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            <title>Rss Feed universita.usb.it</title>
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            <description>Le ultime notizie di universita.usb.it</description>
            <language>it-it</language>
            
                <copyright>Unione Sindacale di Base</copyright>
            
            <pubDate>Mon, 13 Apr 2026 19:44:25 +0200</pubDate>
            <lastBuildDate>Mon, 13 Apr 2026 19:44:25 +0200</lastBuildDate>
            
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                        <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:20:00 +0200</pubDate>
                        <title>RINNOVO CCNL ISTRUZIONE E RICERCA 2025-27   </title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/rinnovo-ccnl-istruzione-e-ricerca-2025-27-0155.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Non si risolve l’emergenza salariale con un insufficiente pagherò.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Lo scorso 11 marzo si sono aperte le trattative per il rinnovo del CCNL del Comparto “Istruzione e ricerca” per il triennio 2025/2027.</p>
<p class="text-justify">Ieri 1° aprile (che ironia!), tutti i sindacati hanno firmato una anticipazione del CCNL in cui si chiude la trattativa per la sola parte economica (stipendio tabellare e indennità di ateneo) in tempi brevi rinviando al proseguo della stessa, in tempi successivi, la disciplina della parte normativa.</p>
<p class="text-justify">Al netto delle osservazioni più volte sollevate da USB sulla insufficienza delle risorse stanziate che non colmano il divario delle retribuzioni del comparto in generale, e più specificamente del settore Università, rispetto agli altri comparti del pubblico impiego, ci troviamo di fronte ad una trattativa fotocopia di quella appena conclusasi lo scorso dicembre.&nbsp; È la conferma della difficoltà di tenuta del cosiddetto “Compartone” che ha dato – e continua a dare! – una pessima prova di sé fin dai suoi esordi.</p>
<p class="text-justify">Calato nel contesto di una generale persistente emergenza salariale, con pesanti conseguenze in termini di tenuta dei redditi e del potere d’acquisto, si insegue a fatica l’elemento economico, secondo la linea del “meglio poco, ma subito” finendo col rinviare ancora una volta la disciplina degli istituti normativi che regolano il rapporto di lavoro.</p>
<p class="text-justify">Le rappresentanze sindacali si trovano così a barcamenarsi schizofrenicamente in un sistema di relazioni sindacali che non può definirsi altrimenti se non “emergenziale”. Fatto che finisce col certificarne una condizione di sostanziale impotenza a fronte delle anemiche iniziative governative a favore del Comparto.</p>
<p class="text-justify">Firmare oggi quel che non si è firmato ieri, o avantieri, sapendo che si tratta esattamente della stessa cosa, crediamo sia una delle manifestazioni più eloquenti della perdita di un’autonoma capacità di iniziativa da parte delle Organizzazioni sindacali chiamate ad una sorta di “concertazione” dell’austerità salariale ribattezzata, all’occorrenza, “collaborazione”.</p>
<p class="text-justify">Il dato storico relativo agli ultimi tre rinnovi contrattuali, anche al netto delle fantasiose trovate governative come “anticipo degli arretrati” (dicembre 2022) o “incrementi della indennità di vacanza contrattuale (IVC)” (dicembre 2023, poi riassorbita negli incrementi contrattuali a gennaio 2025 col rinnovo 2022/24), ci restituiscono una situazione impietosa del Comparto: nessun recupero del potere d’acquisto dovuto all’inflazione, nessuna disciplina di importanti istituti concernenti il rapporto di lavoro con un continuo rimando al “prosieguo della trattativa”, nonché intere parti stralciate e demandate ad altre sequenze come il profilo del tecnologo e il tema del personale delle AOU.</p>
<p class="text-justify">Un aspetto inaccettabile di questa concertazione è che si cerca di acquisire il consenso dei lavoratori e lavoratrici con l’affermazione che le risorse destinate a questo rinnovo contrattuale “<em>sono in linea con l’inflazione prevista nel triennio 2025-2027</em>”. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> <strong>Si sorvola, però, sul fatto che</strong> <strong>l’inflazione programmata per questo triennio</strong> <strong>non consente il recupero della notevole perdita di acquisto accumulata negli ultimi rinnovi contrattuali e tanto più la perdita che si preannuncia per questo triennio </strong>perché:&nbsp;&nbsp;</p><ol> 	<li class="text-justify">l’inflazione programmata, presa come riferimento per i rinnovi contrattuali, non corrisponde a quella reale (<em>invitiamo alla lettura</em>: <a href="https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/attenti-allipca-1227.html#:~:text=salari%20in%20base%20all'IPCA%2DNEI%2C%20preannunciando%20un%20aumento,di%20fronte%20ad%20una%20perdita%20oggettiva%20di" target="_blank"><em>Attenti all’IPCA!</em></a>),</li> 	<li class="text-justify">&nbsp;permane la perdita del potere di acquisto dei salari a fronte di una inflazione reale che dal 2022 a gennaio 2025 ha già raggiunto circa il 18% e non il 12% come sostenuto dai sindacati firmatari;</li> 	<li class="text-justify">l’inflazione essendo programmata, e bloccata &nbsp;per effetto di questo accordo, non potrà tener conto degli effetti della nuova crisi finanziaria, alimentata dai conflitti in corso nel Medio Oriente e dall’instabilità dei mercati energetici,&nbsp;che sicuramente causerà una inflazione superiore alle previsioni, come già emerso nei primi mesi del 2026.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</li> </ol><p class="text-justify">Infine, in qualche modo si è cercato di porre rimedio all’inadeguatezza delle risorse finalizzandole tutte all’ incremento degli stipendi tabellari. È bene evidenziare che con tale soluzione - anche per il rinnovo 2025-27 - non sono previsti stanziamenti per l’incremento delle risorse stabili del fondo accessorio con cui si finanziano i passaggi economici nelle aree e alcuni istituti contrattuali fissi e ricorrenti. &nbsp;Quindi altro che valutazione e riconoscimento delle professionalità!&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Ci sarà solo terreno fertile per ulteriore sperequazione tra il personale.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Come USB crediamo:</p><ul> 	<li class="text-justify">che siano i lavoratori i giusti destinatari di quelle risorse che invece stanno andando a finanziare le fabbriche di armi e morte;</li> 	<li class="text-justify">che siano necessarie iniziative che riformino il modello contrattuale e il sistema delle relazioni sindacali, a partire dalla rivisitazione del Comparto che così com’è non è in grado di dare risposte adeguate a lavoratrici e a lavoratori;</li> 	<li class="text-justify">che le condizioni di lavoro non potranno mai raggiungere livelli dignitosi se le organizzazioni sindacali trattanti continueranno ad allinearsi alle politiche sui redditi del governo di turno, peraltro, senza opporre la minima resistenza.</li> </ul><p><strong>USB PI - Università</strong></p>
<p><strong>Invitiamo alla lettura del comunicato di USB Pubblico Impiego:&nbsp;►&nbsp;&nbsp;</strong><strong><a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/rinnovo-ccnl-istruzione-e-ricerca-una-firma-frettolosa-che-non-tutela-i-salari-1518.html" target="_blank" rel="noreferrer nofollow noopener">Rinnovo CCNL Istruzione e Ricerca: una firma frettolosa, che non tutela i salari</a></strong><strong><strong><a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/rinnovo-ccnl-istruzione-e-ricerca-una-firma-frettolosa-che-non-tutela-i-salari-1518.html" target="_blank" rel="noreferrer nofollow noopener">&nbsp;</a></strong>&nbsp; &nbsp;&nbsp;</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 11 Mar 2026 09:15:00 +0100</pubDate>
                        <title>All’ARAN parte il rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/allaran-parte-il-rinnovo-del-ccnl-istruzione-e-ricerca-0125.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>L&#039;ARAN ha convocato per oggi 11 marzo 2026 le organizzazioni sindacali per l&#039;apertura delle trattative relative al rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca per il triennio 2025-2027.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Con stupore abbiamo letto la soddisfazione del presidente dell’Aran per aver aperto il 3 dicembre scorso il primo tavolo per il settore Funzioni centrali, considerando un elemento positivo contrattare per la prima volta il periodo 2025-2027 all’inizio del triennio di riferimento e non a fine percorso. Altro elemento di soddisfazione era dato dallo stanziamento nel Bilancio 2026 dello Stato delle risorse finanziarie destinate al rinnovo dei contratti collettivi di lavoro di questo triennio per il personale delle amministrazioni pubbliche.&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Secondo USB non serve al personale dell’Università avere i rinnovi dei CCNL tempestivi e falsamente “efficienti” se poi di fatto sono soltanto la copia dei precedenti con aumenti contrattuali già predefiniti in base a una inflazione “programmata”. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;<br /> Stime inflattive che, di fatto, stanno già saltando a causa di una nuova crisi finanziaria dovuta alle recenti tensioni internazionali e allo scoppio di diversi fronti di guerra che potrebbero espandersi ai paesi europei.</p>
<p class="text-justify">Vendono illusioni e stanno prendendo in giro i lavoratori e le lavoratrici: i cosiddetti “aumenti contrattuali” rischiano concretamente di essere al di sotto dell’inflazione e, in ogni caso, non consentiranno di recuperare quanto perso nei precedenti rinnovi e nel triennio 2022/2024 (il 12% del potere di acquisto degli stipendi&nbsp;a fronte di una inflazione reale del 18% stimata al 2024).&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify"><strong>Da una parte, il Governo ha già definito e blindato il perimetro entro cui muoversi, dall'altra parte non ha posto limiti e perimetri per le risorse da destinare al riarmo ed è possibile andare anche in deroga al patto di stabilità. È una contrapposizione che il Sindacato non può accettare!</strong></p>
<p class="text-justify">L'obiettivo prioritario del rinnovo contrattuale è la tutela delle retribuzioni del personale tecnico amministrativo e bibliotecario dell'università e il recupero del potere d'acquisto dei salari.</p>
<p class="text-justify"><u>Queste le proposte di USB per il rinnovo del contratto</u>:</p><ul> 	<li class="text-justify">Stanziamento di risorse adeguate al rinnovo del CCNL 2025–2027</li> 	<li class="text-justify">Abolizione del tetto del fondo accessorio</li> 	<li class="text-justify">Finanziamento delle indennità organizzative degli atenei con fondi diversi dal fondo accessorio</li> 	<li>“Premialità” per tutti, non solo per una parte del personale tecnico amministrativo e bibliotecario, sulla base della performance collettiva</li> 	<li>Aumento del buono pasto adeguandolo all’inflazione, con riconoscimento anche in smart-working</li> 	<li class="text-justify">Proroga delle modalità di avanzamento di carriera, in deroga ai titoli di studio</li> 	<li class="text-justify">Semplificazione delle procedure per l’attribuzione dei differenziali economici</li> 	<li class="text-justify">Garanzia delle risorse per il welfare attingendo a&nbsp;fondi di bilancio</li> 	<li class="text-justify">Riduzione dell’orario di lavoro settimanale a 35 ore a parità di stipendio</li> 	<li class="text-justify">Rafforzamento delle relazioni sindacali, riportando alla contrattazione le materie sottratte</li> </ul><p class="text-justify">Al di là di come andranno le trattative al tavolo ARAN, le conseguenze delle scelte politiche di questo Governo per il nostro comparto, come più in generale per l’intero mondo del lavoro in Italia, si confermano ancora una volta pesantissime: congelamento salariale e caduta del potere d’acquisto, inibizione dei percorsi di crescita professionale, incremento dei carichi di lavoro, introduzione di modelli di razionalizzazione e organizzazione del lavoro sempre più “tecnologizzati”, allungamento del tempo di lavoro, diffusione della precarietà, reiterazione di un sistema di relazioni sindacali che relega le rappresentanze del lavoro in una condizione di piatta subalternità.</p>
<p class="text-justify">Il tutto con il chiaro obbiettivo di ridurre sempre più l’efficienza delle Università. Perché Atenei inefficienti possono essere chiusi e il diritto all’istruzione pubblica può essere limitato.</p>
<p class="text-justify">IL Governo non ha alcuna intenzione di introdurre azioni che possano riparare a questo stato di cose. Anzi, unitamente alla forte precarizzazione e al continuo definanziamento degli atenei, le proposte di aumenti percentuali ridicoli esasperano queste situazioni.</p>
<p class="text-justify"><strong>Come USB Università chiediamo e pretendiamo per il personale dell’Università aumenti salariali veri e chiama i lavoratori e le lavoratrici alla mobilitazione contro le politiche antisociali e antidemocratiche del Governo.</strong></p>
<p><strong>Basta con i sacrifici imposti in nome del profitto e della guerra!</strong></p>
<h3 class="text-center"><strong>MANIFESTAZIONE NAZIONALE<br /> 14 marzo a Roma, ore 14:00, P.zza della Repubblica</strong></h3>
<p><strong>USB PI - Università</strong></p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                    <item>
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                        <pubDate>Sun, 08 Mar 2026 22:15:00 +0100</pubDate>
                        <title>USB dice NO al Referendum per la riforma della magistratura</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/usb-dice-no-al-referendum-per-la-riforma-della-magistratura-0024.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>La partita che si giocherà con il referendum del 22 e 23 marzo non riguarda solo la magistratura, tocca i diritti di tutti noi lavoratori e cittadini. È parte del processo riformatore messo in atto dal Governo teso all’autoritarismo, limitando le libertà democratiche e concentrando il potere.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<h4 class="text-center"><strong>A noi cittadini e lavoratori conviene un magistrato sottoposto alla politica, sottoposto al governo di turno come era durante il periodo fascista?</strong></h4>
<h1 class="text-center"><strong>NO! &nbsp;Per questo VOTA NO.&nbsp;</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</h1>
<p class="text-justify">Le ripetute dichiarazioni pubbliche di esponenti dell’attuale Governo, a cominciare da quelle del Ministro della Giustizia Nordio secondo il quale solo i magistrati giudici (e non i magistrati PM – Pubblici Ministeri) sarebbero sottoposti esclusivamente alla legge, ci dicono molto della direzione di marcia del Governo Meloni in tema di magistratura.</p>
<p class="text-justify">Il Governo ci sta dicendo che - dopo aver incassato l’eventuale vittoria del SI’ al referendum - utilizzerà quel risultato come lasciapassare del popolo sovrano per cambiare le norme sull’ordinamento giudiziario (norme ordinarie, non costituzionali).</p>
<p class="text-justify"><strong>L’obiettivo del governo Meloni non è migliorare l’efficienza, i tempi e il funzionamento della giustizia, che chiedono tutti i cittadini, bensì condizionare la magistratura alla volontà del governo di turno</strong> (com’era previsto, fra l’altro, anche nel programma della loggia massonica P2 di Licio Gelli). In tutti i paesi del mondo dove le carriere sono separate, i PM sono sottoposti al Governo.</p>
<p class="text-justify"><strong>L’obiettivo è disarmare i magistrati PM, controllarli <em>de facto</em>.</strong> A lor signori basterà mettere in pratica la riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022) che ha introdotto la possibilità di prevedere, con leggi ordinarie, criteri generali di priorità predeterminati per l'azione penale, vincolando i Procuratori della Repubblica a rispettarli nell'esercizio dell'azione penale.</p>
<p class="text-justify">Con tanti saluti all’obbligatorietà dell’azione penale e senza bisogno di modifiche ulteriori alla Costituzione.</p>
<h5 class="text-justify"><strong>Se come noi pensate che non ci devono essere santuari sottratti al controllo di legalità costituzionale, se come noi ritenete che anche il potere politico debba venir controllato per evitare che diventi un potere illiberale e senza limiti, non potete aver dubbi: VOTATE NO!</strong></h5>
<p class="text-justify">Il NO alla riforma è a difesa del diritto all’imparzialità della legge. Un diritto della persona previsto dalla Costituzione.</p>
<p class="text-justify">Ricorda: ogni governo illiberale ha bisogno di un nemico per sopravvivere e promuovere il consenso.&nbsp;<br /> Gli immigrati, i magistrati, i controlli, la Corte dei Conti, i lavoratori che protestano, i cittadini che manifestano per la pace e per il popolo palestinese, i sindacati… diventano altrettanti nemici da combattere!</p>
<p class="text-justify"><strong>USB chiama tutti e tutte a scendere di nuovo in piazza il 14 marzo per una grande manifestazione che deve ribadire il NO SOCIALE al Governo Meloni per fermare la deriva autoritaria e prima che riescano a mettere le mani anche sulla magistratura e, poi, sul sistema elettorale. Dopo sarà tardi.</strong></p>
<h4 class="text-center"><strong>14 marzo MANIFESTAZIONE NAZIONALE a Roma, ore 14:00, P.zza della Repubblica</strong></h4>
<p><strong>USB PI – Università</strong></p>
<h5><strong>Invitiamo a leggere ⇒</strong>&nbsp;&nbsp;<a href="https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/usb-pi-per-difendere-la-funzione-sociale-dello-stato-votiamo-no-al-referendum-del-22-e-23-marzo-1411-1.html" target="_blank">USB PI, per difendere la funzione sociale dello Stato: votiamo no al Referendum del 22 e 23 marzo</a></h5>]]></content:encoded>
			
