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            <title>Rss Feed universita.usb.it</title>
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            <description>Le ultime notizie di universita.usb.it</description>
            <language>it-it</language>
            
                <copyright>Unione Sindacale di Base</copyright>
            
            <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 16:33:15 +0200</pubDate>
            <lastBuildDate>Fri, 28 Aug 2026 16:33:15 +0200</lastBuildDate>
            
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                        <pubDate>Tue, 25 Aug 2026 23:07:46 +0200</pubDate>
                        <title>1° SETTEMBRE ORE 15:30 MONTECITORIO - PIAZZA CAPRANICA - CONFERENZA STAMPA: LA CONOSCENZA NON MARCIA!</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/1-settembre-ore-1530-montecitorio-piazza-capranica-conferenza-stampa-la-conoscenza-non-marcia-2328.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Nasce una petizione per l’interruzione e il divieto di qualsiasi tipo di collaborazione tra scuola, università, ricerca e filiera militare pubblica e privata.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify"><em>USB Università è impegnata a sostenere la Petizione contro la Militarizzazione di scuole e università, attraverso misure normative che vietino nel sistema scolastico e accademico progetti di didattica e ricerca con industrie belliche, con istituzioni che praticano il genocidio, oppressione coloniale, pulizia etnica e con organizzazioni internazionali che alimentano guerre e riarmo.</em><br /> <em>La Conoscenza non deve marciare, ma non si deve fermare: occorre in qualche modo passare al contrattacco.</em></p>
<p class="text-center"><em>–.––.––.––.––.––.––.––.––.––.––.––.––.––.––.––.––.––.––.––.––.––.––.––.–</em></p>
<h3 class="text-center"><strong>1° SETTEMBRE ORE 15:30 MONTECITORIO<br /> - PIAZZA CAPRANICA -<br /> CONFERENZA STAMPA: LA CONOSCENZA NON MARCIA!</strong></h3>
<p class="text-justify">Il cammino inesorabile che sembra aver intrapreso l’intero Occidente verso una guerra totale non risparmia l’istruzione: in diversi documenti ufficiali dell’UE, nel piano programmatico quinquennale del Governo Meloni, e in diverse dichiarazioni del ministro Crosetto, si evidenza la possibilità, finanche la irrinunciabile necessità di una incorporazione totale dell’istruzione di ogni ordine e grado (dalle elementari all’università) nell’economia e nell’ideologia bellica.&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Come campagna “La Conoscenza Non Marcia” abbiamo denunciato la crescente presenza militare nelle scuole come normalizzazione dell’apparato bellico e repressivo, dalle visite scolastiche in caserme e basi militari a corsi di formazione tenuti da forze dell’ordine ed esercito, così come il pericoloso definanziamento delle università che sta comportando una sempre più diretta canalizzazione dei fondi per la ricerca attraverso quell’industria della morte che abbiamo già visto all’opera nella complicità con il genocidio del popolo palestinese. Progetti come il Rome Technopole, o quello della cittadella dell’aerospazio a Torino, indicano una direzione pericolosa da arrestare immediatamente: da un lato il diretto assorbimento di grossa parte del settore della ricerca pubblica a servizio dell’industria militare, della NATO e dei progetti di riarmo dell’Unione Europea; dall’altro la presenza sempre più forte della Nato e di Leonardo (o di MBDA, o Thales) nei dipartimenti universitari, nella didattica e nella direzione degli ambiti di ricerca, travalicando, a quel punto, qualsiasi dibattito sensato sul “dual use”.&nbsp;</p>
<p class="text-justify">“La conoscenza non marcia” vuole fermare tutto ciò: docenti, ricercatori e ricercatrici, studenti e studentesse, lavoratrici e lavoratori non sono disposti a studiare e lavorare per fomentare guerre, riarmo e militarizzazione. Per questo abbiamo costruito una raccolta firme a sostegno di una petizione popolare per introdurre misure normative che vietino qualsiasi tipo di collaborazione tra scuola/università e filiera militare-industriale. La presenteremo con una conferenza stampa il prossimo 1 settembre alle ore 15:30 presso Montecitorio, Piazza Capranica, invitiamo la stampa e chiunque sia interessato a contribuire alla campagna a partecipare.</p>
<p class="text-justify"><strong>Campagna&nbsp; &quot;La Conoscenza Non Marcia&quot;</strong></p>
<p class="text-center">&nbsp;</p>
<p class="text-center">&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
                        		<enclosure url="https://universita.usb.it/fileadmin/archivio/universita/Conferenza_stampa_la_conoscenza_non_marcia.jpg" length="122147" type="image/jpeg"/>
                        	
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                        <pubDate>Wed, 12 Aug 2026 15:11:00 +0200</pubDate>
                        <title>FFO 2026: BERNINI, MA QUALE CRESCITA? IL TUO PAREGGIO È IN NEGATIVO!</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/ffo-2026-bernini-ma-quale-crescita-il-tuo-pareggio-e-in-negativo-1526.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Da settembre nelle università di tutto il paese: servono almeno 20 miliardi per università e ricerca!</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">È di questi giorni la notizia dello stanziamento del Fondo di Finanziamento Ordinario per gli atenei del 2026 da parte del MUR: la cifra è di 9,415 miliardi di euro, in cui quest'anno confluiscono oltre la quota base e la quota premiale anche l'intervento perequativo, i piani straordinari e gli aumenti stipendiali.</p>
<p class="text-justify"><strong>La Ministra Bernini parla di aumenti e investimenti per l'università pubblica, i giornali si riempiono di titoli entusiastici ma la realtà è ben diversa.</strong></p>
<p class="text-justify">In primis è da considerarsi la grave condizione di sotto finanziamento del nostro sistema accademico, costretto ad anni di tagli e austerità da parte dei governi di tutti i colori che hanno determinato lo svilupparsi di processi di privatizzazione e aziendalizzazione.&nbsp; Le cifre di cui oggi si parla sono assolutamente incapaci di intervenire in questa condizione.</p>
<p class="text-justify">Ma andiamo oltre: nel merito, la Ministra Bernini ha sul suo conto il taglio di circa mezzo miliardo di euro al FFO 2024, che ha determinato un peggioramento concreto delle condizioni di studenti, docenti, ricercatori e lavoratori dell'università.<br /> In poche parole, con questo taglio la Bernini ha privato gli atenei pubblici dell'aumento previsto per quell'anno dal patto di bilancio 2022. Gli stanziamenti degli anni successivi sono stati poi spacciati come grandi vittorie da parte del ministero ma, nella realtà, le cifre degli ultimi anni sono in linea rispetto alle previsioni di spesa fissate nel patto di stabilità del 2022, senza andare a recuperare il taglio del 2024.</p>
