La ministra Carrozza, un Robin-Hood al contrario: fa l’elemosina all’Università pubblica e le regalie a quella privata

Roma -

Il governo italiano si appresta di nuovo a svendere i servizi pubblici, quali Alitalia, trasporti locali, ospedali e scuole. Nel nome della fantomatica spending review, dettata della troika europea di cui l’Italia è serva, stiamo assistendo a manovre che, in nome del pareggio di bilancio, impoveriscono gli Enti pubblici, gettandoli nelle mani della speculazione imprenditoriale.

Anche l’Università Pubblica subisce questa politica, accentuando la situazione di sotto-cultura che già vede il nostro Paese essere fanalino di coda europea in termini di scolarizzazione.

Dopo la nefasta riforma Gelmini/Profumo che sta costringendo gli Atenei a ragionare in termini aziendalistici, con riduzione dell’offerta formativa e di strutture nei territori, e a gettarsi nelle mani dei finanziatori privati per sopravvivere, le manovre dell’attuale governo confermano e accentuano lo smantellamento del sistema universitario pubblico.

Attestazione eclatante di tale strategia è il D.M. 713/2013 con il quale sono state distribuite agli Atenei le risorse (punti organici) con criteri che premiano gli Atenei che hanno esternalizzato i servizi tramite le Fondazioni o che hanno elevato le tasse d’immatricolazione

La tendenza a privatizzare i servizi è stata confermata con il recente Legge di stabilità approvato in Senato, che prevede (comma 253) un incremento di 400 milioni (50 ml. per il 2014 e 35 ml. annui fino al 2024) del finanziamento destinato ai policlinici gestiti dalle università private, mentre al sistema universitario pubblico saranno restituiti, e non si sa come, solo 150 ml. di euro nel 2014 (comma 172), a fronte di un taglio oramai ammontante a più di 400 ml. di euro.

Sono politiche inaccettabili, soprattutto in presenza di un taglio superiore al miliardo di euro del finanziamento al servizio sanitario pubblico e del mancato adeguamento agli standard europei del percorso di formazione del personale medico, che continua a fare tirocini senza una sufficiente copertura finanziaria.

Il protrarsi di simili strategie dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, l’intenzione di gettare nelle mani dei privati i servizi pubblici essenziali, in primis sanità, formazione e ricerca, incrementando la già troppo elevata fuga dei cervelli e togliendo futuro a tutti i giovani del nostro paese!

Un’ultima, ma non meno importante conferma la abbiamo prendendo atto del blocco del turn over nel Pubblico Impiego, che solo nel 2018 permetterà agli Enti Pubblici di sostituire il 100% del personale pensionato (comma 314), bloccando di fatto la stabilizzazione del personale precario, nonostante la stessa Comunità Europea abbia sottolineato l’elevata precarizzazione esistente in Italia.

Viene così dimostrata l’inutilità della recente legge 125, che USB aveva denunciato essere una legge ammazza-precari, non potendo in tutto il Pubblico Impiego permettere la stabilizzazione dei precari, stante il blocco del turn-over e i patti di stabilità.

Il salario dei dipendenti pubblici subirà, inoltre, un’ulteriore batosta: un impoverimento che aumenterà la differenza salariale con i pari livello europei. Il Legge di stabilità, difatti, rinnova il blocco salariale in atto, rimandando al 2017 i rinnovi della parte economica dei contratti nazionali di tutto il Pubblico Impiego, senza neppure il riconoscimento dell’Indennità di vacanza Contrattuale (commi 308-309).

L’Università in particolare sta subendo una situazione di sotto-organico e di sotto-inquadramenti determinati dall’applicazione della legge Gelmini e da regole di programmazione del personale assurde che stanno ulteriormente impoverendo gli operatori universitari.

Ci riferiamo alla procedura PROPER che è vincolata al turn-over e blocca le progressioni di carriera del personale Tecnico-Amministrativo, già duramente colpito dal congelamento al 2010 del salario accessorio, operazione confermata nella stessa legge di Stabilità (comma 312).

USB ritiene sia indispensabile, per continuare a garantire il diritto al libero sapere sancito dalla costituzione, che tale processo vada fermato sancendo il concetto che gli Operatori Universitari non siano un costo, ma una risorsa da rivalutare.

Ciò va sostenuto esonerando l’Università, come tutti i servizi pubblici essenziali, dai tagli della spending review, così da permettere il rinnovo della parte economica dei contratti nazionali di categoria, la stabilizzazione dei precari e il riconoscimento delle professionalità esistenti. Operazioni necessarie per portare il sistema universitario italiano ai livelli europei e per non regalarlo alla speculazione privata, responsabile della crisi economica.

 

Roma, 03 dicembre 2013 USB PI – UNIVERSITA’