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			</item>
                
                    <item>
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                        <pubDate>Sun, 01 Feb 2026 20:45:08 +0100</pubDate>
                        <title>Rinnovo CCNL: con il cedolino di gennaio il primo aumento di stipendio. Ma  il personale non se n’è accorto!</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/rinnovo-ccnl-con-il-cedolino-di-gennaio-il-primo-aumento-di-stipendio-ma-il-personale-non-se-ne-accorto-2051.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify"><strong>Il cedolino che abbiamo ricevuto a gennaio ha spento ogni retorica ed ogni proclamo trionfalistico a cui abbiamo dovuto assistere, da parte del Presidente dell’Aran e dei sindacati firmatari, mettendo a nudo la cruda realtà: l’aumento dello stipendio sono delle briciole. &nbsp;&nbsp; &nbsp;</strong><br /> <a href="https://universita.usb.it/leggi-notizia/firmato-il-rinnovo-ccnl-istruzione-e-ricerca-2022-2024-0020.html" target="_blank"><strong>Come USB lo abbiamo sempre detto e denunciato, ora è evidente a tutti e tutte</strong></a>.</p>
<p class="text-justify">&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Il CCNL firmato il 23/12/2025 per l’Università non ha portato benefici né dal punto di vista economico, né dal punto di vista normativo, visto che questa parte non è stata minimamente aggiornata: unica novità la proroga delle Progressioni economiche verticali (PEV) in deroga al titolo di studio, a dicembre 2026.</p>
<p class="text-justify">Si tratta di un rinnovo che si conferma incapace di affrontare i nodi fondamentali di un sistema complesso come quello del “compartone” (Scuola, Università e Ricerca) che vede coinvolte una molteplicità di figure professionali costrette a condividere un modello contrattuale strutturalmente concepito più come elemento complementare di politiche centralistiche restrittive, in particolare sul piano salariale, che espressione dell’autonomia negoziale delle parti e di fondamentale leva delle politiche per il personale dei diversi settori coinvolti.</p>
<p class="text-justify">Le code contrattuali, le difficoltà a chiudere sugli istituti normativi congiuntamente ai trattamenti economici ci restituiscono un quadro desolante a dispetto dei continui proclami su modernizzazione, semplificazione, e l’immancabile malinteso merito cui oggi si accompagna anche l’attrattività, dopo che per svariati lustri si è ridotto il lavoro pubblico all’osso.</p>
<p class="text-justify">A peggiorare il quadro così delineato dalle persistenti ansie riformiste dei legislatori di turno è il ruolo di comprimari, quando non di meri gregari, cui sono state relegate le Organizzazioni sindacali da un modello contrattuale che ha imposto un sistema di relazioni sindacali compresso, significativamente depotenziato, e dannoso per lavoratori e lavoratrici.<br /> Persino chi si è accomodato senza batter ciglio sa bene cosa significhi condurre una contrattazione decentrata con questo sistema di regole, per altro in assenza di risorse economiche. Con il rinnovo contrattuale i lavoratori hanno perso il 12% del potere di acquisto degli stipendi&nbsp;a fronte di una inflazione reale del 18%, giacché con l'ultimo CCNL l'aumento è stato del solo 5,76%.&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify"><strong>Il CCNL 2022/2024 è stata una delusione? </strong><strong>Ma chi lo ha firmato ha promesso di recuperare con il CCNL 2025/2027. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Una grande bufala neppure troppo nascosta</strong>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Perché i rinnovi contrattuali fino al 2029 sono strettamente legati ai vincoli di spesa imposti dalla politica economico-finanziaria nazionale (Piano Strutturale di Bilancio di Medio Termine (PSB) 2025‑2029, approvato dal Governo il 27 settembre 2024, approfondimeno in allegato).&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Una politica finanziaria che USB definisce “di guerra” perché il governo ha scelto di dirottare i fondi al riarmo, questi sì senza limiti e restrizioni in deroga al patto di stabilità, tagliando risorse alle spese sociali, al lavoro, alla sanità e all’istruzione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify"><strong>Per le armi i soldi si trovano sempre, per aumentare i nostri stipendi e la spesa sociale i soldi non si trovano mai!</strong></p>
<p class="text-justify">USB chiede una svolta: più investimenti, più tutele e maggiore valorizzazione del personale pubblico, affinché il contratto torni a essere uno strumento di equità sociale.</p>
<p class="text-justify">Di fronte a un sistema che considera i dipendenti pubblici soltanto come un costo da limare, e non come una risorsa da valorizzare, diventa fondamentale riconoscere la portata del problema e rompere la narrazione rassicurante dei “recuperi futuri” che non troveranno mai spazio nei numeri già scritti nero su bianco.</p>
<p class="text-justify">Per questo USB continuerà a denunciare senza ambiguità questa impostura politica e a mobilitare affinché i lavoratori non siano costretti ad accettare contratti al ribasso, mascherati da rinnovi formali.</p>
<p class="text-justify">E’ il momento di fare delle scelte, perché la lotta paga: <a href="https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/pnrr-giustizia-oltre-novemila-stabilizzazioni-un-risultato-straordinario-ottenuto-con-la-lotta-di-lavoratrici-e-lavoratori-ma-non-intendiamo-fermarci-nessuno-deve-andare-a-casa-2032.html" target="_blank"><strong>la mobilitazione di USB con i precari e precarie del PNNR Giustizia ha portato a uno straordinario risultato: più di 9.000 stabilizzazioni!</strong></a><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </strong><br /> È il momento di pretendere una vera inversione di rotta: più investimenti, più tutele, più rispetto per chi ogni giorno garantisce il funzionamento dei servizi pubblici. Solo così il contratto potrà tornare a essere uno strumento di equità sociale, e non l’ennesima promessa disattesa.</p>
<p>USB PI - Università</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> &nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <guid isPermaLink="false">news-154415</guid>
                        <pubDate>Wed, 14 Jan 2026 21:46:00 +0100</pubDate>
                        <title>PRENDERE POSIZIONE SULLA CONTRORIFORMA DELLA GIUSTIZIA</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/controriforma-della-giustizia-2252.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>Sostenere la raccolta firme per il referendum costituzionale promosso da 15 cittadini.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify"><strong>In questi giorni è in corso la raccolta firme a sostegno del referendum costituzionale per dire NO alla controriforma della giustizia voluta dall'attuale Governo.</strong></p>
<p class="text-justify">Come sapete, il referendum (già chiesto dalla maggioranza parlamentare promotrice del Comitato per il SÍ a sostegno del Governo) si svolgerà in tempi ravvicinati.</p>
<p class="text-justify">Lo scopo dell'opposto comitato “governativo” per il SÍ è quello di velocizzare i tempi così da rendere più difficile un ampio dibattito pubblico sull’importante tema, cogliere l’attuale vento contro la magistratura e capitalizzare il risultato in chiave politica per sostenere l’attuale governo.</p>
<p class="text-justify">Nelle intenzioni del governo la modifica costituzionale che investe la giustizia è parte di un attacco su più fronti contro l’attuale assetto costituzionale così da promuovere un’ulteriore virata verso un governo dell’uomo\donna solo\sola al comando.</p>
<p class="text-justify">In buona sostanza, una deriva autoritaria praticata, però, a piccole dosi per il tramite di diverse controriforme (giustizia, Corte dei Conti, decreti sicurezza, attacchi alle libertà sindacali, censura sulle opinioni dissenzienti su Palestina, Ucraina, riarmo, i tagli allo stato sociale a danno dei lavoratori e delle loro famiglie e così via).</p>
<p class="text-justify">Per contrastare il suddetto progetto è importante consentire un coinvolgimento ampio e diffuso, una partecipazione popolare anche al tema della giustizia (conoscere per deliberare).</p>
<p class="text-justify">Per questo &lt;USB Università di Trieste&gt; invita tutte e tutti voi a prendere&nbsp;posizione&nbsp;<u>contro</u>&nbsp;la riforma voluta dal Governo partecipando alla&nbsp;<strong>raccolta firma</strong>&nbsp;a sostegno del referendum costituzionale promosso da un Comitato composto da 15 cittadini costituitosi a sostegno del&nbsp;<strong>NO</strong>.</p>
<p class="text-justify">Fra i componenti del Comitato anche l’avvocato giuslavorista Enrico Guglielmi che così spiega l’iniziativa all’agenzia di stampa AdnKronos:&nbsp;<br /> il fatto che il referendum sia chiesto grazie all'iniziativa di 15 cittadini cambia radicalmente l'approccio alla consultazione: “Nel caso del referendum ordinario - spiega - c'è un potere legislativo che emette una legge e mezzo milione di cittadini che ne chiedono l'abrogazione, ci sono subito due schieramenti ben definiti”. Nel caso del&nbsp;<strong>referendum costituzionale confermativo</strong>, continua, “può essere lo stesso potere legislativo a chiedere la conferma - e quindi i cittadini sono chiamati alle urne per concessione del potere legislativo”.</p>
<p class="text-justify"><strong>C’è però un’altra possibilità: quella che sia lo stesso popolo, esercitando un proprio diritto di cittadinanza, a chiederlo</strong>. Questa cosa “cambia tutto - conclude l’avvocato Guglielmi, portavoce dei quindici cittadini -&nbsp;<strong>si va alle urne, ma con un motivo, un percorso diverso e anche una data diversa</strong>”.</p>
<p class="text-justify">Infatti, scopo di questa raccolta firme è anche quella di consentire un più ampio dibattito sull’argomento, evitare che il referendum costituzionale si svolga in tempi ristretti, incompatibili con un confronto aperto a tutta la società civile, a tutti i lavoratori, a tutto il popolo.</p>
<p class="text-justify">La sottoscrizione avviene tramite credenziali di identità digitale direttamente sul sito del Ministero della giustizia all’indirizzo che segue (<strong>Codice ID dell’iniziativa</strong>:&nbsp;<strong>5400034</strong>):</p>
<p><strong><u><a href="https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034" target="_blank" rel="noreferrer">https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034</a></u></strong></p>
<p>USB Unione sindacale di base&nbsp; Pubblico Impiego – Università di Trieste</p>]]></content:encoded>
			
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                        <guid isPermaLink="false">news-154172</guid>
                        <pubDate>Tue, 02 Dec 2025 16:30:00 +0100</pubDate>
                        <title>No all’accademia militare: nessun corso né a Bologna né altrove! Studenti, lavoratori e docenti rifiutano l’elmetto: noi non ci arruoliamo</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/no-allaccademia-militare-nessun-corso-ne-a-bologna-ne-altrove-studenti-lavoratori-e-docenti-rifiutano-lelmetto-noi-non-ci-arruoliamo-2215.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">L’accordo bocciato da studenti, docenti e lavoratori del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna si deve fare: questa la linea secca del Governo e della Ministra Bernini dopo la vittoria il mese passato della mobilitazione di studenti insieme a docenti e personale TAB contro la proposta di creare un corso ad hoc ed esclusivo per 15 cadetti dell’Accademia militare di Modena, che ha poi scatenato l'ira mediatica del&nbsp; Governo.</p>
<p class="text-justify">Non più di un mese fa, il Ministero dell’Istruzione <u>annullava il corso per docenti</u> dal titolo “4 novembre la scuola non si arruola” organizzato da Cestes-Proteo e Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università <u>perché estraneo agli ambiti formativi</u> riconducibili alle competenze professionali dei docenti.</p>
<p class="text-justify">Oggi, il Governo, mentre contempla l’ipotesi del ritorno della leva militare, <u>impone</u> dall’alto <u>un corso di laurea (non aperto a tutti ma <strong>riservato agli allievi ufficiali) </strong>che</u> dalle risultanze <u>si discostava dalla didattica tradizional</u>e virando su filosofia strategica e contemplando addirittura l'apprendimento di tecniche di persuasione.</p>
<p class="text-justify">È evidente che il Governo Meloni interpreta le istituzioni come una proprietà privata da utilizzare a proprio piacimento, spesso in modo improprio.</p>
<p class="text-justify">E così la Meloni definisce inaccettabile la decisione del dipartimento bolognese, dando il là alla Ministra Bernini che, in attesa di procedere ad una riforma degli atenei che elimina gli ultimi elementi democratici rimasti, minaccia con fare autoritario di cancellare una decisione legittimamente presa dalla comunità accademica tutta del Dipartimento di Filosofia dell’Unibo.</p>
<p class="text-justify">Se c’è già chi cede all’arroganza del Ministro e del Governo come il Rettore Molari, lavoratori e studenti dell’Università non sono disponibili ad indossare l’elmetto. Coerentemente con lo spirito delle mobilitazioni che hanno animato i mesi di settembre e ottobre e che hanno riempito nuovamente le piazze nello sciopero generale del 28 novembre e nella manifestazione nazionale del 29 novembre a Roma non possiamo che rispondere a tono: se ci vogliono mettere l’elmetto, gettiamolo a terra da Bologna a Modena e in tutta Italia.</p>
<p class="text-justify">La saldatura della lotta di docenti, studenti e lavoratori uniti, costruita in questi anni di mobilitazione, ha prodotto importanti vittorie e avanzamenti sul piano del boicottaggio accademico (proprio come quella della bocciatura di tale corso) e ha fatto breccia in un modello universitario completamente indirizzato verso gli interessi di una classe dirigente guerrafondaia e complice del genocidio in Palestina: in questo senso l’alleanza e la mobilitazione devono proseguire contro i processi di militarizzazione degli atenei e il rilancio delle politiche di riarmo da parte del Governo Meloni sull’onda delle imposizioni della NATO e dell’UE.</p>
<p class="text-justify">Nello scontro che si sta producendo ci sono in gioco la democrazia negli atenei, il ruolo e la funzione dell’Università, l’autonomia delle istituzioni rispetto ai diktat governativi e, più in generale, la deriva bellica sempre più netta che sta prendendo il nostro Paese.</p>
<p class="text-center"><strong>MOBILITARSI è UN DOVERE!</strong></p>
<p><strong>PRESIDI 3 DICEMBRE | </strong>ORE 11:00</p><ul> 	<li>UNIVERSITÀ DI BOLOGNA - RETTORATO, VIA ZAMBONI 33</li> 	<li>UNIVERSITÀ DI MODENA – BIBLIOTECA SCIENITIFICA INTERDIPARTIMENTALE, VIA GIUSEPPE CAMPI 213/C</li> 	<li>ROMA - MINISTERO DELL’UNIVERSITÀ E RICERCA</li> </ul><p><strong>CONVEGNO NAZIONALE</strong> <strong>17 DICEMBRE</strong> a ROMA: <strong>LA RICERCA RIFIUTA L’ELMETTO </strong></p>
<p><strong>USB Pubblico Impiego – Università&nbsp;&nbsp;</strong><br /> <strong>Cambiare Rotta&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 25 Nov 2025 21:31:00 +0100</pubDate>
                        <title>CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA GIU’ LE ARMI, SU I SALARI </title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/contro-leconomia-di-guerra-giu-le-armi-su-i-salari-0338.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>28 novembre SCIOPERO GENERALE -  29 novembre MANIFESTAZIONE NAZIONALE a Roma.   USB ha chiamato tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori del pubblico e del privato allo sciopero generale per il 28 novembre 2025 contro la Legge di Bilancio del Governo Meloni e le politiche antisociali e di austerità, mentre i profitti crescono e la povertà dilaga. </description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Il governo ha approvato una manovra finanziaria di guerra che congela i salari anche del pubblico impiego, non recupera l’inflazione, aumenta la spesa militare e regala miliardi di euro a banche, imprese e rendite da capitale.</p>
<p class="text-justify"><strong>I prezzi continuano a salire, gli stipendi perdono il loro potere d’acquisto e le pensioni restano ferme</strong>. &nbsp;Si lavora di più, si guadagna di meno e si vive peggio, si tolgono i diritti: il diritto alla salute, il diritto a un salario dignitoso, il diritto alla pensione e il diritto all’istruzione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> I recenti rinnovi contrattuali nel pubblico impiego hanno visto aumenti di stipendio irrisori: l’ipotesi del CCNL 2022-2024 comparto Istruzione e Ricerca è stata firmata accettando un aumento medio lordo di 40 Euro! Una miseria a fronte della pesante caduta del potere d’acquisto dei salari.</p>
<p class="text-justify"><strong>La manovra finanziaria 2026 accentuerà le disuguaglianze</strong>: la misura propagandata a sostegno del cosiddetto “ceto medio” è un <a href="https://areastampa.usb.it/leggi-notizia/le-ipocrisie-della-riforma-dellirpef-1542.html" target="_blank" rel="noreferrer"><strong><em>bluff</em></strong><strong>.</strong></a>&nbsp; La riduzione di due punti del secondo scaglione dell’Irpef (dal 35% al 33%),&nbsp; andrà a vantaggio per l’85% a chi percepisce stipendi più alti, mentre al ceto medio andrà soltanto il 15% &nbsp;(rapporti Istat e Banca d’Italia).</p>
<p class="text-justify"><strong>Si riversano miliardi di euro sulle spese militari</strong>, mentre prosegue lo smantellamento dello stato sociale in una società sfibrata da decenni di svalutazione del lavoro e politiche di austerità salariale,.</p>
<p class="text-justify"><strong>Ci dicevano che non c’erano i soldi per la spesa pubblica: mentivano</strong>. Per sostenere l’economia di guerra e l’industria bellica i soldi sono stati trovati andando in deroga al patto di stabilità. Nel solo 2025 la spesa militare italiana, secondo il bilancio del Ministero della Difesa, sarà di circa 32 miliardi, con un aumento di circa 2 miliardi rispetto al 2024 ed un aumento generale del 60% negli ultimi dieci anni. Un vero e proprio record storico da non considerare come una tantum, ma strutturale perché per i prossimi anni il nostro Paese continuerà a contribuire al programma europeo guerrafondaio. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify"><strong>Questa non è crisi: è una scelta politica, e chi la paga sono sempre i lavoratori e le lavoratrici.</strong></p>
<p class="text-justify">USB rifiuta queste logiche politiche: la nostra sicurezza è il lavoro, la pace, i diritti sociali, non le bombe né i carri armati.</p>
<h4 class="text-center"><strong>USB DICE BASTA: VOGLIAMO PIU’ SALARIO E DIRITTI</strong></h4>
<p class="text-justify">Lo sciopero generale del 28 novembre darà sostegno e visibilità e quindi forza alla<strong> manifestazione del 29 novembre a Roma per la</strong> <strong>Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese. &nbsp;&nbsp; </strong></p>
<p class="text-justify"><strong><u>I due appuntamenti si sostengono a vicenda.</u></strong></p>
<p class="text-justify">La giornata del 29 novembre è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1977 per commemorare la risoluzione 1818 dell’Assemblea Generale dell’ONU del 1947 che<strong> </strong>propose la partizione della Palestina in uno stato ebraico e uno stato arabo, con Gerusalemme come zona internazionale.</p>
<h4 class="text-center"><strong>Bloccare tutto per cambiare tutto.</strong></h4>
<h4 class="text-center"><strong>Perché se non cambiamo il modello, non cambierà mai la società.</strong></h4>
<p class="text-justify">.Appuntamenti:</p><ul> 	<li class="text-justify"><strong>28 novembre – manifestazioni locali consulta questo </strong><a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/il-28-novembre-sara-un-grande-sciopero-generale-contro-la-finanziaria-di-guerra-decine-di-piazze-verso-la-manifestazione-nazionale-del-29-a-roma-1143.html" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>link</strong></a></li> 	<li class="text-justify"><strong>29 novembre – Roma manifestazione nazionale ore 14.00 Porta San Paolo</strong></li> </ul><p class="text-justify">A questo <a href="https://areastampa.usb.it/leggi-notizia/contro-la-finanziaria-di-guerra-e-il-governo-meloni-rompere-con-israele-palestina-libera-28-novembre-sciopero-generale-29-novembre-manifestazione-nazionale-a-roma-ore-1400-porta-san-paolo-1116.html" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>link</strong></a> la piattaforma di USB contro la finanziaria di guerra</p>
<p class="text-justify">A questo <a href="https://universita.usb.it/leggi-notizia/firmato-il-rinnovo-ccnl-istruzione-e-ricerca-2022-2024-0020.html" target="_blank"><strong>link</strong></a> la piattaforma specifica di USB per l’Università</p>
<p><strong>USB PI - Università</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
                        		<enclosure url="https://universita.usb.it/fileadmin/archivio/universita/XXXXXX.png" length="509260" type="image/png"/>
                        	