<p class="text-justify"><strong>Insomma, ora che ci si avvicina verso la scadenza del mandato di governo, il bilancio della Bernini è in negativo!</strong></p>
<p class="text-justify">La propaganda di governo trova un'ulteriore difficoltà di fronte a una questione molto chiara: la fine dei fondi PNRR, terminati a giugno, che negli ultimi anni, attraverso investimenti vincolati alle necessità strategiche UE, avevano costituito una delle principali fonti di finanziamento per gli atenei.</p>
<p class="text-justify">Insomma, altro che crescita: si riconferma l'endemico problema del sotto finanziamento dell'università pubblica che ne mette in discussione la sua sostenibilità e il suo sostentamento. Una condizione di cui per altro il Ministero è consapevole, come dimostrato dallo stanziamento dei 50 milioni di qualche settimana fa, che nemmeno riuscirà a coprire i costi dettati dall'inflazione.<br /> <strong>In termini percentuali, il Fondo di Finanziamento Ordinario 2026 per l'università costituisce appena lo 0,4% del PIL, facendo del nostro paese uno dei fanalini di coda in UE di spesa per l'istruzione terziaria.</strong></p>
<p class="text-justify">Se le parole della Bernini quindi parlano di maggiori opportunità per studenti, ricercatori e docenti, la realtà con cui abbiamo a che fare è radicalmente diversa e chi vive l'università ogni giorno lo sa bene. Gli studenti si trovano a fronteggiare sempre più spesso aumenti nella tassazione universitaria, il diritto allo studio non viene garantito, le borse di studio sono poche e insufficienti, le residenze universitarie, quando vengono costruite, sono sempre più in mano ai privati che speculano sul diritto all'abitare, la qualità della didattica è sempre più compromessa, con interi corsi e laboratori che saltano per mancanza di risorse.</p>
<p class="text-justify">Il personale TAB, costantemente dimenticato dalla ministra, vive sempre più con difficoltà la carenza di organico, l'esternalizzazione, le condizioni contrattuali, le inefficienze dimostrate dal comparto unico con la scuola e i salari che hanno perso oltre il 10% del potere di acquisto; i ricercatori, in questi anni, hanno visto un progressivo peggioramento della loro possibilità di fare ricerca, attraverso un incremento della precarietà e il taglio di fondi per la ricerca libera e di base.</p>
<p class="text-justify">Il sistema universitario in questo paese versa in una condizione preoccupante, che a più riprese ha destato allarmi tra gli stessi che questo sistema lo hanno costruito.</p>
<p class="text-justify">Una condizione che negli ultimi anni si è imposta anche all'attenzione del dibattito pubblico grazie allo mobilitazioni che in questi anni hanno saputo rompere il silenzio intorno alla condizione e alla funzione dell'università italiana.</p>
<p class="text-justify">Il disegno che questa classe dirigente sembra avere in testa è molto chiaro: come ha affermato Graziosi, l'università non deve avere alcuna funzione di emancipazione sociale, bensì deve costituire un sistema integrato con il mercato e la filiera produttiva per garantire lo sviluppo e la crescita del nostro paese all'interno della galassia UE, soprattutto in quei settori, come il militare e l'energetico, in cui siamo maggiormente arretrati. Questa direzione traspare dalle stesse parole della ministra, che si auspica investimenti sempre più mirati per lo sviluppo dell'attrattività e dell'internazionalizzazione dei poli della conoscenza. La ripartizione del FFO, con una quota premiale sempre più consistente calcolata sui criteri aziendalistici anvuriani, conferma questa volontà politica che, negli anni, ha determinato la formazione di pochi poli di eccellenza, molto competitivi, spesso situati nel Nord produttivo, a scapito dei poli di serie B, situati nel Sud, ridotti a meri esamifici. Un sistema di ripartizione volto a piegare l'università alle esigenze strategiche, politiche ed economiche della nostra classe dirigente che la Ministra Bernini non ha in alcun modo modificato ma, anzi, rafforzato attraverso un aumento del controllo sull'ANVUR.</p>
<p class="text-justify">Cara Ministra, non caschiamo di fronte all'ennesima bugia e, come abbiamo fatto negli atenei e nelle piazze di questo paese in questi anni, ribadiamo che serve un piano di finanziamento pubblico di almeno 20 miliardi per le università e un cambiamento di paradigma di questo modello universitario che sappia porre al centro la funzione di ascensore sociale e emancipazione individuale e collettiva che questo dovrebbe avere.&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Come Cambiare Rotta e USB già da settembre saremo nelle università per continuare a costruire conflitto e organizzazione tra i settori accademici che non accettano più di restare a guardare la nostra classe dirigente mentre ci condanna a un futuro fatto di precarietà e sfruttamento.</p>
<p class="text-justify"><strong>CAMBIARE ROTTA&nbsp;<br /> USB PI - UNIVERSITA</strong>'</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 07 Aug 2026 15:54:04 +0200</pubDate>
                        <title>USB UNIVERSITA’, RICERCA E AFAM al Ministero del Lavoro per dire basta! Il MUR diserta il Tavolo   </title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/usb-universita-ricerca-e-afam-al-ministero-del-lavoro-per-dire-basta-il-mur-diserta-il-tavolo-1604.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Rilanciare l’Università pubblica significa investire anche sulle persone che ogni giorno ne garantiscono il funzionamento. Più salario, più assunzioni, più diritti e più democrazia sono condizioni indispensabili per costruire un sistema universitario pubblico, accessibile e al servizio del Paese.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<h2 class="text-center"><strong>COMUNICATO STAMPA</strong></h2>
<p class="text-justify">Ieri 6 agosto, <strong>la delegazione USB P.I. dei Settori di&nbsp;Università, Ricerca e AFAM si è presentata alla convocazione del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali</strong>&nbsp;per esperire il tentativo preventivo di conciliazione in risposta allo stato di agitazione proclamato riguardo lo stallo drammatico nel quale i Settori di Università, Ricerca e AFAM versano ormai da troppo tempo.</p>
<p class="text-justify"><strong>Non si è presentato il MUR che ha disertato l’incontro: una sgarbata modalità per tirare dritto e disattendere le aspettative di migliaia di lavoratori e lavoratrici che aspettano, inutilmente da anni, adeguamenti economici, miglioramenti degli istituti contrattuali e ordinamentali, innovazioni che rispondano alle prospettive di sviluppo di Università, Ricerca e AFAM.</strong></p>
<p class="text-justify">Non sembra quindi che tali criticità siano oggetto dell’attenzione della Ministra, assente in sede prima ancora che alle conciliazioni.</p>
<p class="text-justify">USB P.I. rivendica la piattaforma che ha supportato la proclamazione dello stato di agitazione e che continuerà a sostenere le future iniziative.</p>
