Pubblico Impiego Università

L'Università aderisce allo Sciopero Generale del 20 novembre

• contratti con aumenti veri, salari, reddito e pensioni adeguati

• difendere il welfare: l’istruzione, la previdenza e la sanità pubblica
• contro le privatizzazioni e per il diritto all’abitare
• per rivendicare la nostra dignità e per un modello sociale solidaristico

• l’affermazione dei diritti e della democrazia

Roma -

Dopo 6 anni di blocco del rinnovo contrattuale e riduzione progressiva del salario accessorio, la manovra finanziaria, che a fatica Renzi sta sottoponendo al Parlamento, ha stanziato fondi per una media di 5 € mensili di aumento. Neppure sufficienti a coprire l’indennità di vacanza contrattuale percepita dal 2010 in assenza di rinnovo contrattuale. Traducendo, significa che tre milioni di Dipendenti Pubblici continueranno a non avere aumenti contrattuali nel prossimo triennio, in attesa di un contratto che servirà più che altro ad introdurre regole più rigide della Brunetta per estromettere una buona parte del personale dal salario accessorio.

Saranno (forse) possibili progressioni orizzontali per pochi eletti, perché riparte la riduzione del salario accessorio, riproporzionandolo alla riduzione dell’organico, disilludendo le legittime aspettative che il governo aveva dato sbloccando i salari con la finanziaria 2015. Un intervento che si sta dimostrando solo uno spudorato proclama elettorale.

Aumenteranno i carichi di lavoro, essendo prevista la riduzione del turn-over al 25% del personale andato in pensione nell’anno precedente, annullando le già insostenibili percentuali stabilite dalla legge Masia (60% per il 2016 e 80% per il 2017). Ciò comporta che tutti gli Enti pubblici che avevano fatto un piano triennale per stabilizzazioni e/o assunzioni devono rivederlo al ribasso.

 

MORALE DI RENZI & C. : LAVORARE DI PIU’ E GUADAGNARE DI MENO!!

 

Per l’Università è prevista un’accelerazione del processo di riforma avviato con la Legge Gelmini, mantenendo il sotto-finanziamento pubblico del sistema universitario.

Il minuscolo incremento dei fondi continua ad essere distribuito agli Atenei con criteri falsamente meritocratici e solo per permettere carriere a un numero esiguo di docenti. Verranno (forse) ripristinati gli scatti salariali biennali dei Docenti (sicuramente la loro nutrita presenza in Parlamento e nel Governo è utile!), aumentando la già insostenibile discriminazione esistente nella distribuzione delle risorse.

Sono previsti fondi e piani straordinari per Ricercatori, ma vengono mantenuti i criteri PROPER per la distribuzione dei Punti Organico Ministeriali, aumentando le già alte differenze tra gli Atenei e di fatto penalizzando carriere e stabilizzazioni del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario. Situazioni che si protraggono ormai da troppi anni, causando aumento della precarietà e sotto-inquadramenti salariali lesivi della nostra dignità.

L’ipotesi ventilata di “buona Università”, che di fatto prevede l’"uscita dell'Università dalla Pubblica Amministrazione, è senza dubbio la manovra più pericolosa per il personale TAB e per gli Studenti. Getta gli Atenei in competizione sfrenata per accaparrarsi finanziatori privati che in comunella con Rettori e Docenti potranno aziendalizzare senza scrupoli gli Atenei. Questa ritrovata autonomia PENALIZZEREBBE il Personale TAB, TRASFORMANDOLO IN UN MERO COSTO AZIENDALE, e LIMITEREBBE ULTERIORMENTE il già mal distribuito DIRITTO ALLO STUDIO sul territorio nazionale.

E’ ora di reagire per la difesa dei diritti dei lavoratori e dei cittadini:

per dire no alla legge di stabilità. Per rivendicare rinnovi contrattuali economici con aumenti veri, per il diritto allo studio, per la tutela di tutti quei diritti che sono alla base dello stato sociale, pesantemente colpito dagli ultimi governi sottomessi alle politiche economiche imposte dall’Unione Europea.

 

 

Partecipiamo il 20 novembre alle manifestazioni indette da USB

 

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