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                    <item>
                        <guid isPermaLink="false">news-154021</guid>
                        <pubDate>Mon, 17 Nov 2025 21:34:00 +0100</pubDate>
                        <title>La stretta repressiva del Governo sull’Università</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/la-stretta-repressiva-del-governo-sulluniversita-0048.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>Il Governo vuole mettere le mani sull&#039;Università e decide di sacrificare la componente del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario nei CdA degli Atenei per far posto al rappresentante governativo.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">È questa una delle novità più lampanti che emerge dalla bozza del testo (<em>in allegato</em>) della riforma della governance degli Atenei, finora secretata, insieme ad altre novità volte a modificare il sistema di governance&nbsp; dell’Università.&nbsp;<br /> Un provvedimento, da clima di ventennio, che ha tutto l'aspetto di uno strumento di controllo dall'alto, oltre che di uno strumento utile a reprimere il dissenso all'interno delle comunità accademiche.</p>
<p class="text-justify">Un programma che il Governo sta mettendo in atto con diversi provvedimenti tra loro apparentemente scollegati (governance interna, sistema di reclutamento, autonomia didattica, controllo degli studenti, tagli ai finanziamenti degli atenei etc..).&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify">In questo caso, il progetto passa attraverso il potenziamento senza precedenti del ruolo del rettore:&nbsp;un monarca assoluto, con aumento della durata del suo mandato (da sei anni, già troppi, a otto), che applicherà le direttive del governo avvalendosi di consiglieri di fiducia come referenti della comunità universitaria e componenti indicati dal governo a cui si fa posto, appunto, con l’estromissione del personale tecnico amministrativo e bibliotecario dai Consigli di amministrazione.</p>
<p class="text-justify">La “comunità universitaria” è&nbsp; espressione di un&nbsp; sistema di formazione nazionale, pubblico e democratico: tutte le componenti devono continuare ad avere la possibilità di esprimere la propria voce nelle sedi decisionali.&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify"><strong>USB Università chiede che venga riconosciuto il diritto alla rappresentanza del personale nei consigli di amministrazione, per un’università realmente partecipata e per rispetto della dignità di quei lavoratori, già fortemente minata da un rinnovo del contratto irricevibile.</strong></p>
<p class="text-justify">USB Università denuncia &nbsp;questa ossessiva pulsione al controllo che aleggia sul mondo universitario; contrasterà questa riforma che diminuisce gli spazi democratici e che si inserisce nel progetto di totale opposizione al pensiero critico.</p>
<h4 class="text-center"><strong>FUORI IL GOVERNO DALL’UNIVERSITA’!</strong></h4>
<h4 class="text-center"><strong>MOBILITIAMOCI!</strong></h4>
<h4 class="text-center"><strong><a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/contro-la-finanziaria-di-guerra-e-il-governo-meloni-rompere-con-israele-palestina-libera-28-novembre-sciopero-generale-29-novembre-manifestazione-nazionale-a-roma-ore-1400-porta-san-paolo-1116.html" target="_blank" rel="noreferrer">28 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA</a>&nbsp;<br /> <a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/contro-la-finanziaria-di-guerra-e-il-governo-meloni-rompere-con-israele-palestina-libera-28-novembre-sciopero-generale-29-novembre-manifestazione-nazionale-a-roma-ore-1400-porta-san-paolo-1116.html" target="_blank" rel="noreferrer">E</a>&nbsp;<br /> <a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/contro-la-finanziaria-di-guerra-e-il-governo-meloni-rompere-con-israele-palestina-libera-28-novembre-sciopero-generale-29-novembre-manifestazione-nazionale-a-roma-ore-1400-porta-san-paolo-1116.html" target="_blank" rel="noreferrer">29 NOVEMBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA</a></strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>USB PI - Università</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <guid isPermaLink="false">news-153937</guid>
                        <pubDate>Thu, 06 Nov 2025 19:10:00 +0100</pubDate>
                        <title>Firmato il rinnovo CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/firmato-il-rinnovo-ccnl-istruzione-e-ricerca-2022-2024-0020.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>Il CCNL 2022–2024, scaduto da 1 anno, è assolutamente inadeguato. Un CCNL limitato alla parte economica, nato vecchio e con briciole di aumento. </description>
                        <content:encoded><![CDATA[<h3 class="text-center"><strong>Ci meritiamo di essere trattati così?&nbsp; USB dice NO!!</strong></h3>
<p class="text-justify">Ieri, 5 novembre, è stata siglata l’ipotesi del CCNL 2022-2024 comparto Istruzione e Ricerca da Cisl, Uil, Snals, FGU Gilda e Anief.&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Il contratto firmato prevede un&nbsp;<strong>aumento medio mensile pari al 5,78%, a fronte di una inflazione reale di quasi il 18% nel periodo 2022 - 2024,&nbsp;</strong>con<strong> </strong>una riduzione di 12% punti percentuali delle retribuzioni del Personale delle Università</p>
<p class="text-justify">Si tratta di aumenti medi lordi mensili di 130 euro, e a partire solo dall’1.01.2024 che, con l’indennità di vacanza contrattuale, sono già in gran parte nella busta paga del personale. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Un anno di aumento per un triennio contrattuale scaduto!<strong> </strong></p>
<p class="text-justify"><strong>In sostanza, con questo contratto in busta paga ci saranno in media solo 40 euro lordi!</strong><strong> </strong></p>
<p class="text-justify">Pe<strong>r USB i rinnovi contrattuali sono uno strumento di dignità</strong> che, con l’adeguamento delle retribuzioni, dovrebbe garantire ai lavoratori un trattamento normativo ed economico equo e uniforme, invece il personale dell’Università continua ad avere gli stipendi più bassi della Pubblica Amministrazione.&nbsp; Previste disparità sul piano economico pure all’interno del comparto, giacché solo per la Scuola è stabilito un compenso una tantum.</p>
<p class="text-justify">La situazione è anche peggiore di quanto appare, perché non ci stanno solo impoverendo economicamente, ma anche nei diritti.&nbsp;&nbsp;<br /> In proposito, è incomprensibile il rinvio al prossimo rinnovo della parte normativa del CCNL, fatto che certifica ancora una volta il fallimento del comparto Istruzione e Ricerca, perché è la Scuola che conta con il suo milione di dipendenti. In tutti gli altri comparti, anche in quello degli Enti Locali firmato il giorno prima, la parte giuridica è stata trattata e compresa nei contratti che, ormai, seguono uno schema uniformato. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Pertanto, Governo e Sindacati NON si sono impegnati a scrivere quelle regole, che andavano già rispettate per il rinnovo dei precedenti CCNL, e non hanno ancora affrontato il vero problema dei salari del personale dell’Università.</p>
<p class="text-justify">Questo nuovo CCNL non serve ai lavoratori e alle lavoratrici, serve solo ai politici per le loro passerelle mediatiche per alimentare una falsa narrativa per cui questo è il governo dell'efficienza e del fare.</p>
<p class="text-justify">USB dice NO a questa ipocrisia e insiste a chiedere aumenti stipendiali del 18 % in linea con l'attuale inflazione e rispetto dei diritti per i lavoratori e lavoratrici.</p>
<p class="text-justify">Al fine di ottenere le risorse necessarie a riportare i salari ad un livello dignitoso, per migliorare negli Atenei la condizione del personale, per una migliore Università pubblica, ribadiamo con forza la nostra piattaforma:&nbsp;</p><ul> 	<li class="text-justify">stanziamento di risorse adeguate per il rinnovo contrattuale a fronte di una inflazione reale quasi al 18% (aumento che dovrebbe essere di circa 360 euro mensili);</li> 	<li class="text-justify">abolizione del tetto del fondo accessorio di ateneo;</li> 	<li class="text-justify">finanziamento delle indennità organizzative degli atenei da fondi diversi dal fondo accessorio;</li> 	<li class="text-justify">eliminazione della previsione della “premialità” solo per una parte del personale tecnico amministrativo e bibliotecario, ed eliminazione della performance individuale;</li> 	<li class="text-justify">riconoscimento del buono pasto anche in smart-working;</li> 	<li class="text-justify">proroga delle modalità di avanzamento di carriera in deroga ai titoli di studio;</li> 	<li class="text-justify">semplificazione delle procedure per l’attribuzione dei differenziali economici;</li> 	<li class="text-justify">rafforzamento delle relazioni sindacali, riportando alla contrattazione le materie sottratte, facendo sì che tutti i regolamenti che riguardano le retribuzioni siano oggetto di confronto e non di informazione.</li> </ul><p class="text-justify">Le politiche di austerità dei salari del Governo a favore del riarmo e i ritardi nei rinnovi contrattuali hanno causato, con la complicità dei sindacati firmatari, la forte caduta del salario reale e dei diritti del personale dell’Università.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Riprendendo lo slogan “Blocchiamo tutto”, USB rivendica la “mobilitazione” come metodo per contrastare queste politiche di distruzione del Paese: basta lamentarsi, non seduti ai tavoli, ma scendere in piazza manifestando per chiedere condizioni di vita dignitose e non di sopravvivenza.</p>
<p class="text-justify"><a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/lo-sciopero-generale-contro-la-finanziaria-di-guerra-sara-il-28-novembre-sabato-29-manifestazione-nazionale-i-materiali-1450-1.html" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Pertanto, per costruire un nuovo futuro invitiamo i lavoratori e le lavoratrici a partecipare allo SCIOPERO GENERALE del 28 NOVEMBRE e alla manifestazione nazionale del 29 novembre a Roma contro la finanziaria di guerra.</strong></a></p>
<p><strong>USB PI – Università</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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			</item>
                
                    <item>
                        <guid isPermaLink="false">news-153879</guid>
                        <pubDate>Sat, 01 Nov 2025 20:33:48 +0100</pubDate>
                        <title>Contro la militarizzazione degli spazi formativi: il 4 novembre non si celebra, si contesta!</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/contro-la-militarizzazione-degli-spazi-formativi-il-4-novembre-non-si-celebra-si-contesta-2116.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>L’Università non è un centro di reclutamento. La formazione e la ricerca non possono essere subordinati agli interessi dell’apparato militare-industriale.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<h4 class="text-center"><strong>4 NOVEMBRE 2025 ASSEMBLEA ONLINE<br /> dalle ore 13:15 alle ore 14:15</strong></h4>
<p class="text-justify">In occasione del 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, l’Unione Sindacale di Base Università denuncia con forza la crescente militarizzazione delle università, promossa dal governo che usa la retorica patriottica per normalizzare la presenza delle forze armate nei luoghi della formazione.</p>
<p class="text-justify">Sul piano culturale, negli ultimi anni abbiamo assistito a un’inquietante escalation: soldati in aula, &nbsp;progetti in collaborazione con l’esercito e con industrie belliche.</p>
<p class="text-justify">Tutto questo rischia di trasformarsi in una forma di propaganda, dove la difesa militare viene presentata come valore assoluto in una visione del mondo basata sulla forza e sulla gerarchia, anziché sul dialogo e sulla cooperazione. E spesso, anzi sempre avviene che queste iniziative non prevedono alternative pacifiste o critiche, limitando la possibilità per studenti e docenti di esprimere visioni diverse.</p>
<p class="text-justify">Sul piano pratico, il nostro paese sta avviando una politica di aumento delle spese per il riarmo che incide sul costante definanziamento degli atenei.</p>
<p class="text-justify"><strong>Da una parte miliardi di euro destinati a nuovi armamenti per la modernizzazione delle forze armate e missioni internazionali, dall’altra una stagnazione o riduzione dei fondi per università e ricerca. &nbsp;Un disequilibrio sistemico che produce salari fermi da decenni, precarizzazione del lavoro e della ricerca, riduzione dei corsi, difficoltà di accesso agli strumenti di ricerca e di mantenimento delle strutture.</strong></p>
<p class="text-justify">Una precisa direzione politica: rafforzare l’apparato militare e di controllo, indebolendo al contempo il diritto allo studio e l'autonomia accademica. In pratica si nega lo sviluppo del pensiero critico e si reprime ogni forma di dissenso.</p>
<p class="text-justify">Il 4 novembre, invece di essere un’occasione per glorificare le armi, dovrebbe ricordarci l’orrore della guerra e il prezzo pagato da milioni di lavoratori e lavoratrici mandati al fronte per gli interessi di pochi.<br /> USB rifiuta ogni tentativo di trasformare le università in strumenti di propaganda bellica e rivendica una formazione libera, critica, antifascista e pacifista.</p>
<p class="text-justify"><strong>NO ALLA REPRESSIONE DEL DISSENSO, CONTRO IL RIARMO E L’ECONOMIA DI GUERRA!</strong></p>
<p class="text-justify">Su questi temi,<strong> </strong>USB Università invita i lavoratori e le lavoratrici<strong> all’assemblea online (fuori dell’orario di servizio)&nbsp;</strong>che si terrà<strong> martedì 4 novembre dalle ore 13:15 alle ore 14:15 </strong>su piattaforma<strong> TEAMS</strong></p>
<h3>Collegamento al seguente <strong>&gt;&gt;&gt;&gt;</strong> <a href="https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_M2I3OGI3ZmMtZWQwYi00NTY2LTk2N2EtMDUzMTZlMWQyYjEw%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%22c6328dc3-afdf-40ce-846d-326eead86d49%22%2c%22Oid%22%3a%22ca843125-57dd-4b77-aae9-4ddfc40aeb05%22%7d" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>LINK TEAMS</strong></a>&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</h3>
<p>USB PI - Università</p>
<p>► Sulla repressione del dissenso, invitiamo a leggere:&nbsp;<strong><a href="https://scuola.usb.it/leggi-notizia/il-4-novembre-la-scuola-non-si-arruola-contro-la-guerra-la-censura-e-per-la-liberta-di-insegnamento-0906.html" target="_blank">La Scuola non si arruola ....</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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			</item>
                