<p class="text-justify">Ribadiamo con forza che è necessario ed urgente&nbsp;per il personale di Università, Ricerca e AFAM:</p><ul> 	<li class="text-justify"><strong>Costituire il comparto di contrattazione separato</strong>&nbsp;dalla Scuola per Università,&nbsp;Ricerca e AFAM;</li> 	<li class="text-justify"><strong>Aumentare di almeno il 20% i fondi ordinari</strong>&nbsp;delle Istituzioni;</li> 	<li class="text-justify"><strong>Procedere con un piano straordinario di assunzioni per il precariato strutturale dei Settori</strong>;</li> 	<li class="text-justify"><strong>Aumentare i salari di non meno del 40%</strong>&nbsp;per far fronte alla netta perdita del potere di acquisto degli stipendi dei lavoratori dei nostri settori, ormai&nbsp;fanalino di coda rispetto al resto d’Italia e, quindi, d’Europa;</li> 	<li class="text-justify"><strong>Eliminare il blocco del 2016 sul salario accessorio</strong>, ormai insostenibile;</li> </ul><p class="text-justify">I settori&nbsp; Università, Ricerca e AFAM di USB si convocheranno per fine agosto per stabilire l’agenda di mobilitazione per l’autunno.</p>
<p class="text-justify">Nel frattempo USB si attiverà per costruire nel Decreto Legge&nbsp;PA, appena licenziato dal Consiglio dei Ministri, le risposte normative alla richiesta di tutela dei diritti del personale.<br /> &nbsp;</p>
<p class="text-justify">&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sun, 26 Jul 2026 22:10:00 +0200</pubDate>
                        <title>FORMIAMO UN MONDO NUOVO</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/default-e0ec9bbaf4-0021.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Si è concluso mercoledì 22 luglio la quinta edizione del “Sierra Maestra Camp”, organizzato dagli studenti medi di OSA e gli Universitari di Cambiare Rotta.</p>
<p class="text-justify">Anche quest’anno il numero degli studenti partecipanti è cresciuto e nel campeggio svoltosi a Paestum, si sono radunati oltre 800 giovani, che, in una estate torrida, hanno speso una parte delle loro vacanze estive in gruppi di studio, dibattiti ed assemblee su temi legati alla guerra, al diritto allo studio e alla situazione economica e politica del nostro tempo, il tutto in una cornice di autogestione.</p>
<p class="text-justify">Come USB Università, anche quest’anno abbiamo aderito all’iniziativa, condividendone, non solo lo spirito e le modalità, ma soprattutto i contenuti e il percorso tracciato, confermando ancora una volta l’alleanza fra studenti e lavoratori per la costruzione di un percorso di lotte unitario lungo l’asse della formazione scuola-università-ricerca e contro un oramai evidente processo di accelerazione delle politiche di riarmo che le classi dirigenti italiane ed europee hanno intrapreso.</p>
<p class="text-justify">Nel rispetto del tema generale “<strong>Connettere le lotte</strong>” appunto, l’intervento di USB Università ha voluto deliberatamente porre l’accento sul ruolo che il personale tecnico, amministrativo e bibliotecario svolge negli Atenei a garanzia di un servizio sempre più compromesso da tagli, riduzioni di organico, precarizzazione. Elementi che si traducono in una caduta della qualità dell’offerta universitaria, per altro in forme differenziate a seconda dei contesti territoriali, sociali ed economici.</p>
<p class="text-justify">Proprio per questa ricaduta sul sistema generale, USB Università ha ribadito che le lotte in difesa di questi lavoratori, dei loro salari e della loro dignità non sono battaglie di categoria, ma pezzi di una sfida totale che deve vedere studenti e lavoratori fianco a fianco.</p>
<p class="text-justify">Il focus del campeggio, dati gli eventi che contraddistinguono i nostri giorni si è svolto all’insegna della campagna “<strong>La conoscenza non marcia</strong>”, frutto di un lavoro di inchiesta e documentazione sulle politiche di riarmo e le campagne di militarizzazione nei luoghi della conoscenza e della ricerca, si è voluto tematizzare, mettendo a fuoco il problema, la questione del ruolo assegnato a scuola, università e ricerca nel riesumato keynesismo di guerra. Ciò sia sotto il profilo dei processi materiali di crisi tesi alla conversione di significativi pezzi di apparati produttivi nella produzione di dispositivi bellici e il ruolo assegnato ai luoghi della ricerca scientifica, sia sotto il profilo delle politiche culturali orientate alla predisposizione di un contesto entro cui sussumere la formazione scolastica tesa alla elaborazione di forme di legittimazione e assimilazione di una specifica ideologia di crisi.</p>
<p class="text-justify">Il fenomeno non ci è sconosciuto, posto che costituisce la sostanza del nucleo ideologico del Capitalismo nella sua rinnovata veste neoliberale affermatosi nel corso degli ultimi quattro decenni.</p>
<p class="text-justify">Proprio le rotture interne a questo modello di amministrazione della persistente crisi di valorizzazione capitalistica, con il susseguirsi sempre più ravvicinato di crisi finanziarie ed esplosioni di gigantesche bolle di capitale fittizio, guerre e caduta dell’ordine internazionale, crisi di egemonia dell’eccezionalismo americano e fratture politiche che accompagnano processi di polarizzazione sociale e accelerazione tecnologica, di centralizzazione di capitali e inaccettabile concentrazione di ricchezza, sono alla base della diffusione di forme di riesumazione violenta di una mitologia nazionale di marca fascista. Tanto inefficace nel porre i temi reali aperti dalla crisi in atto, quanto efficiente nel formulare brutali proposte di disciplinamento sociale e politico: è la sintesi tra arcaismo e modernità, tra tecnologia e mito.</p>
<p class="text-justify"><strong>Se la diagnosi ha un suo fondamento, allora la Conoscenza non deve marciare, ma non si deve fermare: occorre in qualche modo passare al contrattacco.</strong></p>
<p class="text-justify">Per questo nel pomeriggio del 18 luglio, circondati da centinaia di giovani di Cambiare Rotta e OSA, USB Università e tanti docenti universitari, singolarmente o in rappresentanza di diverse associazioni, si sono confrontati e hanno condiviso l’impegno a sostenere la Petizione contro la Militarizzazione di scuole e università, attraverso misure normative che vietino nel sistema scolastico e accademico progetti di didattica e ricerca con industrie belliche, con istituzioni che praticano il genocidio, oppressione coloniale, pulizia etnica e con organizzazioni internazionali che alimentano guerre&nbsp; e riarmo.<br /> Altresì, attraverso eventi nelle scuole su tematiche educative con forze armate e forze dell’ordine che, peraltro, esulano dai loro compiti specifici, oltre a difendere il diritto all’obiezione di coscienza dei lavoratori che per motivi etici, morali, culturali si rifiutano di partecipare ad attività con scopi bellici.</p>
