IL “GRANDE INPS”: VERSO LA PREVIDENZA PRIVATIZZATA

Roma -

IL “GRANDE INPS”: VERSO LA PREVIDENZA PRIVATIZZATA

 

Con il DL 201/2011 il governo Monti ha realizzato un ennesimo e decisivo taglio della previdenza pubblica. Allungamento dell'età pensionabile, riduzione dei trattamenti (il passaggio al contributivo per tutti dal 2012) permetteranno al governo di “risparmiare” miliardi in spesa pubblica.

 

Ma in cambio “garantiscono” il blocco delle assunzioni, anche nel settore privato questa volta, la condanna dei precari alla disoccupazione in aggiunta ai 2 milioni di disoccupati attuali (e ai 4 milioni che il lavoro non lo cercano nemmeno più) e aprono la strada ai licenziamenti di massa di cinquantenni e ultracinquantenni senza alcuna prospettiva di rempiego... (forse proprio per questo il governo e la Confindustria premono tanto per l'abrogazione dell'art. 18 dello statuto dei lavoratori)

 

La fusione nella “grande INPS” degli altri enti previdenziali non solo pone gravi problemi di occupazione ai lavoratori degli enti soppressi (INPDAP ed ENPALS) e di servizio ai cittadini, ma accelera il generale ridimensionamento del sistema previdenziale pubblico e le rendite delle pensioni pubbliche per favorire la previdenza complementare privata (i fondi pensionistici) i cui rendimenti sono in drastico calo, nonostante i vantaggi fiscali garantiti dallo Stato.

In questi giorni l’Aran ha chiesto e ottenuto l'avallo a Cgil_Cisl_Uil per varare il fondo SIRIO, la pensione complementare già destinata ai lavoratori pubblici dei ministeri, degli Enti pubblici non economici, della Presidenza del Consiglio, del CNEL e dell’Enac. Dopo l’accordo, a questo Fondo potranno aderire i dipendenti delle Università e della Ricerca, delle Agenzie fiscali, del Coni e delle Federazioni sportive (circa 350 mila utenti), magari rendendo obbligatorio il versamento del TFR, visto il fallimento dei passati tentativi di convincere i lavoratori pubblici (come del resto quelli privati) ad aderire ai fondi pensioni complementari.

 

Sirio giunge terzo dopo Espero (costituito nel novembre del 2003 per i dipendenti della scuola – circa un milione di potenziali utenti) e dopo Perseo (costituito nel dicembre del 2010 per i dipendenti delle Autonomie locali e della Sanità – circa un milione e duecentomila addetti).

 

L'interesse ai fondi pensioni complementari non è solo delle banche e dei circoli della finanze, ma coinvolge direttamente il sindacalismo confederale a cui spetta la gestione paritetica di tutto l’apparato con l’occupazione di posti di potere negli organi amministrativi e di controllo dei Fondi.

 

I contributi dei lavoratori universitari (reddito differito) saranno utilizzati per attivare la previdenza complementare, passando per le tasche dei gestori assicurativi!

 

Per questo la USB denuncia i tentativi in atto per far ripartire i fondi pensioni complementari e le complicità dei sindacati concertativi e chiama i lavoratori a sostenere l'opposizione alle manovre del governo Monti: dopo lo sciopero generale del 27 gennaio, la prossima scadenza sono le elezioni RSU del 5-6-7 marzo:

 

Facciamo una scelta di campo: diamo forza a USB Pubblico Impiego