                    <item>
                        <guid isPermaLink="false">news-153743</guid>
                        <pubDate>Thu, 16 Oct 2025 21:18:00 +0200</pubDate>
                        <title>FUORI IL SIONISMO DALL&#039;UNIVERSITÀ!</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/fuori-il-sionismo-dalluniversita-2243.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>Il caso di un ricercatore preso di mira da sionisti e soldati dell&#039;IDF all&#039;Università di Bologna.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Oggi vogliamo denunciare un caso di censura e diffamazione che restituisce il senso dell'ingiustizia e della gravità che la complicità con Israele può comportare. La storia che vi racconteremo ha come teatro l'ateneo più antico dell'Occidente, l'Università di Bologna, che porta avanti collaborazioni con istituzioni ed enti israeliani, nonostante gli appelli e le mozioni di studenti e lavoratori dell'Ateneo.</p>
<p class="text-justify">Finora i proclami e le dichiarazioni della governance sono rimasti sulla carta e non si sono tradotti in pratica nell'interruzione degli accordi (al massimo, si limitano a non rinnovare quelli che giungono a scadenza). Ma oltre a mantenere in vita le collaborazioni con i partner israeliani,&nbsp;<strong>UNIBO aggiunge un altro tassello alla complcità col sionismo di Israele</strong>: negli ultimi tempi ha adottato una modalità con la quale asseconda le intemperanze e le pretese di un gruppo di studenti israeliani che frequentano l'Ateneo presso il DIMEVET di Ozzano dell'Emilia (Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie), dove sono quasi una trentina.&nbsp;<br /> Avviene infatti che questi studenti, che non rappresentano comunque la totalità degli studenti israeliani in UNIBO, abbiano scelto come&nbsp;<em>target&nbsp;</em>delle loro azioni diffamatorie un ricercatore, la cui&nbsp;<strong>unica “colpa” sarebbe quella di indossare una&nbsp;<em>kefiah</em></strong>.&nbsp;</p>
<p class="text-justify">La loro intolleranza nei confronti di tale indumento è così forte da portarli a chiedere al Dipartimento di vietarne l'uso. Dopo aver diffuso voci diffamanti all'interno del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie un gruppo di studentesse israeliane, non paghe, lo ha segnalato all'Amministrazione di UNIBO ed al Rettore con accuse diffamanti, che hanno portato ad un procedimento disciplinare di censura nei suoi confronti per un post critico contro Israele pubblicato sulla sua pagina personale di Facebook, solo perché dal suo profilo si evinceva che era affiliato all'Università di Bologna.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> <strong>Il messaggio via e-mail è partito da una studentessa che risulta far parte dell'IDF (<em>Israel Defense Forces</em>), l'esercito israeliano autore del genocidio in corso a Gaza, e sembra che non sia l'unica di loro a militare in quel corpo.</strong></p>
<p class="text-justify">Beh, UNIBO ha dato ragione alle studentesse israeliane sanzionando il docente con una censura scritta che gli blocca temporaneamente la carriera: è un ricercatore in&nbsp;<em>tenure track (</em>RTT), lo&nbsp;<em>step</em>&nbsp;che precede immediatamente l'assunzione come professore associato.</p>
<p class="text-justify">L'attività che questi studenti hanno messo in campo prendendo di mira questo lavoratore dell'Ateneo con una strategia di matrice sionista che - secondo un&nbsp;<em>format</em>&nbsp;oramai noto combina vittimismo, diffamazione e pressione alle massime cariche del Dipartimento e dell'Ateneo - rappresenta un segnale molto pericoloso nel mondo accademico ed un precedente che rischia di essere replicato altrove, proprio perché la<em>&nbsp;governance</em>&nbsp;lo ha assecondato.</p>
<p class="text-justify">Nell'assistere il suo iscritto, USB ha portato in difesa del lavoratore tutta una serie di elementi (dettagli nell'allegato al comunicato) che fornivano un quadro chiaro della situazione, ma la Commissione disciplinare ed il Rettore hanno preferito “non vedere” e confermare una sanzione che risuona come profondamente ingiusta, che salta a piè pari la tutela dei diritti del lavoratore.</p>
<p class="text-justify">Qualcuno pensava che il pericolo sionista potesse arrivare solo dagli accordi in ambito ricerca con potenziale&nbsp;<em>dual use</em>, mentre questa storia ci insegna come le insidie possano nascondersi anche in un semplice accordo di moblità con studenti israeliani. Già, perché quello che è emerso è che&nbsp;<strong>diversi studenti combattono nell'IDF, l'esercito genocida di Israele e fanno addirittura la spola fra le aule di UNIBO e le operazioni militari in Palestina</strong>&nbsp;ed in Medio Oriente, dove vengono chiamati come riservisti.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> <strong>Il colmo è che UNIBO, senza battere ciglio, conceda loro la possibilità di effettuare esami fuori dagli appelli ordinari</strong>, mentre nega tale possibilità ad altri studenti che sono invalidi o in condizioni svantaggiate, che hanno motivazioni più giustificabili di un genocidio.</p>
<p class="text-justify">Non smetteremo di ribadire che occorre rompere ogni complicità col sionismo di Israele.</p>
<p class="text-justify">Da parte nostra, lavoratori e studenti di UNIBO, rinnoviamo l'mpegno a mobilitarci per sensibilizzare la comunità accademica e per ripristinare un clima di giustizia e tutela per tutti in Ateneo. E insieme a&nbsp;<strong>ELSC – European Legal Support Center</strong>, con cui difendiamo il ricercatore, chiediamo che la comunità accademica si stringa in solidarietà attorno al ricercatore e respinga con determinazione gli attacchi sionisti in Ateneo e qualsiasi complicità e censura della libertà accademica.</p>
<p>“<strong>FUORI IL SIONISMO DALL'UNIVERSITÀ! STOP ALLA COMPLICITÀ CON ISRAELE!”</strong></p>
<p>USB Emilia Romagna e Cambiare Rotta Bologna</p>
<p><strong><em>USB UNIVERSITÀ&nbsp;</em></strong><em>E<strong>&nbsp;CAMBIARE ROTTA&nbsp;</strong>ADERISCONO ALLA CAMPAGNA NAZIONALE&nbsp;&nbsp;</em><br /> “<strong><em>LA CONOSCENZA NON MARCIA”</em></strong><em>&nbsp;contro la militarizzazione e l'israelizzazione dell'istruzione</em></p>
<p class="text-center">--------------------------------------------------------------------</p>
<p>&nbsp;<strong>5 QUESITI PER LA GOVERNANCE DI UNIBO</strong></p>
<p>Chiediamo alla governance dell'Ateneo di risponderci sui seguenti punti:</p><ol> 	<li>La governance di UNIBO sa che fra i banchi delle aule della nostra Università fra gli studenti siedono anche&nbsp;<strong>soldati dell'IDF</strong>, l'esercito israeliano artefice del genocidio in atto a Gaza? Cosa si intende fare nei loro confronti? Espellerli dalla nostra Università o continuare ad accoglierli nelle aule di UNIBO?</li> 	<li>Risponde al vero che alcuni studenti israeliani godono di un&nbsp;<strong>trattamento speciale</strong>&nbsp;con possibilità di svolgere esami fuori dagli appelli ordinari? In che modalità? Online oppure con appelli straordinari predisposti per loro al rientro dalle missioni militari?</li> 	<li>Una volta appurato che sono soldati, intendete procedere con una&nbsp;<strong>denuncia per chiedere alla Procura ed alle forze dell'ordine di investigare su eventuali crimini di guerra</strong>&nbsp;che possono aver commesso durante le loro missioni militari per le quali sono convocati, considerata la conferma ufficiale dell'ONU rispetto al genocidio in atto? I dati di cui è in possesso l'Ateneo sono fondamentali per ricostruire i loro spostamenti e fornire informazioni utili a chi indagherà e di certo davanti a orrendi crimini di guerra, non c'è diritto alla privacy che tenga!</li> 	<li>Quali&nbsp;<strong>forme di tutela per il lavoratore</strong>&nbsp;si intende adottare per proteggerlo e tutelarlo nell'esercizio del suo lavoro in Ateneo, a fronte dei rischi ai quali è sottoposto a seguito di questa vicenda che la governance ha contribuito ad alimentare col suo assordante silenzio e la sua ingiustificabile inerzia?</li> 	<li>Quali&nbsp;<strong>accordi e collaborazioni con i partner israeliani</strong>&nbsp;la governance ha deciso di interrompere in UNIBO?</li> </ol><p>&nbsp;</p>
<p><strong>LINK alla versione flash dell'intervista:&nbsp;&nbsp;</strong>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=oY4laVtySSE" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=oY4laVtySSE</a></strong></p>
<p><strong>LINK all'intervista completa al ricercatore:</strong>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=kO-bE-GLxVM" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=kO-bE-GLxVM</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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			</item>
                