<p class="text-justify">Riteniamo, dal punto di vista di lavoratori e lavoratrici organizzati in Unione Sindacale di Base negli Atenei italiani, che l’attuale ridefinizione del ruolo del sistema universitario italiano sia in funzione delle dinamiche di ristrutturazione del capitalismo italiano e delle sue storiche contraddizioni.</p>
<p class="text-justify">Sta anche a noi, tutti insieme, riannodare i fili che legano le soggettività del lavoro vivo nelle sue molteplici forme, quale che sia la specificità del proprio “operare” (di ricerca come tecnico, amministrativo o bibliotecario, studentesco così come di insegnamento fino a quanti operano in forme esternalizzate), contro la logica che sembra oggi costringere le Università a enti in perenne competizione alla ricerca continua di forme di finanziamento, ripristinandone invece la loro funzione di luoghi di produzione di sapere critico e di produzione scientifica ad “uso sociale”.</p>
<p>USB PI - Università</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 15:26:00 +0200</pubDate>
                        <title>Rimuovere le dinamiche di casta dall&#039;Università per difendere la sua funzione sociale </title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/rimuovere-le-dinamiche-di-casta-dalluniversita-per-difendere-la-sua-funzione-sociale-1548.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Un professore in quiescenza, ex Rettore dell’Università di Messina, già condannato per il reato di tentata concussione è stato designato dal Senato Accademico e dal CdA come componente del Nucleo di Valutazione dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<h5 class="text-center"><br /> <strong><u>COMUNICATO STAMPA</u></strong><br /> &nbsp;</h5>
<h4 class="text-center"><strong>Nomina controversa al Nucleo di Valutazione della Mediterranea.</strong></h4>
<h4 class="text-center"><strong>USB chiede il ritiro della nomina del prof. Francesco Tomasello</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Il resoconto ufficiale delle sedute del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione dell'Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria del 21 luglio 2026 evidenzia la designazione del prof. Francesco Tomasello, già Rettore dell'Università degli Studi di Messina e professore ordinario di Neurochirurgia in quiescenza, quale componente del Nucleo di Valutazione di Ateneo per la parte restante del mandato, in sostituzione del dimissionario avv. Francesco Dattola.</p>
<p class="text-justify"><strong>USB chiede pubblicamente agli organi di governo dell'Ateneo di ritirare questa nomina.</strong></p>
<p class="text-justify">Il Nucleo di Valutazione è un organismo centrale nella vita dell'università pubblica: verifica il corretto utilizzo delle risorse, valuta strutture e personale, esprime pareri sui requisiti dei percorsi formativi e svolge anche le funzioni di Organismo Indipendente di Valutazione.</p>
<p class="text-justify">È, in sostanza, uno dei principali presidi interni di legalità, trasparenza e qualità dell'istituzione universitaria. Chi ne fa parte è chiamato a valutare anche la correttezza dei processi attraverso i quali l'Ateneo recluta, valuta e promuove il proprio personale.</p>
<p class="text-justify">Appare dunque del tutto inopportuna la scelta di nominare in questo organismo una persona che ha riportato una condanna definitiva per tentata concussione continuata, commessa nella qualità di Rettore, in relazione a un concorso per professore associato bandito con decreto rettorale nel maggio 2005 presso la Facoltà di Veterinaria dell'Università degli Studi di Messina, a favore del figlio dell'allora preside della stessa Facoltà.</p>
<p class="text-justify"><strong>La pena non è stata scontata in quanto coperta dall'indulto. La condanna, tuttavia, resta. E con essa resta intatta la questione dell'opportunità istituzionale di affidare un incarico all'interno dell'organismo chiamato a vigilare sulla correttezza e sulla qualità delle procedure dell'Università pubblica.</strong></p>
<p class="text-justify">Per questo chiediamo di conoscere con chiarezza le modalità attraverso le quali si è arrivati a questa designazione.</p>
<p class="text-justify">È stato pubblicato un avviso pubblico? È stata predisposta una rosa di nominativi? Quali criteri di selezione sono stati adottati? Quali valutazioni sono state compiute dagli organi di governo dell'Ateneo prima di procedere alla nomina?</p>
<p class="text-justify">Chiediamo inoltre di sapere se il Regolamento per il funzionamento del Nucleo di Valutazione – OIV preveda specifici requisiti soggettivi per l'accesso all'organismo.</p>
<p class="text-justify">Per gli Organismi Indipendenti di Valutazione delle pubbliche amministrazioni, la normativa nazionale prevede requisiti di integrità e specifiche cause di incompatibilità, tra cui quelle connesse a condanne per reati contro la pubblica amministrazione. Vogliamo sapere se il regolamento della Mediterranea preveda criteri analoghi.</p>
<p class="text-justify">Se così non fosse, ci troveremmo di fronte a una grave lacuna regolamentare che, a nostro avviso, dovrebbe essere sanata con la massima urgenza.</p>
<p class="text-justify">L'Università pubblica calabrese vive di risorse pubbliche e delle tasse pagate dalle famiglie, spesso costrette a enormi sacrifici e, in molti casi, persino a indebitarsi per garantire ai propri figli la possibilità di studiare.</p>
<p class="text-justify">Dentro quelle stesse mura lavorano assegnisti di ricerca, dottorandi, precari della ricerca, personale tecnico e amministrativo. Persone che affrontano concorsi e selezioni senza padrini, senza scorciatoie e senza telefonate, e che attendono spesso per anni il riconoscimento del proprio lavoro e delle proprie professionalità.</p>
<p class="text-justify">A loro, agli studenti e all'intera comunità accademica va spiegato con quale metro vengono scelte le persone chiamate a controllare la correttezza delle procedure dell'Ateneo.</p>
<p class="text-justify">Perché quando viene meno la credibilità degli organismi di controllo, a rimetterci non è soltanto una nomina. A rimetterci è la credibilità dell'istituzione universitaria nel suo complesso.</p>
<p class="text-justify">E questo, per la Mediterranea e per l'Università pubblica, non ce lo possiamo permettere.</p>
<p><br /> Reggio Calabria, 23/07/2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Federazione provinciale USB di Reggio Calabria</strong>:&nbsp;<br /> Giuseppe Marra</p>
<p><strong>RSU Università Mediterranea</strong>:&nbsp;<br /> Giuseppe Toscano (Coordinatore)<br /> Amelia Canale (Componente)</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 19:56:21 +0200</pubDate>
                        <title>USB, la carenza di personale non deve essere considerata una condizione ordinaria!</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/usb-la-carenza-di-personale-non-deve-essere-considerata-una-condizione-ordinaria-2019.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>USB prende posizione sulle direttive operative che l’Università di Pisa ha “implementato”, per affrontare i casi di riduzione del personale presente nelle biblioteche dell&#039;ateneo. Tuttavia, la carenza di personale non è una situazione eccezionale ormai.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Care colleghe, cari colleghi,</p>
