P.I.: LAVORATORI DELL’UNIVERSITÀ ADERISCONO ALLO SCIOPERO GENERALE DEL 20 NOVEMBRE

In piazza nelle manifestazioni che si svolgeranno a Roma, Milano e Napoli

Roma -

 

COMUNICATO STAMPA

 

L’USB Università aderisce allo sciopero generale nazionale di tutti i lavoratori pubblici indetto dall’USB Pubblico Impiego il prossimo 20 novembre.

Dopo 6 anni di blocco del rinnovo contrattuale e riduzione progressiva del salario accessorio, la  Legge di Stabilità stanzia fondi per una media di 5 euro mensili lordi di aumento per i lavoratori pubblici: neppure sufficienti a coprire l’indennità di vacanza contrattuale. In sostanza, significa che tre milioni di dipendenti pubblici continueranno a non avere aumenti contrattuali nel prossimo triennio ed i carichi di lavoro aumenteranno, dato che è prevista la riduzione del turn-over al 25% del personale andato in pensione nell’anno precedente, annullando le già insostenibili percentuali stabilite dalla legge Masia (60% per il 2016 e 80% per il 2017). Gli Atenei che avevano fatto un piano triennale per stabilizzazioni e/o assunzioni dovranno dunque rivederlo al ribasso.

 

Per l’Università è prevista un’accelerazione del processo di riforma avviato con la Legge Gelmini, mantenendo il sottofinanziamento pubblico del sistema universitario. Il minuscolo incremento dei fondi continua ad essere distribuito agli atenei con criteri falsamente meritocratici e solo per permettere carriere a un numero esiguo di docenti. Verranno forse ripristinati solo gli scatti salariali biennali dei docenti, sono previsti fondi e piani straordinari per i ricercatori, ma vengono aumentate le già alte differenze tra gli atenei, di fatto penalizzando carriere e stabilizzazioni del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario. Situazioni che si protraggono ormai da troppi anni, causando aumento della precarietà e sotto-inquadramenti salariali lesivi della dignità dei lavoratori.

 

Inoltre la ventilata “Buona Università”, che prevede l’uscita dell'Università dalla Pubblica Amministrazione, è senza dubbio la manovra più pericolosa per il personale amministrativo e per gli studenti, trasformando i primi in un mero costo aziendale e limitando ulteriormente il diritto allo studio, già mal distribuito sul territorio nazionale.

Secondo l’USB P.I. Università è ora di reagire per la difesa dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, scioperando per dire no alla legge di stabilità: per rivendicare rinnovi contrattuali economici con aumenti veri, per il diritto allo studio, alla base dello stato sociale, pesantemente colpito dagli ultimi governi sottomessi alle politiche economiche imposte dall’Unione Europea.