                    <item>
                        <guid isPermaLink="false">news-153672</guid>
                        <pubDate>Wed, 08 Oct 2025 17:41:00 +0200</pubDate>
                        <title>L’accoglienza degli studenti palestinesi, per la Ministra Bernini una buona occasione per passerelle elettorali. 	</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/laccoglienza-degli-studenti-palestinesi-per-la-ministra-bernini-una-buona-occasione-per-passerelle-elettorali-della-serie-il-bue-che-dice-cornuto-allasino-1910.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>USB denuncia con fermezza l’uso improprio delle istituzioni universitarie a fini di propaganda da parte della Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, in visita a Siena il 7 ottobre</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Dopo aver partecipato all'incontro al Rettorato, per accogliere &quot;sei degli otto tra studentesse e studenti provenienti da Gaza, che proseguiranno gli studi all’Università di Siena&quot; la Ministra ha infatti chiuso un evento elettorale del proprio partito, confermando una pratica ormai abituale tra i membri di questo governo: far coincidere appuntamenti istituzionali con iniziative di campagna elettorale.</p>
<p class="text-justify">Il dubbio che la presenza della Ministra a Siena fosse motivata più dall’impegno politico che dall’accoglienza delle studentesse e degli studenti provenienti da Gaza – inizialmente prevista per il 6 ottobre e guarda caso poi spostata al 7 per farla coincidere con l’appuntamento elettorale&nbsp; – è forte e legittimo. È inaccettabile che un atto dovuto di solidarietà e cooperazione accademica venga strumentalizzato per effettuare una passerella di partito.</p>
<p class="text-justify">A testimoniare ulteriormente la distanza tra la retorica della Ministra e la realtà dei fatti va ricordato che, nel 2025, l’Università di Siena non ha potuto stanziare alcuna risorsa per accogliere nuove studentesse e nuovi studenti palestinesi, a causa della mancanza di fondi derivante dai tagli imposti dal Ministero guidato dalla stessa Bernini, che hanno colpito anche le attività di cooperazione internazionale e di sostegno al diritto allo studio. Un paradosso che smaschera la distanza tra le parole e i fatti.</p>
<p class="text-justify">La vicenda è diventata ancora più grave quando nelle ore successive alla visita la Ministra ha diffuso sui propri canali social due video costruiti con modalità comunicative sensazionalistiche e distorsive, che criminalizzano il dissenso e tentano di legittimare un potere politico che, negli stessi anni in cui gli studenti manifestano per la fine del massacro a Gaza, ha firmato accordi militari e forniture d’armi a uno Stato responsabile di un genocidio.</p>
<p class="text-justify">Un linguaggio e un approccio che nulla hanno a che vedere con la sobrietà e il rigore che dovrebbero accompagnare l’esercizio di una funzione pubblica.</p>
<p class="text-justify">Le istituzioni appartengono a tutte e a tutti, non a un governo né a una forza politica. Confondere la funzione pubblica con la propaganda mina la credibilità dello Stato e svilisce il lavoro di chi, nelle università, serve la conoscenza con serietà e dedizione.</p>
<p class="text-justify">USB PI Università ribadisce che l’università deve restare un luogo autonomo, libero e critico, non una cornice per la promozione personale o di partito.</p>
<p class="text-justify">USB PI - Università</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 06 Oct 2025 16:09:24 +0200</pubDate>
                        <title>UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE!</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/un-altro-mondo-e-possibile-1623.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Le ultime settimane hanno mostrato una Italia che vuole far sentire tutto il proprio dissenso verso quello che accade nel mondo. </description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">La Unione Sindacale di Base (USB) ha assunto, da subito, una posizione molto netta e militante di denuncia del genocidio in Palestina, della sopraffazione di un popolo ridotto alla fame e privato persino delle cure mediche. Una posizione assolutamente coerente con i principi di USB legati strettamente alla lotta per i diritti sociali in Italia e nel mondo.</p>
<p class="text-justify">Con lo slogan “<strong><em>BLOCCHIAMO TUTTO</em></strong>”, USB ha proclamato per il 22 settembre uno Sciopero Generale Nazionale <strong>per dare</strong> <strong><em>VOCE</em></strong> alle tante realtà civili, primi fra tutti gli studenti, che volevano manifestare tutto il proprio sdegno verso il colonialismo israeliano e le politiche dei Governi europei.</p>
<p class="text-justify">Lo sciopero del 3 ottobre ha confermato lo spirito del 22 settembre con uno Sciopero sociale generale che ha visto confluire, in forma orizzontale e democratica, una pluralità di soggetti.</p>
<p class="text-justify">Uno <strong>sciopero sociale</strong> che ha unificato migliaia di persone con la voglia di opporsi all’operazione di distruzione del popolo palestinese, costruita in modo scientifico dal Governo israeliano e supportata dai paesi occidentali. Una determinazione talmente forte che per giorni sono continuati i presidi, i cortei, i dibattiti in piazza.</p>
<p class="text-justify">Un fermento popolare che è esploso ancora più forte con l’arrembaggio dell’IDF alle imbarcazioni della <em>Flotilla</em> e che, nello sciopero immediato del 3 ottobre, ha riempito le piazze e le strade di decine di città e si è poi trasferito ancor più compatto nella immensa manifestazione del 4 ottobre a Roma.&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Centinaia di migliaia di persone, in strada per giorni e giorni non sono solo un gesto di umanità e solidarietà verso il popolo palestinese, ma rappresentano una grande forza umana e popolare che ha preso coscienza e ha voluto urlare contro il massacro del popolo palestinese e contro tutti i crimini di guerra. Che vuole difendere quel principio che si chiama DIRITTO alla VITA, all’autodeterminazione dei popoli calpestato sotto gli occhi complici dei governi tutti.</p>
<p class="text-justify">Tutti i popoli hanno diritto alla PACE e una Democrazia, degna di questo nome, deve garantirlo con il rispetto delle leggi nazionali ed internazionali, senza doppi standard, applicandola SEMPRE, con rappresentanti istituzionali che dovrebbero pretendere che il DIRITTO valga SEMPRE e non “fino a un certo punto” come affermato da un ministro del nostro governo.</p>
<p class="text-center"><strong><em>“Giù le armi su i salari”</em></strong></p>
<p class="text-justify">È inaccettabile che ingenti risorse economiche siano destinate alla produzione di strumenti di morte, sottraendole così al Diritto alla salute, alla casa, all’istruzione, alla cultura, alla salvaguardia dell’ambiente.</p>
<p class="text-justify">Per questo continueremo ad usare ogni mezzo disponibile affinché nelle nostre università termini ogni collaborazione con i produttori di morte e vengano ripristinate risorse per garantire il diritto allo studio per i giovani e il diritto ad un salario dignitoso per i lavoratori.</p>
<p class="text-justify">Come sosterremo <strong>l’obiezione di coscienza</strong> dei lavoratori e lavoratrici che rivendicano il diritto a non voler collaborare ad attività in contrasto con i valori di pace e di convivenza.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-center">“<strong><em>Il lavoro ripudia la guerra</em></strong>”</p>
<p><strong>USB PI – Università</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 06 Oct 2025 10:58:00 +0200</pubDate>
                        <title>Senza certificati di origine (semplicemente perché è giusto farlo)</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/senza-certificati-di-origine-semplicemente-perche-e-giusto-farlo-1605.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">La marea umana che in queste settimane, non solo il 22 settembre 2025, il 3 e 4 ottobre, ha manifestato (in larghissima parte) pacificamente lo sdegno per i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio in atto contro tutto il popolo Palestinese, non ha “certificati” di origine da esibire.</p>
<p class="text-justify">Questo movimento popolare è trasversale, si convoca dal basso e in autonomia, non è riducibile a questo o quello schieramento e si muove per questioni di principio, di ideali.</p>
<p class="text-justify">Ci sono cose che vanno fatte solo perché è giusto farle.</p>
<p class="text-justify">Questo sindacato si è reso da subito disponibile a fornire lo strumento principe del movimento dei lavoratori – lo sciopero generale nazionale –&nbsp;<strong>per consentire la più ampia partecipazione popolare.</strong></p>
<p class="text-justify"><strong>USB è parte di un più vasto ed eterogeneo movimento popolare dal basso</strong>&nbsp;che si propone di esercitare ogni pressione politica su quanti detengono responsabilità di governo affinché siano immediatamente interrotte forniture, dirette e indirette, di armi, strumenti e ricerche atte alla guerra, nonché interrotta ogni forma di collaborazione militare ed economica con lo Stato di Israele comunque idonea a consentire la prosecuzione dei documentati crimini da tempo in atto contro tutto il popolo Palestinese.</p>
<p class="text-justify">Crimini che andranno sanzionati secondo gli strumenti del diritto internazionale, senza che prevalga lo strabismo politico di chi prima guarda se l’aggressore è amico dei “valori” occidentali e poi valuta il da farsi.</p>
<p class="text-justify">Gli efferati crimini non si dimenticano sotto una spianata di resort di lusso.</p>
<p class="text-justify">USB Pubblico Impiego – Università di Trieste</p>
<p class="text-justify">Ferdinando Zebochin</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sun, 28 Sep 2025 12:30:00 +0200</pubDate>
                        <title>Lavoratori e Studenti Uniti rendono nervoso il potere.</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/lavoratori-e-studenti-uniti-rendono-nervoso-il-potere-2141.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>IL NERVOSISMO DELLA MINISTRA PER IL RISVEGLIO DEL MONDO ACCADEMICO: BERNINI NOI TI SFIDUCIAMO!
</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">L’anno accademico si è aperto sotto i peggiori auspici: agli atavici problemi che affliggono il sistema universitario italiano, di cui gli studenti sono i primi a farne le spese, si sovrappongono le posizioni irricevibili della Ministra Bernini in merito alle mobilitazioni che attraversano gli Atenei a sostegno della missione umanitaria internazionale della Global Sumud Flotilla, della Palestina e contro le complici ambiguità del Governo&nbsp; e delle nostre istituzioni nei confronti delle Stato di Israele.</p>
<p class="text-justify">Centinaia di studenti, raccogliendo l’appello dei portuali di Genova, e in accordo con lo spirito della giornata di mobilitazione del 22 settembre che ha visto confluire una moltitudine di soggetti accomunati dall’orrore per il genocidio dei gazawi, si sono uniti nella costruzione di un percorso di mobilitazione per mezzo di presidi permanenti.&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Nelle ultime ore la Ministra Bernini è intervenuta prima alla Camera dei deputati e poi nel salottino televisivo di Del Debbio dove, su sollecito del Prof. Della Loggia, è stata evocata una presunta acquiescenza dei Rettori rispetto alle mobilitazioni che agitano gli Atenei e quindi una più ferma di posizione da parte dell’esecutivo.</p>
<p class="text-justify">La derubricazione dei fermenti studenteschi a una mera questione di ordine pubblico rappresenta non solo uno dei tanti segnali di recente nervosismo che agitano gli inquilini di Palazzo Chigi, ma anche una modalità di normalizzazione in chiave autoritaria dei movimenti studenteschi tanto sul versante accademico quanto su quello giudiziario. Ci sembra inoltre che la questione di ordine pubblico sia solo il pretesto per non entrare nel merito delle istanze a cui sarebbe doveroso dare delle risposte e non ignorarle come stiamo vedendo.&nbsp;</p>
<p class="text-justify">La Ministra vorrebbe lasciare intendere che le università sono luoghi in balia di piccoli manipoli di violenti, i quali metterebbero in atto azioni tese a compromettere il diritto allo studio degli universitari nuocendo così alla sicurezza di docenti e lavoratori. Che il diritto allo studio sia stato in grande misura compromesso nel corso degli anni è un dato che non sfugge a nessuno, ma per ragioni che nulla hanno a che vedere con le mobilitazioni in corso. Occorrerebbe, al contrario, chiamare in causa le politiche in materia di sistema universitario condotte negli ultimi quindici anni da governi di ogni coloro, a partire da quelli di cui ha fatto parte, direttamente o indirettamente, anche la Prof.ssa Bernini.</p>
<p>A fronte del tentativo di creare una frattura tra gli studenti, i docenti e i lavoratori e davanti ai primi provvedimenti repressivi, tra cui quello del rettore Delfino di UniGe che ha denunciato gli studenti in mobilitazione e a cui la Bernini ha espresso solidarietà e sostegno, è nostro intendimento fornire una risposta inquadrando meglio il contesto in cui ci sta muovendo.</p>
<p class="text-justify">Negli ultimi due anni la violenza terroristica dello stato israeliano, il genocidio del popolo palestinese e la sua resistenza hanno scosso tutto il mondo accademico, dagli studenti ai docenti, passando per il personale TAB e i ricercatori, che, attraverso svariati percorsi, si sono mobilitati contro la complicità degli atenei con Israele e il complesso militare-industriale, ottenendo nel corso degli anni non trascurabili vittorie sul piano del boicottaggio accademico.</p>
<p class="text-justify">In queste prime settimane, la preparazione e la partenza della Global Sumud Flotilla, accanto alla totale complicità del governo Meloni con Israele, a cui è garantita la più totale impunità, ha riattivato in tutto il paese un sentimento tanto di solidarietà quanto di indignazione, che ha dato una spinta decisiva alla mobilitazione sociale. Con l’esempio dei lavoratori portuali, anche nelle università ci siamo subito organizzati all’insegna dello slogan “dai porti agli atenei: blocchiamo tutto!”. Negli atenei abbiamo costruito presidi permanenti per raccogliere e organizzare la rabbia generalizzata di fronte ai ripetuti attacchi ai danni della Flotilla, organizzato assemblee sindacali per discutere con i lavoratori universitari e abbiamo creato momenti di convergenza fra tutte le componenti accademiche, con lezioni tenute dai docenti presso i presidi permanenti, assemblee e iniziative comuni. In breve, abbiamo praticato la democrazia dal basso. Un esercizio cui ci si stava disabituando nel nostro paese, ed è in parte anche comprensibile lo stupore ministeriale e governativo.</p>
<p class="text-justify">Le partecipate mobilitazioni costruite all’interno delle università, inoltre, hanno saputo ottenere importanti vittorie, dalla Statale di Milano a Roma Tre, con avanzamenti importanti sul piano dell’interruzione degli accordi.</p>
<p class="text-justify">Ma il dato più rilevante, che smaschera il nervosismo della Ministra, è rappresentato dalla riuscita dello sciopero generale del 22 settembre che ha bloccato il paese con uno sciopero socialmente e spazialmente diffuso (oltre 80 piazze!). I blocchi universitari hanno raccolto davanti agli atenei grandissimi preconcentramenti di studenti, docenti, ricercatori e amministrativi che si sono uniti alle piazze cittadine.<br /> Le università si sono svuotate: centinaia di docenti hanno annullato le lezioni, moltissimi servizi, tra cui segreterie e biblioteche, sono rimasti chiusi per l’adesione allora sciopero del personale TAB e migliaia di studenti hanno scioperato. Insomma, per buona pace della Bernini e della sua volontà di raccontarci come un manipolo di violenti, quello che si va consumando realmente nelle università ci parla di un clima di fermento e mobilitazione allargato e condiviso per manifestare solidarietà e sostegno attivo alla Palestina e la condanna morale e politica dello Stato di Israele. Diverse anche le occupazioni in giro per l’Italia, da Lettere in Sapienza, passando per il rettorato di UniGe, fino a Giurisprudenza a Bologna.</p>
<p class="text-justify">Di fronte alla minaccia repressiva invitiamo tutta la comunità accademica e chiunque si senta coinvolto&nbsp; ad allargare la mobilitazione. Mandiamo un segnale alla Ministra: non abbiamo intenzione di fermarci. Le facciamo sapere che non ci rappresenta e non ha la nostra fiducia: è ora per lei di andare a casa!</p>
<p><strong>DAI PORTI AGLI ATENEI, STUDENTI E LAVORATORI UNITI AL FIANCO DELLA GLOBAL SUMUD FLOTILLA, DELLA PALESTINA E PER LA ROTTURA CON IL SIONISMO.</strong></p>
<h4>&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>Cambiare Rotta&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong> USB Pubblico Impiego - Università</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sat, 27 Sep 2025 15:26:00 +0200</pubDate>
                        <title>UNIVERSITA’ DI GENOVA:  LE LOTTE UMANITARIE SOTTO PROCESSO</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/universita-di-genova-le-lotte-umanitarie-sotto-processo-1728.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Stasera, 27 settembre, la Genova che vuole rimanere umana renderà omaggio agli studenti in lotta in Rettorato.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Genova capitale della solidarietà con centinaia e centinaia tonnellate di aiuti alimentari per la popolazione vittima del genocidio.</p>
<p class="text-justify">Genova ora simbolo della repressione attraverso l’Istituzione simbolo di quelli che dovrebbero essere valori universalmente riconosciuti, il diritto umanitario e la condanna a un genocidio che non avremmo mai pensato di vedere nel ventunesimo secolo.</p>
<p class="text-justify">Da sempre il Rettore Delfino si sottrae al dialogo con gli studenti del collettivo “Cambiare Rotta”, dalle lotte contro le collaborazioni con Israele all’incatenamento delle studentesse contro le molestie di genere.</p>
<p class="text-justify">In molte Scuole e Università si stanno verificando occupazioni, dall’Università di Genova parte la repressione: nel mondo rovesciato, chi combatte contro un genocidio viene denunciato da chi ne è complice.</p>
<p class="text-justify">Dopo la mossa della “Mozione per la pace” approvata dal C.D.A. (mozione che non distingue tra le guerre e il genocidio in atto e non ha alcuna conseguenza pratica, congegnata come finta mediazione per attribuire agli studenti la responsabilità della mancanza di dialogo) Delfino procede a una doppia denuncia, per vilipendio e interruzione di pubblico servizio, ben consapevole delle conseguenze che gli occupanti possono subire in base al Decreto Sicurezza.</p>
<p class="text-justify">La stragrande maggioranza del Personale tecnico-amministrativo, durante l’assemblea straordinaria convocata dalla R.S.U. il 25 settembre ha mostrato solidarietà all’azione studentesca e condanna per la mancanza di dialogo mostrata dalla governance, oltre ad approvare quasi all’unanimità una mozione da presentare al Senato accademico per l’interruzione dei rapporti di collaborazione con Israele.</p>
<p class="text-justify">Il confronto non può ripartire senza il ritiro delle denunce. La mobilitazione fermerà la repressione.</p>
<p class="text-justify">Stasera, 27 settembre, chi lavora in Università si sentirà ancora più tradito dal proprio Ente.</p>
<p><strong>Raggruppamento alle 19 presso Music for peace, partenza della fiaccolata 20.30, passaggio da Via Balbi per l’omaggio agli studenti, quindi convergenza verso la cattedrale di San Lorenzo per unirsi alla veglia per la pace</strong></p>
<p>USB UNIGE&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 24 Sep 2025 15:16:59 +0200</pubDate>
                        <title>22 settembre 2025 una giornata di mobilitazione senza precedenti!</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/22-settembre-2025-una-giornata-di-mobilitazione-senza-precedenti-1541.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>La mobilitazione continua: USB proclama lo stato di agitazione permanente e l&#039;occupazione di cento piazze per Gaza. A partire da venerdì 26 settembre.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">L’Unione Sindacale di Base da subito ha preso una posizione chiara e netta contro le azioni di Israele in Palestina.</p>
<p class="text-justify">Accanto agli studenti di Cambiare Rotta e di OSA e ai tanti comitati spontanei di cittadini abbiamo aperto dibattiti e messo in campo azioni nelle scuole e nelle università chiedendo che le istituzioni pubbliche prendessero le distanze dal Governo di Israele. USB ha denunciato con fermezza l’inerzia del Governo italiano e dell’Unione Europea, colpevoli di non imporre sanzioni e di mantenere relazioni istituzionali con Israele nonostante la gravità della situazione.</p>
<p class="text-justify">Un percorso partito dalla coscienza di pochi che è cresciuto, ogni giorno con la rabbia della gente di fronte al massacro di bambini innocenti.</p>
<p class="text-justify">L’aggravarsi della situazione, il coraggio della Sumud Flottilla, il grido di solidarietà partito dai lavoratori del porto di Genova “se succede qualcosa alla Flotilla Blocchiamo tutto”, lo sdegno per ciò che stava accadendo e la vergogna per il silenzio del nostro governo ci ha spinti a proclamare lo SCIOPERO GENERALE che ha coinvolto tutte le categorie pubbliche e private, circa un milione di persone, scuotendo il Paese da nord a sud.</p>
<p class="text-justify">Il messaggio era chiaro e forte: fermare il genocidio in corso nella Striscia di Gaza, denunciare le complicità istituzionali che lo alimentano e che continuano a vendere le armi ad Israele, attraverso le proprie partecipate, e a non voler mettere le sanzioni per fare pressioni sul governo di Netanyahu.</p>
<p class="text-justify"><strong>Dai treni ai porti, dalle scuole alle università, l’Italia si è fermata</strong>.</p>
<p class="text-justify">La risposta popolare ha superato ogni aspettativa, scuotendo il Paese da nord a sud. In oltre cento città fiumi di persone si sono ritrovate per protestare contro quella che non è più (ammesso che lo sia stato mai) una guerra, ma un vero e proprio genocidio, per protestare contro l’indifferenza complice dei governi. Studenti, lavoratori, attivisti e volontari, intere famiglie hanno unito le voci in un coro di solidarietà, chiedendo la fine dell’economia di guerra e il blocco delle relazioni commerciali con Israele.</p>
<p class="text-justify">Questa mobilitazione ha dimostrato che la solidarietà non è solo una parola, ma un’azione concreta. Ha riportato al centro del dibattito pubblico la questione palestinese, ha smosso coscienze e ha dimostrato che il popolo italiano, quando chiamato a scegliere tra indifferenza e giustizia, sa da che parte stare.</p>
<p class="text-justify">La coerenza e la lealtà che ci ha contraddistinto in questi mesi ha riconosciuto a USB lo scopo unificante dello Sciopero Generale e il 22 settembre è stato storico.</p>
<p class="text-justify">Ma non abbiamo finito! &nbsp;La Flottilla in nottata ha subito attacchi e l’assedio a Gaza continua con maggiore intensità.</p>
<p class="text-justify"><strong>USB PROCLAMA LO STATO DI AGITAZIONE PERMAMENTE E L’OCCUPAZIONE DI CENTO PIAZZE PER GAZA. A PARTIRE DA VENERDÌ 26 SETTEMBRE&nbsp;</strong></p>
<h3 class="text-justify">►&nbsp;<a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/cento-piazze-permanenti-per-gaza-1241.html" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>https://www.usb.it/leggi-notizia/cento-piazze-permanenti-per-gaza-1241.html</strong></a></h3>
<p class="text-justify"><strong>Invitiamo tutte e tutti a partecipare: la mobilitazione non si ferma!</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 18 Sep 2025 11:39:00 +0200</pubDate>
                        <title>IL 22 SETTEMBRE L&#039;UNIVERSITA’ SCIOPERA: dai porti agli atenei BLOCCHIAMO TUTTO!</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/il-22-settembre-luniversita-sciopera-dai-porti-agli-atenei-blocchiamo-tutto-1911.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify"><strong>USB PI Università aderisce allo sciopero generale proclamato da USB per il 22 settembre, </strong>a cui tutto il personale degli atenei&nbsp;può partecipare a prescindere dalla propria iscrizione sindacale<strong>,&nbsp;</strong>in considerazione del protrarsi delle inaccettabili sofferenze inflitte alla popolazione palestinese, oggetto di genocidio da parte del Governo Israeliano nel disprezzo delle più elementari norme del diritto internazionale.</p>
<p class="text-justify">Lo sciopero generale&nbsp; è anche contro la guerra e l'enorme aumento delle spese militari: nella UE ci sono in ballo 800 miliardi di investimenti nell’industria bellica e un aumento del 5% del PIL di ciascun paese da destinare alla “difesa” a discapito di welfare e salari.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> <strong>Le guerre sono contro i lavoratori e le lavoratrici!</strong></p>
<p class="text-justify">USB PI Università ritiene che il sistema universitario e della ricerca costituiscono un nodo essenziale nella accelerazione dei processi di riconfigurazione di significativi pezzi di apparati produttivi.<br /> In un momento storico buio e ricolmo di violenza, questa O.S. ritiene doveroso cercare sul terreno del contrasto all’estensione della filiera bellica la più ampia partecipazione, unità e mobilitazione di tutta la comunità universitaria&nbsp;chiedendo alla governance di ateneo una presa di posizione sul ruolo e funzione culturale e di pace che l’Università è tenuta a svolgere e il boicottaggio di ogni rapporto istituzionale con il governo di Israele.</p>
<p class="text-justify">Pertanto, con la consapevolezza della gravità della situazione e del pericoloso crinale verso cui ci stanno trascinando le classi dirigenti europee, invitiamo tutte le comunità universitarie e le rappresentanze sindacali degli atenei a chiedere agli organismi di governance di approvare una mozione che:</p><ul> 	<li>condanni&nbsp; i crimini commessi dallo Stato di Israele con la richiesta di cessazione immediata dell’assedio e dello sterminio del popolo palestinese;</li> 	<li>promuova, in tutte le sedi istituzionali nazionali e internazionali, una posizione condivisa delle Università italiane a sostegno dell’autodeterminazione del popolo palestinese;</li> 	<li>&nbsp;attivi l'apertura di corridoi di accoglienza per studenti palestinesi, contribuendo seriamente ad aiutare il popolo di Gaza e rendendo concreto il diritto all'istruzione come diritto umano irrinunciabile;</li> 	<li>interrompa eventuali accordi in essere con partner israeliani o con realtà collegate alla filiera bellica israeliana e tutti gli accordi Erasmus con università israeliane;</li> 	<li>escluda, altresì, la partecipazione ad alcuna attività finalizzata alla produzione, allo sviluppo e al &nbsp;perfezionamento di dispositivi riconducibili alla produzione di armi e sistemi d’arma da guerra;</li> 	<li>&nbsp;impegni nella promozione di iniziative di approfondimento e dibattito al fine di sensibilizzare tutta la comunità universitaria e la società civile sulle sistematiche violazioni &nbsp;dei diritti umani commesse nella Striscia di Gaza e nei Territori Occupati;</li> 	<li>&nbsp;attivi&nbsp; fattivamente&nbsp; un percorso di modifica degli statuti, laddove non&nbsp; previsto, che promuova una cultura&nbsp; di Pace.</li> </ul><p><strong>No al riarmo e alle economie di guerra!</strong></p>
<p><strong>Si alla pace!</strong></p>
<p><strong>USB PI Università</strong></p>
<p><strong>*****************************************</strong></p>
<p><strong>►&nbsp; &nbsp;<a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/22-settembre-e-sciopero-generale-1658.html" target="_blank" rel="noreferrer"> Indicazioni pratiche per aderire allo sciopero del 22 settembre</a></strong></p>
<p><strong>►&nbsp; &nbsp;<a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/sara-un-grande-sciopero-generale-per-rompere-con-lo-stato-terrorista-di-israele-per-difendere-gaza-per-dire-no-alla-corsa-al-riarmo-a-fianco-della-flotilla-e-con-la-palestina-nel-cuore-1045.html" target="_blank" rel="noreferrer">&nbsp;L’elenco delle piazze, in aggiornamento</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
                        		<enclosure url="https://universita.usb.it/fileadmin/_processed_/0/d/csm_22_settembre_2025_sciopero_GENERALE_092e9bcfb2.jpg" length="631945" type="image/jpeg"/>
                        	