<p class="text-justify">riteniamo opportuno intervenire in merito alle &quot;Indicazioni operative da adottare nei casi di ridotta presenza in servizio di personale strutturato&quot; recentemente inviate al personale bibliotecario UniPI.</p>
<p class="text-justify">In ragione di una normativa nazionale che purtroppo rimane vaga circa il numero minimo di lavoratori sufficienti a garantire l'apertura al pubblico in sicurezza di biblioteche frequentate ogni giorno da centinaia di persone, il nostro Ateneo ha infatti disposto che&nbsp;<u>basta la presenza di un solo lavoratore strutturato e formato in materia di antincendio e primo soccorso, affiancato da una persona di supporto, ovvero studente collaboratore part-time o volontario del Servizio Civile</u>.</p>
<p class="text-justify">Intanto, pare a dir poco contraddittorio che in una università pubblica, in cui si emanano regolamenti etici e si dichiara di promuovere benessere, pari opportunità, salute e sicurezza, sia poi possibile anche solo immaginare&nbsp;<strong>che una persona da sola, benché formata, possa gestire in sicurezza un'intera struttura, grande o piccola che sia, per di più aperta al pubblico!</strong></p>
<p class="text-justify">Ancora più aberrante risulta poi&nbsp;<strong>il ricorso a studenti e volontari per sopperire, in realtà, alla sempre più grave carenza di personale e quindi di addetti formati alla gestione delle emergenze</strong>. Coinvolgere figure non dipendenti, non formate e quindi meno tutelate in un ambito così delicato, solo per risparmiare un po' di soldi, è davvero inaccettabile.</p>
<p class="text-justify">Ma lasciando da parte solo per un momento l'aspetto sicurezza, questo documento purtroppo va a dichiarare, tra le righe, che non c'è bisogno di assumere nuovi bibliotecari, dato che ne basta uno per struttura, magari affiancato da uno studente o da un volontario.</p>
<p class="text-justify">È del tutto evidente che all'Università di Pisa la professionalità dei bibliotecari è considerata un'inutile zavorra, tant'è che il loro ruolo viene ridotto ormai al solo presidio degli ingressi, con tutto il rispetto per chi questa mansione la svolge come compito principale.</p>
<p class="text-justify">La situazione descritta come emergenziale nelle suddette &quot;Indicazioni operative&quot; è già una realtà pressoché quotidiana, come potrà confermare qualsiasi collega afferente al Sistema Bibliotecario.</p>
<p class="text-justify">Ora, con questo documento se ne vuole sancire la normalità, accettando la resa ad&nbsp;<u>un modello di servizio sempre meno biblioteconomico e sempre più simile a un portierato, in cui si rincorre l'emergenza invece di costruire un piano strategico e programmatico di rilancio dell'intero Sistema Bibliotecario di Ateneo e anziché interrogarsi su come investire in personale, competenze e organizzazione.</u></p>
<p class="text-justify"><u>Si<strong> normalizza, appunto, la sopravvivenza giorno per giorno</strong></u>.</p>
<p class="text-justify">Già da tempo ci toccano contratti con meno tutele e stipendi sempre più poveri; già da tempo siamo diventati funamboli, in bilico tra la copertura delle carenze di personale e lo sforzo di garantire un servizio qualificato e costante a tutta la comunità accademica e alla cittadinanza.</p>
<p class="text-justify">Sempre più spesso ormai ci stanno mettendo nella condizione di non poter nemmeno più godere di quei&nbsp;<strong>minimi diritti che la normativa nazionale ancora concede</strong>:&nbsp;<u>ferie, permessi, flessibilità sono diritti già in gran parte compromessi e queste nuove regole vanno a negarli del tutto</u>.</p>
<p class="text-justify">Ma non basta, perché le &quot;Indicazioni operative&quot; sembrano ignorare ulteriori elementi non meno importanti.<br /> Ci si chiede, ad esempio, come si concilia, specialmente nelle giornate di rientro,&nbsp;<u>il diritto del dipendente alla pausa di un'ora</u>&nbsp;con la necessità di copertura continuativa della struttura sempre ai fini della sicurezza; e ancora, la necessità di presidiare la biblioteca va a confliggere con il diritto/dovere alla&nbsp;<u>formazione</u>&nbsp;e all’<u>aggiornamento professionale</u>&nbsp;e non solo.&nbsp;</p>
<p class="text-justify"><strong>Tutto ciò rende ancora più difficile garantire anche la sola gestione ordinaria del servizio, prima ancora che quella emergenziale!</strong></p>
<p class="text-justify">Non è possibile tollerare oltre tutto ciò:&nbsp;<strong>è necessario pretendere il rispetto della dignità e dei diritti di chi lavora</strong>.</p>
<p class="text-justify">Invitandovi a segnalarci ogni ulteriore criticità in merito, ribadendo la&nbsp;<strong>nostra completa disponibilità a sostenere le lotte per rivendicare i nostri diritti di lavoratori</strong>,&nbsp;<u>esortiamo anche la RSU a farsi carico</u>&nbsp;di questa insostenibile situazione, magari convocando quanto prima un'assemblea del personale SBA per decidere eventuali azioni da intraprendere.</p>
<p>USB - Università di Pisa</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 17 Jul 2026 18:14:06 +0200</pubDate>
                        <title>BORSE AGLI STUDENTI PALESTINESI: CIO’ CHE UNIGE NON DICE</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/borse-agli-studenti-palestinesi-cio-che-unige-non-dice-1818.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>L&#039;Università di Genova si contraddistingue per la sua decisione di coprire “solo” le spese di viaggio per quattro studenti palestinesi che hanno ottenuto borse di studio, sponsorizzate da un ente privato. Nel frattempo, ci sono ben 84 studenti che risultano iscritti ai corsi accademici dell&#039;Università di Genova che non ricevono alcun supporto concreto per iniziare il loro percorso di studi.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Abbiamo letto su alcuni quotidiani l’annuncio, in particolare attraverso le parole della Prorettrice all’internalizzazione (Prof.ssa Dameri) del pagamento da parte dell’Università di Genova del viaggio agli studenti Palestinesi che beneficeranno di quattro Borse di Studio finanziate dalla Fondazione Carige.</p>
<p class="text-justify">La governance dell’Ateneo non ha tuttavia risposto ad alcuni quesiti posti dal nostro sindacato e, in Senato Accademico, da una rappresentante degli studenti.</p>
<p class="text-justify">Non ha risposto, in particolare, in merito alla scelta di non aderire, diversamente da quanto fatto da molte altre Università italiane, alla prima edizione del Progetto IUPALS (che avrebbe garantito già a diversi studenti palestinesi di beneficiare di Borse) e di non finanziare con fondi propri altre Borse, come fatto da altri Atenei.</p>
