato chiamato in Regione a concertare l’avvio della Fondazione.

Nel dibattito in corso presso il PTV sul progetto sperimentale che trasformerà l’Azienda in Fondazione sta sfuggendo all’attenzione di tutti un aspetto fondamentale.

Si discute delle sorti future dell’ Azienda e dei lavoratori in particolare, senza tener conto che il destino del PTV, sin dal suo avvio, è stato strettamente collegato, con una sorta di convergenza parallela, al progetto “Fondazione”. Uno strumento finanziario con finalità pubbliche, ma con un contesto giuridico di riferimento di tipo privatistico che offre maggiore possibilità di ricevere finanziamenti da privati e funzionale a politiche sanitarie che perseguono come obiettivo il contenimento della spesa sanitaria, attraverso la privatizzazione della sanità.

L’attuale assetto gestionale universitaria/aziendale del policlinico, pur essendo (ancora) pubblico, dunque precorre il modello “fondazione”.

Sin dal suo avvio, il PTV è in linea con il modello di gestione aziendale (che dovrebbe garantire i diritti sanitari !?!?) che per risparmiare sui costi risparmia innanzitutto sul personale: esternalizzato, universitario non strutturato, volontariato strutturato, personale stabilmente precario, etc...

Registriamo negli ultimi anni l’avvio di un percorso di stabilizzazione dei rapporti di lavoro da cui, però, è ancora escluso una parte del personale, tra cui i lavoratori cosiddetti “co.co.co.” Una figura che nel quotidiano è sovrapponibile a quella del dipendente per quanto riguarda i doveri, ma estremamente deficitaria dal punto di vista dei diritti.

Precari e stabilizzati svolgono le stesse attività per gli stessi servizi, in una situazione di convivenza che fa emergere ancora di più le disparità e le irregolarità nei rapporti di lavoro, gli uni influenzando e indebolendo la condizione degli altri. Anche lo stabilizzato, tra carichi di lavoro e incentivazione quasi nulla, non può considerarsi un privilegiato.

Noi crediamo che i lavoratori precari in attesa della stabilizzazione promessa, e di cui chiediamo l’immediato avvio, abbiano diritto a reclamare condizioni di lavoro migliori. E’ un processo di modifica culturale che rimette in discussione la concezione di “normalità” dei rapporti di lavoro (precari, flessibili e senza diritti) come finora vissuti e che pone al centro il ruolo e la dignità del lavoratore.

La RdB intende anche sottolineare che nella prospettiva di un assetto gestionale subordinato agli interessi del “mercato” (e dei poteri forti), come è la Fondazione, crediamo fortemente che saranno definitivamente compromessi la garanzia del servizio sanitario pubblico e i diritti di tutti i lavoratori, anche di chi oggi sembra garantito.

La RdB-CUB continua ad affermare  che la salute non è una merce e la sanità non è un mercato; che i diritti degli operatori vanno tutelati; che la difesa della salute richiede la prevenzione nei luoghi di vita e di lavoro e l’intervento pubblico in sanità non è negoziabile.

USB/P.I. - Università di Roma Tor Vergata