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                        <pubDate>Wed, 17 Sep 2025 16:35:48 +0200</pubDate>
                        <title>IN SOLIDARIETÀ AL POPOLO PALESTINESE E ALLA GLOBAL SUMUD FLOTILLA </title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/in-solidarieta-al-popolo-palestinese-e-alla-global-sumud-flotilla-1740.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Il senato accademico dell&#039;Università degli Studi di Milano approva la mozione di condanna della «guerra di sterminio a Gaza» e prepara 22 borse di studio per studenti palestinesi</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lo sterminio del popolo palestinese</strong>, costretto in un assedio incessante e senza speranza, bombardato e ridotto alla fame al fine di costringerlo a lasciare le proprie case per fare spazio alla “nuova riviera di Gaza”, parco divertimento per i sionisti ed il loro amici trumpiani, <strong>deve cessare</strong>.</p>
<p><strong>Come USB riteniamo estremamente preoccupante </strong>per le vite di tutti noi che crimini commessi contro un popolo inerme, documentati da organismi di massimo rilievo, tra cui le Nazioni Unite e la Corte Penale Internazionale, continuino a perpetrarsi in piena violazione del diritto internazionale e nell’indifferenza dei Governi.</p>
<p>Riteniamo gravissimo che la <strong>comunità internazionale non intervenga in maniera decisa</strong>, senza se e senza ma, <strong>a garanzia dell’apertura di corridoi umanitari e a tutela del principio di autodeterminazione dei popoli</strong>, legittimando nei fatti un quadro di relazioni internazionali imperniato sulla violenza, in cui la deportazione di un popolo per fini di carattere coloniale, sia in fondo, accettabile. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> <strong>Riteniamo vergognoso ospitare criminali di guerra in vacanza in Italia per riposarsi dall’”eccidio”.</strong></p>
<p><strong>La vicenda a cui assistiamo</strong>, inserita in un quadro internazionale che vede l’unione europea muoversi a passi veloci verso il riarmo e la militarizzazione della società, in cui non è più la pace ma la guerra lo strumento della risoluzione dei conflitti, <strong>pone a tutti noi delle domande non derogabili sul futuro che vorremmo per noi ed i nostri figli.</strong></p>
<p><strong>Come Usb abbiamo aderito all’iniziativa della Sumud Flotilla</strong>, con l’intento di portare solidarietà in forma pacifica e legale ad un popolo calpestato, rompendo l’isolamento in cui esso è costretto: se i governi non hanno a cuore i diritti umani, i lavoratori e le lavoratrici invece sanno che la solidarietà è un atto necessario e non un reato! <strong>Non vogliamo essere complici di un genocidio e di crimini efferati contro altri esseri umani, donne, bambini, lavoratori e lavoratrici come noi!</strong></p>
<p><strong>Chiediamo al Senato Accademico di approvare una mozione che:</strong></p>
<p>• Condanni i crimini commessi dallo Stato di Israele con la richiesta di cessazione immediata&nbsp;dell’assedio e dello sterminio del<br /> &nbsp; &nbsp;popolo palestinese;</p>
<p>• Pretenda il pieno ripristino e il rispetto del diritto internazionale umanitario, nonché l’apertura&nbsp;sicura e stabile dei corridoi<br /> &nbsp; &nbsp;umanitari.</p>
<p>• Esiga la fine della colonizzazione israeliana ed il ripristino del principio di autodeterminazione del&nbsp;popolo palestinese.</p>
<p>• Predisponga un sistema di verifica dei progetti scientifici e didattici in corso di svolgimento con&nbsp;Università, Enti e aziende<br /> &nbsp; &nbsp;pubbliche e private israeliane, italiane ed estere, che partecipino alle&nbsp;violazioni del diritto internazionale, o che ne risultino<br /> &nbsp; &nbsp;coinvolte anche indirettamente, con&nbsp;sospensione degli stessi;</p>
<p>• Si impegni nella promozione di iniziative di approfondimento e dibattito al fine di sensibilizzare&nbsp;tutta la comunità universitaria<br /> &nbsp; &nbsp;e&nbsp;la società civile sulle sistematiche violazioni dei diritti umani&nbsp;commesse nella Striscia di Gaza e nei Territori Occupati.</p>
<p>• Promuova, in tutte le sedi istituzionali nazionali e internazionali, una posizione condivisa delle&nbsp;Università italiane a sostegno<br /> &nbsp; &nbsp;dell’autodeterminazione del popolo palestinese.</p>
<p>• Esprima sostegno alla missione umanitaria Global Sumud Flotilla, evento unico nella storia di&nbsp;partecipazione solidale dal<br /> &nbsp; &nbsp;basso, organizzato a livello mondiale.</p>
<p>Ci teniamo a sottolineare che <strong>la discussione e l’approvazione di una mozione </strong>non è solo una dichiarazione formale, <strong>ma è una presa di responsabilità di rilevante importanza </strong>in un momento storico buio e ricolmo di violenza.</p>
<p><strong>No a modelli di governo sionisti e coloniali!</strong></p>
<p><strong>No al riarmo e alle economie di guerra!</strong></p>
<p><strong>Si alla pace!</strong></p>
<p><strong>USB PI -&nbsp; Università di Milano</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sun, 07 Sep 2025 22:18:52 +0200</pubDate>
                        <title>USB: SOLIDARIETA’ E APPOGGIO AL POPOLO PALESTINESE  E ALLA GLOBAL SUMUD FLOTTILLA</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/usb-solidarieta-e-appoggio-al-popolo-palestinese-e-alla-global-sumud-flottilla-2229.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">USB Università esprime tutta la sua solidarietà e il suo appoggio alla Global Sumud Flotilla e aderisce alle&nbsp; mobilitazioni di sostegno della cittadinanza e delle istituzioni alla spedizione di viveri a favore della popolazione di Gaza promossa dall’Associazione Music for peace e dai lavoratori del porto di Genova.</p>
<p class="text-justify">Le minacce di rappresaglia da parte del Governo israeliano non si sono fatte attendere dichiarando che i membri degli equipaggi verranno trattati alla stregua di “terroristi” e di non consentire l’ingresso delle imbarcazioni nelle acque territoriali palestinese. Lo Stato israeliano infatti controlla, ben prima del “7 ottobre”, tutti i confini della striscia di Gaza: spazio aereo, confini di terra e le acque territoriali, quindi i confini marittimi.&nbsp;Il blocco, così come l'intero sistema di occupazione di tutto il territorio palestinese, come è noto, è illegale alla luce del diritto internazionale</p>
<p class="text-justify">Vi è dunque una qualche forma di macabra ironia nella volontà di trattare come “terroristi” gli attivisti della Global Sumul Flotilla. “Terroristi” sarebbero infatti coloro che ricorrono al terrore per il raggiungimento di scopi politici. Di quale carico di terrore siano portatori gli attivisti della Flotilla (i viveri forse?) sfugge a noi come a chiunque insista a non perdere il contatto con la realtà e il significato delle parole.</p>
<p class="text-justify">Il 3 settembre, la Confederazione USB ha deciso di esprimere attivamente solidarietà e supporto al popolo palestinese e alla Global Sumud Flotilla dando indicazione a tutte le strutture di categoria e alle federazioni territoriali di prepararsi alla mobilitazione favorendo la più ampia partecipazione anche dei movimenti solidali e del resto della cittadinanza.&nbsp; &nbsp;<br /> <a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/se-toccano-la-flotilla-e-sciopero-generale-1131.html" target="_blank" rel="noreferrer"><strong><em>Se toccano la Flottilla è sciopero generale</em></strong></a>”: bloccare le attività, tutte le attività, se attaccheranno il simbolo della dignità dei popoli, la più grande iniziativa umanitaria mai realizzata.</p>
<p class="text-justify"><strong>Nell'ambito della mobilitazione generale, USB Pubblico Impiego </strong><strong>ha proclamato</strong><strong> </strong><a href="https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/17-settembre-usb-pubblico-impiego-si-mobilita-per-la-palestina-e-la-global-sumud-flotilla-basta-rapporti-delle-amministrazioni-con-israele-1307-1.html" target="_blank"><strong>per il 17 settembre</strong><strong> 1 h di sciopero a fine di ogni turno lavorativo in tutti i settori del Pubblico Impiego e per i Vigili del fuoco</strong></a>.&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Bisogna rilevare che nella stessa società israeliana non mancano le mobilitazioni, tanto per la liberazione degli ostaggi quanto per il cessate il fuoco, e investono settori sempre più significativi di riservisti che si rifiutano di andare al fronte e si oppongono allo scellerato Governo di Netanyahu che annovera tra i suoi “successi” anche quello di avere rinfocolato l’odioso e ripugnante sentimento anti-semita. Siamo convinti che occorra prestare molta attenzione a quanto si agita nella società israeliana, tra i lavoratori e le lavoratrici, e più in generale tra i gruppi sociali più esposti alle conseguenze delle politiche del loro governo.</p>
<p class="text-justify">Che la Global Sumud Flotilla&nbsp;entri in acque palestinesi o che venga respinta e/o repressa brutalmente, il Governo di Israele ha comunque perso!</p>
<p class="text-justify">Inoltre, occorre esprimere fattiva solidarietà a chi nelle Università, da notizie certe ricevute da atenei dell’Emilia Romagna, subisce denunce di antisemitismo da parte di studenti soldato israeliani che frequentano i nostri atenei. Bisogna ostacolare e bloccare ogni tentativo di repressione e a tale proposito vi chiediamo di segnalare a <a href="mailto:bologna.universita@usb.it">bologna.universita@usb.it</a> &nbsp;eventuali casi simili nel vostro ateneo, con particolare attenzione a situazioni in cui vengono presi di mira colleghe/i del personale tecnico amministrativo o docenti oppure studentesse/studenti che esprimono solidarietà alla causa palestinese.</p>
<p class="text-justify"><strong>USB PI Università&nbsp;è pronta allo sciopero generale immediato, così come deliberato dai Coordinamenti nazionali di USB, qualora l'iniziativa umanitaria venisse impedita o attaccata dalle autorità israeliane.</strong></p>
<p>USB PI - Università</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
                        		<enclosure url="https://universita.usb.it/fileadmin/archivio/universita/comunicato_solidariet%C3%A0_Palestina-Flottilla.jpg" length="11174" type="image/jpeg"/>
                        	
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                        <pubDate>Sun, 07 Sep 2025 21:55:45 +0200</pubDate>
                        <title>USB Università aderisce alla Campagna nazionale &quot;La Conoscenza non marcia&quot;</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/usb-universita-aderisce-alla-campagna-nazionale-la-conoscenza-non-marcia-2210.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Per difendere Università e Scuole dal processo di militarizzazione e dalla complicità col genocidio del popolo palestinese. Fuori la guerra dall&#039;istruzione e dalla ricerca! 
</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Assemblea di lancio della campagna nazionale “La conoscenza non marcia”: 13 settembre, ore 10.00, Aula I sede di San Pietro in Vincoli (Facoltà di Ingegneria Sapienza)</strong></p>
<h3><strong>LA CONOSCENZA NON MARCIA</strong></h3>
<p class="text-justify">Negli ultimi anni si è assistito ad un vero e proprio processo di militarizzazione dei luoghi del sapere, sia sul fronte dell'istruzione sia nella ricerca. Scuole e Università sono state sottoposte ad una crescente invasione da parte della filiera militare industriale e del suo dispiegamento ideologico, che agisce per promuovere la “cultura della difesa” normalizzando la presenza della guerra nella società soprattutto verso i più giovani, e/o in vista del reclutamento degli stessi, oltre che per subordinare formazione e ricerca agli interessi delle imprese.</p>
<p class="text-justify">Di recente, il documento per l’attuazione di REARM EUROPE individua nell’istruzione scolastica e universitaria un settore strategico per il processo di militarizzazione, già in atto da qualche anno ad opera delle istituzioni governative e militari del nostro Paese, ma anche di organizzazioni internazionali come la NATO e delle grandi multinazionali dell'industria bellica, come ad esempio Leonardo SpA, che entra nel mondo dell'istruzione anche attraverso le sue fondazioni: in particolare la Fondazione Med-Or, la quale annovera nel suo Comitato Scientifico non solo docenti universitari, ma anche Rettori di alcuni Atenei statali (erano 13 e ad oggi ne risultano 9).</p>
<p class="text-justify">Le modalità con cui questo processo si dispiega in Italia riporta al modello di militarizzazione della società israeliana dove, sin dai primi gradi dell'istruzione, i bambini vengono immersi nella retorica e nella propaganda militarista e dove la militarizzazione è presente in tutti i gangli della società.</p>
<p class="text-justify">È per tale motivo che si può parlare di “israelizzazione” della società anche nel nostro Paese: un processo di occupazione e colonizzazione cognitiva, ma anche fisica, dei luoghi e degli spazi del sapere, dell'istruzione e della ricerca. Le Scuole, le Università, la Ricerca Pubblica e la nostra società sono, analogamente alla Palestina, territori da colonizzare, occupare, depredare e trasformare per gli interessi particolari di chi sta promuovendo il processo di militarizzazione (Governo, lobby delle armi, NATO e filiera bellica).</p>
<p class="text-justify">Tale processo, che nella fase attuale sta coinvolgendo anche il resto della società, è appunto iniziato nelle Scuole e nelle Università ed è per questa ragione che partiamo proprio dall'istruzione per portare avanti un percorso teso a denunciare lo stato delle cose e a liberare la formazione e la ricerca dalle logiche belliciste, ribadendo la nostra volontà di non contribuire alla militarizzazione, non essere complici del genocidio in atto e respingere il modello militarizzato della società israeliana.</p>
<p class="text-justify">Per questa ragione la campagna “LA CONOSCENZA NON MARCIA” si propone di intervenire direttamente nel rapporto strutturale che lega il progetto sionista, la militarizzazione della società e l’istruzione pubblica. Il definanziamento dell’Università italiana, connesso alla ripetuta introduzione di nuove forme contrattuali di precariato della ricerca e della docenza, spinge a rendere prassi normale il reperimento di risorse presso agenzie private e pubbliche che hanno come proprio core business l'intelligence e l’industria bellica.</p>
<p class="text-justify">Fra le industrie belliche che hanno stretto collaborazioni con Università italiane ci sono anche grandi aziende israeliane come Elbit Systems o IAI – Israeli Aerospace Industries, ma anche l'Istituto di tecnologia Technion o l'Ariel University, che intervengono in vario modo anche nell'apartheid e nello scenario coloniale dei territori palestinesi. Alcune università israeliane sono complici dirette nella costruzione di infrastrutture e nella colonizzazione israeliana del territorio palestinese, ma anche nella creazione di un’ ideologia pervasiva e razzista.</p>
<p class="text-justify">Vista l'impossibilità a individuare le collaborazioni con potenziale dual use, cioé con utilizzo militare oltre a quello civile, il principio di cautela suggerirebbe di evitare di stringere accordi e collaborare in progetti con le stesse, anche solo per una questione di opportunità. Infatti, il genocidio in atto potrebbe avere ricadute in termini di responsabilità anche per quelle Università che, tramite rapporti di collaborazione, potrebbero risultare complici di Israele nei gravissimi e ripetuti crimini di guerra che continuano ad essere perpetrati e per le sistematiche violazioni del diritto internazionale.&nbsp; Un esempio è quello della partnership con Leonardo, che fornisce molte tecnologie ed armi ad Israele.</p>
<p class="text-justify">Negli ultimi anni è diventata sempre più evidente ed invasiva la presenza delle forze dell'ordine, delle forze armate e dell’industria militare nei luoghi della formazione: dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di secondo grado, fino agli Istituti Tecnici Superiori. Non solo nelle aule scolastiche, ma addirittura con visite in caserma, partecipazione a manifestazioni militari e stage in aziende della filiera bellica.</p>
<p class="text-justify">Infine, occorre considerare la NATO, per il suo ruolo nei principali scenari bellici e dietro le politiche di riarmo. La NATO, oltre che con iniziative svolte in collaborazione con le scuole, è attiva soprattutto negli Atenei: ad esempio all'Università di Bologna col NATO Model Event oppure in circa 14 Atenei con l'esercitazione “Mare Aperto” tramite la Marina Militare italiana o ancora con il NATO SPS Programme.</p>
<p class="text-justify">Al fine della smilitarizzazione dell’istruzione e della separazione netta tra spazio scolastico/universitario e ambito militare, la campagna “LA CONOSCENZA NON MARCIA” CHIEDE MISURE NORMATIVE PER NON CONSENTIRE LE SEGUENTI INZIATIVE nel sistema dell'istruzione scolastica ed accademica:</p>
<p class="text-justify">- sviluppare progetti di didattica, ricerca e Terza missione in collaborazione con industrie della filiera bellica, con istituzioni, incluse le università, di Paesi che attuano sistematicamente politiche e pratiche genocidarie, di oppressione coloniale, di segregazione e pulizia etnica, come Israele, e con organizzazioni internazionali (ad es. la NATO), che intervengono direttamente ad alimentare gli scenari di guerra in corso e le politiche di riarmo;<br /> - partecipare, da parte dei singoli docenti, a organizzazioni che abbiano finalità di tipo militare o che siano legate all’industria bellica (ad es. Med-Or); ricevere finanziamenti, stringere partnership con aziende della filiera bellica e con realtà produttive che collaborano con governi che non rispettano il diritto internazionale (crimini di guerra, occupazione militare illegale, discriminazione razziale e persecuzioni);<br /> - sviluppare corsi, master, scuole di specializzazione, eventi e iniziative didattiche e di orientamento nelle università e nelle scuole di ogni ordine e grado in collaborazione con le forze armate e con le forze dell'ordine, le quali devono restare fuori dal sistema educativo.</p>
<p class="text-justify">Abbiamo deciso di non marciare per le loro guerre. Abbiamo deciso di difendere i luoghi della conoscenza da quelle ingerenze governative e dagli interessi dell'industria bellica e delle istituzioni sioniste che corrompono e deteriorano il sapere. Lottiamo per garantire un'istruzione ed una ricerca sane, forti e indipendenti per demilitarizzare e decolonizzare la cultura, anche in una prospettiva internazionale.</p>
<p class="text-justify"><strong>Incontriamoci il 13 settembre a Roma alle ore 10.00 nell’Aula I di San Pietro in Vincoli (Sapienza), per discutere di tutto queste e per lanciare la campagna “La conoscenza non marcia”</strong></p>]]></content:encoded>
			