<p class="text-justify">Considerato il fatto che l’Ateneo genovese ha sempre respinto l’adozione di provvedimenti significativi volti a interrompere (o riconsiderare) le collaborazioni scientifiche con Israele e con industrie il cui coinvolgimento in attività direttamente riconducibili al genocidio in corso è ritenuto ampiamente documentato, sostenendo (almeno nelle dichiarazioni di alcuni Senatori) che l’operato dell’Ateneo non debba essere guidato da motivazioni ideologiche, abbiamo anche chiesto, senza ricevere risposta, se questo sostentamento minimale agli studenti palestinesi non sia, in realtà, una scelta ideologica opposta.</p>
<p class="text-justify">Ci uniamo a chi ha chiesto che vengano fornite indicazioni operative e adottate soluzioni efficienti perché gli studenti possano effettivamente usufruire delle Borse.</p>
<p class="text-justify">Speriamo, infine, che vi sia un’azione politica forte affinché gli auspicati finanziamenti da parte di privati arrivino il più rapidamente possibile.</p>
<p><strong>USB UNIGE </strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 13 Jul 2026 08:12:00 +0200</pubDate>
                        <title>ESTATE ALLA UNIVERSITA&#039; MEDITERRANEA DI REGGIO CALABRIA. ADOTTA UN PINGUINO!</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/estate-alla-mediterranea-adotta-un-pinguino-0017.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>Quando gli impianti di climatizzazione non funzionano – in tutto o in parte – invece di eliminare definitivamente il problema, questa estate ecco l’idea geniale: arriva lui, il Pinguino.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Gli Spheniscidae, comunemente chiamati pinguini, sono uccelli marini adattati al freddo estremo.</p>
<p>Vivono in Antartide, in Nuova Zelanda, in Australia, in Sud America, in Sudafrica, alle Galápagos… e, a quanto pare, anche all’Università Mediterranea di Reggio Calabria.</p>
<p>Negli anni Settanta il “Pinguino” era un gelato. Poi è diventato una birra, una band musicale e, infine, il nome di un climatizzatore portatile.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Ed è proprio quest’ultimo ad essere diventato, suo malgrado, il simbolo dell’organizzazione estiva del nostro Ateneo.</p>
<p><strong>Perché quando gli impianti di climatizzazione non funzionano – in tutto o in parte – invece di eliminare definitivamente il problema, questa estate ecco l’idea geniale: arriva lui, il Pinguino.</strong></p>
<p>Il nostro Pinguino, molto rumoroso, però ha anche una dote speciale:&nbsp;<strong>lavora… con la finestra aperta!</strong></p>
<p>Infatti il grosso tubo di espulsione dell’aria calda esce semplicemente dalla finestra, senza una canalizzazione dedicata né una chiusura ermetica.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Mentre il Pinguino prova faticosamente a raffreddare l’ufficio, dalla stessa apertura il caldo esterno rientra con educata puntualità.</p>
<p><strong>L’importante è poter dire che “una soluzione è stata trovata”.</strong></p>
<p>Una sfida continua. Quasi una gara di resistenza tra il climatizzatore e l’estate reggina.</p>
<p>Non sappiamo chi vincerà.&nbsp;<strong>Sappiamo però chi paga la bolletta.</strong></p>
<p>Sul proprio sito istituzionale la Mediterranea indica tra i pilastri della propria&nbsp;<strong>Terza Missione</strong>&nbsp;<u>l’innovazione tecnologica, la sostenibilità ambientale e il dialogo con il territorio</u>. Forse è arrivato il momento di aggiornare anche il catalogo delle buone pratiche.</p>
<p>La vera innovazione energetica della Mediterranea sembra infatti essere il&nbsp;<strong>“raffrescamento condiviso”</strong>: una parte dell’aria fresca resta negli uffici, l’altra viene generosamente restituita all’ambiente attraverso finestre aperte e tubi di scarico.&nbsp;<strong>Un esempio concreto di Terza Missione.</strong></p>
<p>Peccato che, più che trasferimento di conoscenza, assomigli a un trasferimento di aria condizionata.</p>
<p>Del resto, ogni estate si ripete lo stesso copione.</p>
<p>Gli impianti si fermano.</p>
<p>Le temperature negli uffici diventano difficilmente sopportabili.</p>
<p>Le Organizzazioni Sindacali e la RSU segnalano puntualmente le criticità.</p>
<p>Quest’anno il Lotto D del DiGiES offre persino uno spunto di riflessione.</p>
<p>Nello stesso edificio, nelle stesse giornate, con le stesse temperature, alcuni lavoratori sono stati autorizzati a svolgere l’attività in lavoro agile perché gli ambienti risultavano incompatibili con condizioni di lavoro dignitose.</p>
<p>Altri colleghi, che operano nei locali del Lotto D ma afferiscono ad altre strutture dell’Ateneo, sono invece rimasti in presenza.</p>
<p>È una scoperta scientifica di assoluto rilievo. A quanto pare, il caldo distingue gli uffici.</p>
<p>O forse distingue i lavoratori.</p>
<p>Evidentemente anche le ondate di calore seguono disposizioni organizzative.</p>
<p>Ma il vero protagonista di questa storia è un altro:&nbsp;<strong>il tabù del lavoro agile</strong>.</p>
<p>Lo strumento esiste. È previsto dalla normativa, dal&nbsp;<strong>Regolamento di Ateneo sul lavoro agile (DR n.260/2023)</strong>. È stato pensato proprio per garantire la continuità dell’attività amministrativa anche in presenza di situazioni impreviste o emergenziali. Eppure continua ad essere trattato come un’eccezione da concedere con il contagocce, quasi fosse un favore e non un modello organizzativo moderno.</p>
<p>Così, invece di ricorrere tempestivamente allo strumento più semplice, più economico e più efficace per tutelare salute, sicurezza e continuità dei servizi, ci si ostina a rincorrere l’emergenza con soluzioni provvisorie.</p>
<p><strong>Il Pinguino diventa quindi il simbolo perfetto di una gestione che preferisce mettere una toppa piuttosto che risolvere definitivamente il problema.</strong></p>
<p>E dire che il caldo, a Reggio Calabria, non è certo un evento imprevedibile.</p>
<p>Qui l’estate non finisce con il calendario. Chi vive questa città sa bene che settembre è spesso soltanto il prolungamento di agosto.</p>
<p>Anzi, la tradizione popolare insegna che proprio nei giorni delle festività in onore della Madonna della Consolazione torna puntualmente il proverbiale “caldo di Festa Maronna”: un richiamo che ogni reggino conosce fin da bambino.</p>
<p>Per questo sorprende che ogni anno il caldo riesca ancora a cogliere impreparata l’Amministrazione.</p>
<p>Non servono altri Pinguini (tattici?). La soluzione non è l’acquisto di altri Pinguini.</p>
<p>Sempre nelle stesse condizioni.</p>
<p>Sempre con le stesse installazioni.</p>
<p>Sempre con gli stessi risultati.</p>
<p>Perché un Pinguino può essere una soluzione d’emergenza. Dieci Pinguini installati male diventano semplicemente un’emergenza più costosa.</p>
<p>Non servono interventi tampone destinati a durare il tempo di una stagione.</p>
<p>Non servono altre estati affrontate come se fossero eventi eccezionali.</p>
<p>Servono impianti efficienti.</p>
<p>Servono manutenzioni programmate.</p>
<p>Servono criteri uniformi e trasparenti.</p>
<p>Serve il coraggio di utilizzare senza pregiudizi il lavoro agile quando le condizioni ambientali lo rendono necessario, senza creare lavoratrici e lavoratori di serie A e lavoratori di serie B.</p>
<p>Perché il problema non è il caldo.</p>
<p>Il problema è continuare a farsi trovare impreparati davanti a qualcosa che, ogni anno, arriva con la stessa puntualità.</p>
<p>Sei un lavoratore della Mediterranea?</p>
<p>La temperatura del tuo ufficio è al limite della tollerabilità?</p>
<p>L’impianto di climatizzazione è fermo?</p>
<p>Ti hanno consegnato un climatizzatore portatile sperando che basti?</p>
<p>Adotta un Pinguino!</p>
<p>Dalla zoologia al gelato.</p>
<p>Dalla musica alla birra.</p>
<p>Fino agli uffici della Mediterranea.</p>
<p>Ormai un Pinguino non si nega a nessuno.</p>
<p>Peccato che, invece di raffreddare gli uffici, rischi solo di raffreddare la fiducia dei lavoratori nella capacità della governance di programmare, decidere e prevenire.</p>
<p>E questa, purtroppo, non è satira.</p>
<p>È cronaca.</p>
<p>&nbsp;Continueremo a vigilare affinché siano garantite condizioni di lavoro conformi alla normativa in materia di salute e sicurezza e siano adottate misure organizzative uniformi per tutto il Personale interessato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>p/USB PI - Università Mediterranea di Reggio Calabria -</p>
<p>Giuseppe Toscano</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 07 Jul 2026 16:59:40 +0200</pubDate>
                        <title>Bernini ritiri le nuove linee guida subito! Presidio Giovedì 09/07 h.11:00 sotto il Ministero dell&#039;Università e della Ricerca, Roma</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Le nuove linee guida per l'ingresso, il soggiorno e l'immatricolazione degli studenti internazionali, varate dal Ministero dell'Università e della Ricerca, rappresentano un attacco frontale e ideologico contro gli studenti extra-UE.&nbsp;</p>
<p>Si tratta di un dispositivo di esclusione classista e razzista che mira a colpire duramente sia chi tenta di accedere ai nostri atenei, sia chi è già iscritto e sta portando avanti il proprio percorso di studi.</p>
<p>Questo provvedimento introduce barriere insormontabili e spudatamente discriminatorie:&nbsp;</p>
<p>* *𝗟'𝗮𝗿𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗲𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗹𝗶𝗻𝗴𝘂𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗳𝗶𝗹𝘁𝗿𝗼 𝘀𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼:*</p>
<p>Viene imposto l'obbligo di un'abilitazione di livello B2 in lingua italiana.&nbsp;</p>
<p>Una misura che si configura come un vero e proprio ricatto, applicato con feroce specificità e accanimento *proprio contro gli studenti palestinesi*, ai quali si pretende di imporre standard burocratici surreali mentre si nega loro il diritto alla vita e allo studio.</p>
<p>* *𝗟’𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗼𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗮𝘇𝘇𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼:*</p>
<p>Viene demandata alle rappresentanze diplomatico-consolari la valutazione del presunto &quot;rischio migratorio&quot;. Una scusa per criminalizzare a priori il desiderio di formazione, trasformando i visti di studio in una concessione arbitraria basata su logiche di polizia e non sul diritto universale alla conoscenza.</p>
<p>Gli effetti di questa politica reazionaria e complice sono già drammaticamente visibili. Decine di studenti e studentesse palestinesi sono&nbsp;oggi&nbsp;bloccati a Gaza con il pretesto di non possedere la certificazione di italiano.</p>
<p>&gt; *ᴄʜɪᴇᴅɪᴀᴍᴏ ᴀʟʟᴀ ᴍɪɴɪsᴛʀᴀ ʙᴇʀɴɪɴɪ: ᴅᴏᴠᴇ ᴅᴏᴠʀᴇʙʙᴇʀᴏ sᴛᴜᴅɪᴀʀᴇ ǫᴜᴇsᴛɪ ʀᴀɢᴀᴢᴢɪ? ɪɴ ǫᴜᴀʟɪ ᴀᴜʟᴇ ᴅᴏᴠʀᴇʙʙᴇʀᴏ ᴘʀᴇᴘᴀʀᴀʀᴇ ᴜɴ ᴇsᴀᴍᴇ ᴅɪ ʟɪɴɢᴜᴀ, sᴇ ɪsʀᴀᴇʟᴇ ʜᴀ sᴄɪᴇɴᴛɪғɪᴄᴀᴍᴇɴᴛᴇ ᴘᴇʀᴘᴇᴛʀᴀᴛᴏ ᴜɴᴏ sᴄᴏʟᴀsᴛɪᴄɪᴅɪᴏ?* &gt;&nbsp;</p>
<p>L'entità sionista ha raso al suolo ogni singola università di Gaza, distrutto centinaia di scuole, assassinato rettori, docenti, ricercatori e migliaia di studenti. Davanti alle macerie di un intero sistema educativo e al genocidio in corso, il governo italiano non solo si rende complice politico e militare del massacro, ma alza muri burocratici per impedire a chi sopravvive di ricostruire la propria vita e il proprio futuro.</p>
<p>𝘼𝙡𝙡𝙤 𝙨𝙩𝙚𝙨𝙨𝙤 𝙩𝙚𝙢𝙥𝙤, 𝙨𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙖𝙨𝙨𝙞𝙨𝙩𝙚𝙣𝙙𝙤 𝙖𝙡𝙡'𝙚𝙨𝙥𝙪𝙡𝙨𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙨𝙞𝙡𝙚𝙣𝙯𝙞𝙤𝙨𝙖 𝙙𝙞 80 𝙨𝙩𝙪𝙙𝙚𝙣𝙩𝙞 𝙩𝙪𝙣𝙞𝙨𝙞𝙣𝙞 regolarmente iscritti nei nostri atenei, che si vedono revocare o negare il permesso di soggiorno nonostante abbiano già sostenuto esami e versato tasse, in una logica di pura persecuzione dei corpi e dei diritti dei migranti.</p>
<p>*𝗚𝗶𝗼𝘃𝗲𝗱ì 𝟵 𝗟𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼: 𝗦𝗰𝗲𝗻𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗻 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮!*</p>
<p>Questo pacchetto di norme non è un incidente di percorso, ma si inserisce perfettamente nelle politiche di forte chiusura e militarizzazione delle frontiere che attraversano l'intera Unione Europea.</p>
<p>Per questo,*𝐠𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝ì 𝟗 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐬𝐚𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐢𝐧 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐌𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐔𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭à 𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚*. Pretendiamo un incontro immediato e il ritiro istantaneo di queste linee guida della vergogna.</p>
<p>Vogliamo un'università che non sia la stampella delle politiche imperialiste e coloniali. Vogliamo un sapere che coltivi la solidarietà internazionalista, che *𝐫𝐨𝐦𝐩𝐚 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐚𝐝𝐞𝐦𝐢𝐜𝐨, 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐞 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐈𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐞* e che sostenga attivamente i popoli in lotta per l'autodeterminazione e contro l'oppressione, da Cuba alla Palestina.</p>
<p>𝐂𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨, 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝐫𝐚𝐳𝐳𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨: 𝐥'𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢𝐞𝐫𝐞!* *𝐁𝐞𝐫𝐧𝐢𝐧𝐢 𝐫𝐢𝐭𝐢𝐫𝐚 𝐥𝐞 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐞 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚!*</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 03 Jul 2026 10:20:07 +0200</pubDate>
                        <title>USB PI UNIVERSITÀ DI SIENA: DIFFIDA ALL’ATENEO SU ORARI E DIRITTI</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/usb-pi-universita-di-siena-diffida-allateneo-su-orari-e-diritti-1024.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">L'USB PI, insieme a FLC CGIL, UIL RUA, SNALS CONFSAL e FGU GILDA, ha inviato una formale diffida all'Università di Siena per il comportamento unilaterale dell’Amministrazione sulla gestione degli orari di lavoro.</p>