                        		<enclosure url="https://universita.usb.it/fileadmin/_processed_/c/6/csm_La_Conoscenza_non_marcia_1_8b56360c42.jpg" length="244906" type="image/jpeg"/>
                        	
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                        <pubDate>Tue, 02 Sep 2025 10:45:56 +0200</pubDate>
                        <title>GENOVA: ADESSO L’UNIVERSITÀ SIA ALL’ALTEZZA DELLA CITTÀ</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/genova-adesso-luniversita-sia-allaltezza-della-citta-1057.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Il sabato appena trascorso ha visto una grande lezione di civiltà in un mondo assediato dalla guerra</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Una grande manifestazione come non si vedeva in città da molto tempo ha salutato la partenza delle barche che porteranno tonnellate di cibo raccolto per i palestinesi di Gaza.</p>
<p>Adesso l’onda emotiva deve trasformarsi in azioni concrete nei posti di lavoro e nelle istituzioni, e non siamo certo noi a scoprire il ruolo strategico degli Atenei anche riguardo all’evoluzione sociale e politica dei Paesi.</p>
<p>A fine settembre Genova sarà teatro di un incontro internazionale di lavoratori del porto, promosso dai nostri compagni del C.A.L.P. e organizzato da U.S.B. e dalla World Federation of Trade Unions cui aderisce. In tale ambito una sessione sarà dedicata al tema dell’obiezione di coscienza nei posti di lavoro per le attività che riguardano l’industria bellica, e vedrà la presenza di esperti giuridici internazionali. Uno degli ambiti a cui verrà dedicato più spazio è proprio quello della ricerca scientifica, e ovviamente dei servizi annessi.</p>
<p>Nel nostro Ateneo le lotte studentesche contro il genocidio dei Palestinesi della primavera 2024 avevano trovato scarso supporto da parte del Personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo.</p>
<p>I temi della cessazione di ogni forma di collaborazione con Università e centri di ricerca Israeliani, ma anche con imprese impegnate nell’industria bellica dovranno tornare prepotentemente al centro dell’attenzione per arrivare a risultati in tempi rapidi.</p>
<p>Si dovrà puntare a effettuare modifiche nello Statuto che promuovano una cultura di pace e di diritti umani.</p>
<p>Si dovrà lavorare affinché la CRUI prenda una posizione forte per l’attivazione da parte del Governo di corridoi umanitari per le decine di studenti e studentesse palestinesi che hanno ottenuto borse di studio per frequentare università italiane, come già avviene per molti altri Paesi.</p>
<p>A livello sindacale, USB stavolta non si troverà sola nel fornire l’indispensabile supporto per ottenere questi scopi. Lo percepiamo dalle mail di attivisti di altre sigle, dai contatti quotidiani con i nostri colleghi sindacalisti, dal vento nuovo che si respira nella nuova RSU.</p>
<p>Ora siamo molto più forti.</p>
<p>USB Unige</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 21 Jul 2025 16:41:00 +0200</pubDate>
                        <title>Continua il confronto e si rafforzano le comuni istanze tra studenti e Usb Università</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/continua-il-confronto-e-si-rafforzano-le-comuni-istanze-tra-studenti-e-usb-universita-1645.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>20 luglio giornata finale del Camp Sierra Maestra. Una settimana in cui studentesse e studenti di Scuola e Università si sono confrontati sui temi del nostro tempo come: pace, ambiente, lavoro e, ovviamente, soprattutto del futuro della cultura, dell’istruzione e del nostro Paese. </description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>In questo quadro di impegno USB UNIVERSITÀ ha partecipato alla tavola rotonda con Cambiare Rotta e OSA per parlare del futuro di Scuola e Università, mentre si sprofonda in una economia di guerra che sta trasformando settori nevralgici del nostro Paese in senso bellicista.&nbsp;</p>
<p>Con una analisi a 360 gradi è stato evidenziato il tentativo del governo di trasformare gli atenei e le scuole, cancellando la missione pubblica e rendendoli strumenti di amplificazione delle differenze di classe. Temi dai risvolti strategici ineludibili per un’organizzazione come USB che individua nell’obiettivo della ricomposizione di classe la stessa ragione d’essere della propria prassi sindacale.</p>
<p>Contro questo disegno abbiamo confermato una collaborazione fra USB UNIVERSITÀ e le associazioni studentesche senza volontà di egemonia da nessuna parte. Una alleanza fra studenti e lavoratori per lottare insieme per una cultura di massa, per un lavoro dignitoso, per una società più giusta contro chi vuole solo armare e distruggere.</p>
<p>USB PI - Università</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 17 Jun 2025 14:59:35 +0200</pubDate>
                        <title>Dallo stato sociale allo stato di guerra: 20 giugno è SCIOPERO GENERALE, 21 giugno MANIFESTAZIONE NAZIONALE</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/dallo-stato-sociale-allo-stato-di-guerra-20-giugno-e-sciopero-generale-1503.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">A dispetto della opprimente cappa di retorica su eccellenza e merito, innovazione e qualità, l’Università italiana si trova oggi al centro di una rinnovata turbolenza finanziaria tanto da minacciare la stessa tenuta complessiva del sistema.</p>
<p class="text-justify">Dal tema del cronico sottofinanziamento del sistema alla dilagante condizione di precarietà del mondo della ricerca, passando per la sempre più difficile tenuta salariale del personale tecnico amministrativo e bibliotecario, fino alla indecente condizione lavorativa del personale dei servizi esternalizzati.</p>
<p class="text-justify">L’accelerazione dei processi di crisi ha ulteriormente inasprito antichi problemi e consolidato tendenze in atto da tempo.</p>
<p class="text-justify"><strong>La pulsione alla mobilitazione degli apparati produttivi in funzione bellica implica pesanti ripercussioni sulla spesa sociale e sui salari. </strong></p>
<p class="text-justify"><strong>I soldi non ci sono per la spesa sociale: sanità, istruzione, ricerca, stabilizzazioni, aumenti salariali e pensioni, mentre ci sono per la spesa degli armamenti per cui è possibile andare in deroga al patto di stabilità.</strong></p>
<p class="text-justify">Continueremo a non avere una visita medica in tempi brevi, ma avremo carri armati di ultima generazione!</p>
<p class="text-justify">Come USB abbiamo sempre sostenuto che i soldi c’erano, mancava la volontà politica: ora ne abbiamo la dimostrazione. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Non eravamo noi ideologici e non connessi con la realtà economica e produttiva, erano loro che portavano avanti politiche neoliberiste speculative a vantaggio di pochi e a danno del resto dei cittadini e cittadine, spacciandosi da politici ed economisti illuminati e competenti.</p>
<p class="text-justify">In questo momento storico che ci vede in piena &nbsp;economia di guerra, le università devono con forza dirigere la propria ricerca a beneficio dei cittadini e cittadine mantenendo ferma la bussola sui propri principi di eticità, respingendo al mittente finanziamenti economici per ricerca con possibile utilizzo in campo bellico.</p>
<p class="text-justify"><strong>Il 20 giugno 2025 per l’intera giornata USB chiama tutti i lavoratori e le lavoratrici del privato e del pubblico ad uno sciopero generale</strong></p><ul> 	<li><strong>contro la guerra e la logica del riarmo</strong></li> 	<li><strong>contro i tagli alla spesa pubblica per università e ricerca;</strong></li> 	<li><strong>per la difesa del salario e rinnovi contrattuali in linea con i tassi di inflazione reale;</strong></li> 	<li><strong>per la stabilizzazione dei precari;</strong></li> 	<li><strong>per l’incremento delle risorse al sistema universitario pubblico</strong>.</li> </ul><p><strong>Invitiamo tutti e tutte alla manifestazione a cui ha aderito USB : appuntamento a Roma&nbsp; il 21 giugno a piazza Vittorio ore 14.00 contro guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo.</strong></p>
<p class="text-center"><strong>***************************************</strong></p>
<h3 class="text-center"><em><strong>Per capire le ragioni dello sciopero e della manifestazione:</strong></em></h3>
<p class="text-center"><img src="data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAAB4AAAAaCAYAAACgoey0AAAAAXNSR0IArs4c6QAAAARnQU1BAACxjwv8YQUAAAAJcEhZcwAAFxEAABcRAcom8z8AAADgSURBVEhL7c87DoJAFIXhKQ0QQ6Luwx1YgAmdiZ3JjBhrC0ptDHFjLMUlWFqid8KJBi+P4dXIn5wKLp+KqhxfJY6/T82mkuy8ef8Nz3aXdHG4saNnI9yqEeZQ2ghn5+XZvopsT8X85N0Uphv+Wyp+/6izWIUTDVvrcGn58oHDotX/x0WTT8uTgUZRHbwdzKCIw93NKXW3kd5cXVmURs/wHt18f6MURXl8GhxLwfzoXboxQlFTvBWKTPFOUFQX7xRFVXgvKCrCe0URh/eOojw+CIp+8QFQ9MEHRJHGG6NCvAB03ZQyVkjlnwAAAABJRU5ErkJggg==" /></p>
<h3 class="text-center"><a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/il-20-giugno-scioperiamo-contro-la-guerra-contro-il-riarmo-per-il-salario-e-contro-leconomia-di-guerra-1600.html" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Il 20 giugno scioperiamo contro la guerra, contro il riarmo, per il salario e contro l’economia di guerra</strong></a></h3>
<h3 class="text-center"><br /> <em><strong>Un evento di approfondimento:&nbsp;</strong></em></h3>
<h3 class="text-center"><strong><a href="https://areastampa.usb.it/leggi-notizia/il-lavoro-ripudia-la-guerra-iniziativa-a-roma-19-giugno-2025-aula-304-facolta-di-giurisprudenza-universita-la-sapienza-1414.html" target="_blank" rel="noreferrer">Chi lavora può fermare la produzione della guerra:&nbsp;&nbsp;</a></strong></h3>
<h4 class="text-center"><strong><a href="https://areastampa.usb.it/leggi-notizia/il-lavoro-ripudia-la-guerra-iniziativa-a-roma-19-giugno-2025-aula-304-facolta-di-giurisprudenza-universita-la-sapienza-1414.html" target="_blank" rel="noreferrer">&quot;Il lavoro ripudia la guerra&quot;, iniziativa a Roma 19 giugno 2025, Aula 304,<br /> Facoltà Di Giurisprudenza, Università &nbsp;Sapienza</a></strong></h4>
<p class="text-center"><strong><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;È possibile partecipare sia in presenza che online al seguente link: <a href="https://m.youtube.com/watch?v=69CxRge2Mg0" target="_blank" rel="noreferrer">m.youtube.com/watch</a></p></strong></p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 09 Jun 2025 22:26:14 +0200</pubDate>
                        <title>USB: NO alla guerra, NO al riarmo, NO all’economia di morte</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/usb-no-alla-guerra-no-al-riarmo-no-alleconomia-di-morte-2306.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Una grande mobilitazione a Genova per dire che il suo porto non sarà complice del genocidio in Palestina</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">La legge 185 del 1990&nbsp;vieta l’export, l’import e il transito di materiale bellico verso paesi in guerra o&nbsp;in cui ci sono gravi violazioni dei diritti umani. Analoghe disposizioni normative sono presenti in altri Paesi dell’Unione Europea.</p>
<p class="text-justify">Eppure, il traffico di armi verso Israele viene fermato solo per merito di determinati e coraggiosi operatori dei Porti o degli Aeroporti.</p>
<p class="text-justify">Sabato scorso la portacontainer Contship ERA della compagnia israeliana ZIM è attraccata al porto di Genova. Ma ad attenderla c’era un presidio operaio e popolare al Varco di Ponte Etiopia. La stessa cosa sta accadendo a Salerno.</p>
<p class="text-justify">I portuali francesi avevano già bloccato a Marsiglia 14 tonnellate di componenti per mitragliatrici destinate all’esercito israeliano. A Genova abbiamo voluto dire che anche il nostro porto non sarà complice del genocidio in Palestina.</p>
<p class="text-justify">Grazie ai portuali marsigliesi la nave è arrivata vuota. Ma sappiamo che ogni nave ZIM è un anello della catena della guerra.</p>
<p class="text-justify">E sappiamo che la logistica italiana – con i porti, gli scali e i depositi militari – è sempre più coinvolta nel traffico di morte.</p>
<p class="text-justify">Queste azioni non fermano il traffico, ma non sono neppure meramente dimostrative, servono a fare pressioni su tutti quelli, dai terminalisti alle autorità portuali, che i controlli dovrebbero farli.</p>
<p class="text-justify">A Genova si è poi mosso un corteo determinato dentro il porto, per ribadire il blocco al traffico di armi e la solidarietà militante al popolo palestinese. Un corteo composto da un migliaio di persone: un segnale forte, concreto, che arriva dai luoghi strategici della produzione e della logistica.</p>
<p class="text-justify">Al blocco e al corteo era presente anche una piccola delegazione dell’USB dell’Università di Genova: perché anche le Università e gli Enti di Ricerca sono sempre più coinvolti, e si stanno trasformando in Enti strategici al servizio dei signori della guerra. E’ necessario iniziare un percorso che porti, quantomeno, alla possibilità di esercitare il diritto all’obiezione di coscienza in chi, a diverso livello, è coinvolto nei progetti che portano morte e distruzione.</p>
<p class="text-justify">Se la solidarietà si organizza, allora è possibile fermare il flusso delle armi e dire NO alla guerra, NO al riarmo, NO all’economia di morte.</p>
<p class="text-justify"><strong><a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/palestina-non-possiamo-restare-a-guardare-20-giugno-sciopero-generale-21-giugno-manifestazione-nazionale-1134.html" target="_blank" rel="noreferrer">Il 20 giugno costruiamo insieme lo sciopero generale</a></strong>&nbsp;contro la guerra, il carovita, lo sfruttamento.</p>
<p class="text-justify"><strong><a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/sciopero-generale-del-20-giugno-e-manifestazione-nazionale-del-21-una-questione-di-chiarezza-coerenza-e-coraggio-1146.html" target="_blank" rel="noreferrer">Il 21 giugno saremo a Roma</a>,</strong>&nbsp;in piazza Vittorio Emanuele alle ore 14, per una grande manifestazione nazionale.</p>
<p class="text-justify">USB PI - Università</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 29 May 2025 21:51:00 +0200</pubDate>
                        <title>Rinnovo CCNL 2022-2024 Istruzione e Ricerca</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/rinnovo-ccnl-2022-2024-istruzione-e-ricerca-0058.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>LAVORI IN CORSO, MA NESSUNA SOSTANZA ...</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Continuano gli incontri all’ARAN sul CCNL già scaduto nel 2024, ma sempre senza alcun riferimento alle risorse economiche “<em>adeguate</em>” all’inflazione 2022-24.</p>
<p class="text-justify">Un atteggiamento sempre più irrispettoso verso il personale del Comparto, che vede Governo e Sindacati impegnati a scrivere quelle regole che andavano rispettate in anni passati e, per di più, senza affrontare il vero problema dei salari del personale per tutelarlo dall'azione devastante dell'inflazione che nel triennio 2022/2024 è stata altissima, con un tasso complessivo superiore al 16%.</p>
<p class="text-justify">Come al solito, le parti trattanti si sono accomodati per firmare un contratto già scaduto che varrà chissà per quanti altri anni. Un contratto che, pertanto, oltre a non riconoscere la perdita di potere d’acquisto accumulata, congelerà per i prossimi anni possibili adeguamenti contrattuali.</p>
<p class="text-justify">Le politiche di austerità dei salari, i ritardi nei rinnovi contrattuali hanno aggravato in particolar modo le condizioni di lavoro (estremamente discordanti negli atenei in forza dell’ “Autonomia”) e la caduta del salario reale del personale tecnico amministrativo e bibliotecario dell’Università, notoriamente con gli stipendi più bassi nel pubblico impiego, e che nel compartone è quello meno considerato. E non solo da parte&nbsp; dell’Aran.</p>
<p class="text-justify">Sembra invece che al posto delle risorse necessarie a recuperare l’inflazione, il Governo, per il tramite dell’ARAN, provi a dare una ulteriore stretta ai diritti dei lavoratori proponendo di ridurre sempre più gli spazi di agibilità del Sindacato e della RSU negando l’informazione sull’organizzazione del lavoro e il piano delle assunzioni.</p>
<p class="text-justify">In un quadro di delegittimazione totale dell’ARAN nei confronti del sindacato e dei lavoratori offesi e mal pagati sarebbe naturale una reazione di orgoglio e di forza con l’uscita dei sindacati trattanti dai tavoli.</p>
<p class="text-justify"><strong><a href="https://universita.usb.it/leggi-notizia/4-aprile-e-sciopero-delluniversita-0221.html" target="_blank">L’USB lo ha fatto ed è tornata in piazza per rivendicare</a></strong> le risorse necessarie a riportare i salari ad un livello dignitoso, una università pubblica e libera.</p>
<p class="text-justify">Lo abbiamo fatto e torneremo a farlo, con le nostre richieste per un salario vero per i lavoratori, <a href="https://universita.usb.it/leggi-notizia/iniziative-in-tutta-italia-per-lo-sciopero-dei-precari-delluniversita-e-degli-enti-di-ricerca-1846.html" target="_blank">per lo stanziamento di risorse <strong>per un piano assunzioni straordinario dei precari</strong></a>, per una università pubblica libera dalle ingerenze dell’industria bellica.</p>
<p>USB PI – Università</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 29 May 2025 15:37:35 +0200</pubDate>
                        <title>Vogliono un’università più precaria e meno libera, USB dice no!</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/vogliono-ununiversita-piu-precaria-e-meno-libera-usb-dice-no-1538.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>L’approvazione dell’emendamento sulle nuove forme di precariato nelle Università completa il quadro di un vasto piano di ridefinizione della ricerca universitaria nel segno della precarietà con il primo effetto rappresentato da migliaia di licenziamenti degli attuali Ricercatori precari.</p>
<p>Le nuove forme di precarietà passate con l’emendamento si vanno ad aggiungere al contratto di Ricerca (ContRIC in seguito) che, solo all’università, viene interpretato sostanzialmente come un TD senza diritti, partorito dal tavolo dell’ARAN con l’approvazione di TUTTI i sindacati.</p>
<p>Un piano bipartisan che ha visto coinvolti, oltre a Governo e opposizione, i governi degli atenei e degli enti pubblici di ricerca, CRUI e CoPer, che arriva in risposta alle mobilitazioni che in queste settimane hanno animato le Università.</p>
<p>Seppure tecnicamente le 3 nuove forme di lavoro precario non aumentano il numero dei precari, impediscono di fatto a circa 30 mila RTDa e alla metà degli attuali assegnisti la partecipazione alle nuove forme contrattuali, predisponendo quindi il loro licenziamento, salvo dare il via libera alla loro stabilizzazione, ipotesi che non sembra essere nelle intenzioni del Governo. &nbsp;</p>
<p>Una complessiva ristrutturazione di cui faranno le spese anche quei settori tematici, non utili alle aziende e alla guerra, che <em>nell’Università Europea</em> rischiano l’eliminazione.</p>
<p>Il ContRic sostituisce, per decisione baronale, l’RTDa senza averne i diritti e avendo minor durata e la chiusura alla riforma Madia, questo per decisione dei firmatari all’ARAN. Negli enti di ricerca sarà, invece, un cococo.&nbsp;&nbsp; L’incarico post Doc è un cococo con limiti all’accesso per gli ‘anziani’, l’incarico di ricerca una borsa di studio a termine. TUTTI E 3 QUESTI CONTRATTI SONO ILLEGITTIMI PER LA NORMATIVA EUROPEA E USB LI DENUNCERA’ (non ci limiteremmo alle letterine come fanno altri, ma chiederemo la procedura di infrazione per l’Italia).</p>
<p>CHE FARE?</p>
<p>A fronte di fatti che purtroppo suffragano la nostra analisi, USB conferma la proposta, portata già in parlamento e al MEF il 12 maggio, di sostanziale costituzione di un settore di ricerca non docente all’università attraverso la stabilizzazione nei ruoli di TECNOLOGO a tempo indeterminato che, seppure peggiorato dagli accordi ARAN-sindacati rispetto a quello degli enti di ricerca, è la strada per arrivare al riconoscimento del diritto ad un lavoro stabile e garantito, nonché alla proroga degli attuali contratti precari nelle more della stabilizzazione.</p>
<p>Condizione necessaria per la realizzazione di questo percorso è lo stanziamento di risorse per un piano assunzioni straordinario e per il giusto riconoscimento delle professionalità e delle competenze del personale già di ruolo, con il passaggio di tutti i laureati magistrali a tecnologo (basta sotto-inquadramenti) e di tutti i tecnici-amministrativi con laurea breve o anzianità di servizio decennale alle elevate professionalità.&nbsp;</p>
<p>Un piano per difendere i diritti dei lavoratori, precari e non.</p>
<p>Un piano per difendere la ricerca dal suo utilizzo a fini bellici.&nbsp;</p>
<p>Venerdì 20 giugno sciopero generale e sabato 21 giugno manifestazione nazionale contro la precarietà, contro la guerra, per una Ricerca Pubblica libera e pacifista</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 28 May 2025 21:51:39 +0200</pubDate>
                        <title>5 SÍ... Nonostante tutto</title>
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                        <description>Nei giorni 8-9 giugno si voterà per i referendum promossi dalla Cgil e sul quesito per la cittadinanza dei migranti. Cinque quesiti ai quali USB invita tutte e tutti a rispondere con cinque SÍ.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify"><strong>Appoggiamo il sì ai 5 quesiti</strong>, sebbene USB ritenga&nbsp;rischioso lo strumento scelto per condurre la battaglia contro la precarietà e lo strapotere dei padroni sui posti di lavoro. Inoltre, la moderazione di alcuni quesiti referendari riduce la portata dei possibili risultati, che avrebbero dovuto avere un carattere ben più adeguato a contrastare lo schiavismo dilagante nel mondo del lavoro.</p>
<p class="text-justify">USB condivide anche&nbsp;<strong>il quinto quesito&nbsp;</strong>per estendere il diritto alla cittadinanza dei migranti dopo cinque anni di residenza, anche se tante altre norme che, ingiustamente, colpiscono cittadini stranieri che da anni lavorano e vivono onestamente con le loro famiglie nel nostro Paese non sono toccate. Un SÍ per&nbsp;<u>difendere lavoratori per bene dal ricatto d’imprenditori senza scrupoli e malavita organizzata</u>.</p>
<p class="text-justify">Per approfondire vi proponiamo il video registrato sul profilo You Tube di USB nel quale potrete seguire (10 minuti circa) la testimonianza-parere di&nbsp;<strong><u>cinque avvocati del Centro di Iniziativa Giuridica “Abdel Salam”</u></strong>&nbsp;(dal nome del sindacalista USB ucciso mentre partecipava ad una manifestazione per i diritti dei lavoratori a Piacenza) su ciascuno dei cinque quesiti referendari.</p>
<p class="text-justify">Conoscere per decidere, informarsi per partecipare.</p>
<h4 class="text-justify">Ecco il link:&nbsp; <strong>&nbsp;<u><a href="https://www.youtube.com/watch?v=7kPvo9dnyGc" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=7kPvo9dnyGc</a></u></strong></h4>
<p class="text-justify"><strong>Detto questo, è ragionevole affermare che almeno tre dei quattro quesiti sul lavoro proposti paiono formulati con il “freno a mano”. Vediamo perché:</strong></p>
<p class="text-justify">con&nbsp;<u><strong>il primo quesito</strong></u>&nbsp;si mira ad abrogare il “Jobs Act”, cioè il d.lgs. 4 marzo 2015 n.23, approvato a suo tempo dal governo PD a guida Renzi che eliminò il diritto alla reintegra per tutti i lavoratori assunti dopo il 7 marzo del 2015 e forfetizzò, riducendolo, il risarcimento a favore del lavoratore licenziato, fissandolo in due mensilità̀ per ogni biennio di servizio. È giusto abrogare questa norma ma la ratio di questa iniziativa avrebbe dovuto essere quella di ripristinare il diritto alla reintegra per tutti i lavoratori licenziati ingiustamente, come prevedeva originariamente l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, almeno per le aziende con più̀ di quindici dipendenti. E allora perché limitarsi all’abrogazione del Jobs Act, peraltro su questo punto già ridimensionato da diverse sentenze della Corte Costituzionale, e non proporre anche l’abrogazione della legge Fornero num. 92 del 2012 del governo Monti che aveva già̀ colpito seriamente l’articolo 18, riducendone la portata?</p>
<p class="text-justify">La conferma che l’esito positivo di questa proposta referendaria non sarebbe l’affermazione piena del diritto alla reintegra per i lavoratori ingiustamente licenziati si ha con&nbsp;<u><strong>il secondo quesito</strong></u>&nbsp;che punta ad eliminare il tetto delle sei mensilità per il risarcimento in caso di licenziamento illegittimo nelle aziende con meno di 15 dipendenti. Un quesito, quindi, che non mira ad affermare la prevalenza assoluta della dignità della persona davanti ad azioni riconosciute come illegittime, ma lascia la libertà al giudice di variare (auspicabilmente in aumento) il numero di mensilità che oggi la legge stabilisce, escludendo ogni possibilità di tornare nel proprio posto di lavoro. Un passo indietro, questo, anche rispetto al referendum del 2003, sostenuto anche dalla Cgil e dalla Fiom, che poneva la questione del reintegro anche nelle piccole aziende e che, allora, purtroppo non raggiunse il quorum.</p>
<p class="text-justify"><u><strong>Il terzo quesito</strong></u>&nbsp;mira ad imporre causali per i contratti a tempo determinato, abrogando le norme che in questi anni, da Renzi fino a Meloni (con una breve pausa del Decreto Dignità del primo governo Conte) hanno liberalizzato il sistema. Il contratto a tempo determinato andrebbe limitato a situazioni straordinarie e contingenti e invece è diventato un modo per addossare sui lavoratori i rischi di impresa dovuti alla volatilità dei mercati. In questo caso, unico tra i quattro quesiti, l’approccio è chiaro e netto. Se dovessero vincere i SÍ i cambiamenti positivi sarebbero significativi.</p>
<p class="text-justify">Con&nbsp;<u><strong>il quarto quesito</strong></u>&nbsp;si mira ad estendere alle imprese committenti il risarcimento per infortunio subito dal lavoratore dipendente delle aziende in appalto. Si intende così abrogare l’ultima parte dell’art.26, il comma 4, del d.lgs. 81 del 2008, che oggi mette al riparo le imprese committenti dai danni causati dall’attività delle imprese appaltatrici. Giusto. Ma perché chiamare gli italiani a votare su una norma particolare del sistema degli appalti e non porsi anche il problema di rimettere in discussione l’intero sistema che abusa di appalti e subappalti, producendo una riduzione dei diritti e delle retribuzioni per milioni di lavoratori? Se si volesse assestare un colpo ancor più incisivo a questo sistema si dovrebbe abrogare l’art.29 del d.lgs. 276 del 2003 con il quale il governo Berlusconi di allora e il ministro Sacconi trasformarono e liberalizzarono gli appalti, allargandone a dismisura le maglie al solo esercizio del potere organizzativo e direttivo nei confronti dei lavoratori utilizzati.</p>
<p class="text-justify"><strong>Sui temi sollevati - giustamente - dai referendum sarebbe necessaria prima di tutto una stagione di lotte di massa e radicali. Pochi, però, mettono in pratica tale lotta politica-sindacale.</strong></p>
<p class="text-justify"><strong>Per questo, USB conduce una campagna&nbsp;<u>indipendente</u>&nbsp;a sostegno di cinque SÍ.</strong></p>
<p class="text-justify"><strong>Perché, nonostante alcuni limiti dei quesiti e le obiettive contraddizioni dei promotori, partecipare è giusto, votare cinque SÍ è doveroso.</strong></p>
<p class="text-justify"><strong>Unione Sindacale di Base Pubblico Impiego – Università di Trieste</strong></p>
<p class="text-justify">Ferdinando ZEBOCHIN</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 23 May 2025 18:16:00 +0200</pubDate>
                        <title>FATTI NON INTERPRETABILI</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/fatti-non-interpretabili-2312.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>La delegazione USB stipula e sottoscrive l&#039;accordo sui &quot;sussidi&quot;</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso anno, lunedì 10 giugno 2024, Parte Pubblica convocava la delegazione sindacale per un “Approfondimento sulle risorse destinate alle misure di welfare” (rettorale num. 80580 del 04/06/2024);</p>
<p>10/06/2024: la componente USB interviene&nbsp;<u>immediatamente</u>&nbsp;in corso di seduta esponendo le proprie osservazioni, in particolare esponendo il proprio punto di vista sulle ragioni effettive dello scostamento fra risorse imputate a bilancio e spesa sostenuta, vale a dire il noto “buco” da 30.000,00 euro che, alla fine, sarà recuperato sui colleghi attraverso una corrispondente riduzione dei rimborsi.</p>
<p>Coerentemente, USB formalizza sin dal primo incontro con l'amministrazione la propria posizione sull’argomento, rispondendo alle affermazioni dell’amministrazione e facendosi carico di presentare un’articolata e motivata proposta alternativa.</p>
<p>Lo scopo dichiarato apertamente (con deposito al protocollo di Ateneo) è stato sempre&nbsp;<u>almeno triplice</u>:</p><ol> 	<li>Evitare che nel futuro possa accadere un ammanco di risorse a danno dei colleghi;</li> 	<li>Far applicare il principio costituzionale che più reddito hai, meno sussidi riceverai (principio “dimenticato” nei tre anni precedenti e causa determinante del buco di bilancio);</li> 	<li>Mettere nero su bianco che ogni, eventuale, residuo della &lt;gestione welfare&gt; deve essere reinvestito a favore del personale.</li> </ol><p>In più, USB ha chiesto fosse previsto uno specifico incontro sull’intera questione welfare, a consuntivo, decorso un anno dall’applicazione del nuovo accordo.</p>
<p>Giunti alla fine di questa lunga trattativa, maggio 2025, la delegazione USB ha verificato il raggiungimento dei suddetti obiettivi.</p>
<p>Nel contempo - anche tenendo conto delle proiezioni fatte dai competenti uffici dell’amministrazione - USB ha constatato che un diverso importo della fascia più bassa di ISEE determinerebbe uno scostamento stimabile attorno al 5 per cento sulla somma rimborsabile.</p>
<p>Detta variazione, essendo non significativa, non modifica la nostra volontà di aderire all’accordo a cui tanto abbiamo contribuito – documenti protocollati alla mano - durante i lunghi mesi per la sua stipula.</p>
<p>Spiace constatare che alcuni preferiscano attendere mesi e mesi per rendere conoscibile la loro posizione, mettendola nero su bianco e depositandola infine a protocollo di Ateneo.</p>
<p>Rattrista osservare che alcuni abbiano, correttamente, apposto la propria firma all’accordo e poi - “consigliati” altrimenti – siano stati spinti a ritirarla.</p>
<p>Sconforta verificare che non tutti credono nella supremazia della Rappresentanza sindacale eletta a suffragio diretto da tutto il personale tecnico-amministrativo.</p>
<p>Correttezza, coerenza, rispetto… Per alcuni parole buone ad ogni evenienza.</p>
<p>Per altri, sono uno stile di vita.&nbsp;</p>
<p>Chi volesse approfondire la lunga vicenda può leggere l'allegata nota USB, anch'essa opportunamente acquisita al protocollo di ateneo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>p. il coordinamento USB Pubblico Impiego – università di Trieste</p>
<p>Ferdinando ZEBOCHIN</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 13 May 2025 18:28:06 +0200</pubDate>
                        <title>Lavoratori e studenti in tutta Italia allo sciopero dei precari dell&#039;Università e degli Enti di Ricerca</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/iniziative-in-tutta-italia-per-lo-sciopero-dei-precari-delluniversita-e-degli-enti-di-ricerca-1846.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<h3 class="text-center"><strong>12 maggio, sciopero precari di università e enti di ricerca:&nbsp;<br /> iniziative in tutta Italia per la stabilizzazione dei precari e contro l’uso della ricerca a scopi bellici.<br /> &nbsp;⇒⇒ <a href="https://areastampa.usb.it/leggi-notizia/sciopero-precari-di-universita-e-enti-di-ricerca-iniziative-in-tutta-italia-per-la-stabilizzazione-dei-precari-e-contro-luso-della-ricerca-a-scopi-bellici-1725.html" target="_blank" rel="noreferrer">Il comunicato di USB Pubblico Impiego&nbsp;</a></strong></h3>
<h4>&nbsp;</h4>]]></content:encoded>
			
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