<p class="text-justify">La Direttrice Generale ha imposto una nuova disposizione su aperture e chiusure delle strutture pubblicandola il giorno dopo l'informativa. Questa mossa ha violato il CCNL, azzerando i 5 giorni di preavviso e negando il confronto sindacale.</p>
<p class="text-justify">Il provvedimento riduce le fasce pomeridiane estive (15 luglio – 31 agosto), facendo coincidere l'ingresso del personale con l'apertura delle strutture, riduce la flessibilità oraria e impedisce di completare le ore contrattuali, danneggiando gravemente la conciliazione vita-lavoro.</p>
<p>Pertanto, &nbsp;CHIEDIAMO:</p><ul> 	<li><strong>La sospensione immediata della disposizione della Direttrice Generale.</strong></li> 	<li><strong>L’apertura urgente del tavolo di confronto previsto dal contratto.</strong></li> 	<li><strong>Esigiamo il rispetto dei diritti.</strong></li> </ul><p>In allegato i testo della diffida.</p>
<p><strong>USB Pubblico Impiego – Università di Siena</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:28:00 +0200</pubDate>
                        <title>50 MILIONI al FFO: UNA MISURA TAPPABUCHI CHE CERTIFICA IL DEFINANZIAMENTO DELL&#039;UNIVERSITA&#039;</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/50-milioni-al-ffo-una-misura-tappabuchi-che-certifica-il-definanziamento-delluniversita-1735.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>L&#039;annuncio della Ministra Anna Maria Bernini di un ulteriore stanziamento di 50 milioni di euro per il sistema universitario rappresenta, prima ancora che una buona notizia, una clamorosa ammissione: “le risorse finora destinate alle università italiane erano e restano insufficienti”.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">La Ministra ha motivato questo intervento sostenendo che le nuove risorse serviranno ad aiutare gli atenei che stanno affrontando maggiori difficoltà di bilancio, aggravate dall'aumento dei costi di funzionamento e dalla necessità di garantire la sostenibilità economica del sistema universitario. L'obiettivo dichiarato è quello di evitare che tali criticità compromettano le attività istituzionali di didattica e ricerca e di accompagnare il consolidamento del valore “premiale” del Fondo di Finanziamento Ordinario.</p>
<p class="text-justify">L'aumento dei finanziamenti, infatti, dovrebbe fungere da intervento correttivo nella distribuzione della quota premiale del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), che è legata alla valutazione anvuriana della qualità della ricerca e ad alcuni indicatori di performance specifici. Dal 2025, questa quota è stata aumentata, portandola al 30% delle risorse totali destinate alle università pubbliche. Tale misura ha finito per favorire principalmente gli atenei già più solidi e competitivi, grazie alle loro maggiori dimensioni, migliori infrastrutture e un contesto territoriale più favorevole. Di conseguenza, le università situate in aree più svantaggiate o caratterizzate da contesti complessi, in particolare nel centro-sud e nelle isole, hanno subito un'ulteriore penalizzazione.</p>
<p class="text-justify">Oggi, è la stessa Ministra a riconoscere che molti atenei necessitano di risorse aggiuntive per far fronte ai propri bilanci. Anche se da mesi, assieme al Governo, ha sostenuto che non vi fossero tagli e che il Fondo di Finanziamento Ordinario fosse addirittura ai livelli più alti della sua storia, rivendicando una crescita degli stanziamenti e definendo infondate le preoccupazioni espresse da lavoratrici, lavoratori, studenti e organizzazioni sindacali, questo intervento non può mettere in evidenza il contrario.</p>
<p class="text-justify">Se occorre reperire altri 50 milioni per scongiurare situazioni di difficoltà, diventa evidente che le denunce avanzate in questi mesi erano fondate. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Ciò conferma come, per via delle politiche di austerità portate avanti dai governi di tutti i colori, il sistema universitario soffra di un sottofinanziamento cronico e di criteri di distribuzione iniqui che non fanno altro che consolidare le disuguaglianze già esistenti e alimentare una competizione esasperata tra gli atenei pubblici italiani. Inoltre, tali criteri spesso non rispecchiano adeguatamente la qualità dell’offerta didattica, dei servizi agli studenti e il ruolo sociale fondamentale delle università pubbliche.</p>
<p class="text-justify">USB PI-Università e Cambiare Rotta rifiutano la narrazione secondo cui questi interventi sarebbero sufficienti o rappresenterebbero una svolta. Cinquanta milioni sono una cifra del tutto irrisoria rispetto ai fabbisogni reali del sistema universitario e non compensano anni di sottofinanziamento, né l'aumento dei costi sostenuti dagli atenei. Anche la CRUI, pur esprimendo apprezzamento per gli incrementi annunciati, ha evidenziato il peso crescente delle spese di funzionamento e del personale sui bilanci universitari.</p>
<p class="text-justify">Lo scarso finanziamento, in generale, produce effetti concreti e pesantissimi su tutti i settori del mondo accademico e sull’intero sistema dell’alta formazione.</p>
<p class="text-justify">Per il personale tecnico, amministrativo, bibliotecario e CEL significa organici insufficienti, salari bloccati e nessun riconoscimento di carriera, di professionalità, mancato ricambio generazionale, esternalizzazioni, aumento dei carichi di lavoro e crescente difficoltà nel garantire servizi essenziali alla comunità accademica.</p>
<p class="text-justify">Per il personale docente e ricercatore significa minori possibilità di assunzione, blocco delle carriere, crescita del precariato, carichi didattici e amministrativi sempre più gravosi e difficoltà nel programmare attività di ricerca di qualità. La mancanza di risorse costringe gli atenei alla ricerca di finanziamenti privati rinunciando anche alla ricerca di base.</p>
<p class="text-justify">Per gli studenti significa un'offerta formativa ridotta, servizi sempre meno adeguati, laboratori e biblioteche con risorse insufficienti, diritto allo studio non garantito, con carenze e ritardi nelle borse di studio e carenza di alloggio pubblici e accessibili, e il rischio che gli atenei siano costretti a reperire risorse aumentando la contribuzione studentesca, come successo, per esempio, già a Genova e Pisa.</p>
<p class="text-justify">Sono problemi che denunciamo da tempo, su cui abbiamo costruito percorsi di lotta e mobilitazione, come nel caso dello sciopero del 7 maggio, e che non possono essere risolti con interventi tampone o annunci mediatici.</p>
<p class="text-justify">Se davvero la Ministra ha finalmente preso atto che le risorse disponibili non sono adeguate, allora occorre trarne tutte le conseguenze. Serve un piano straordinario e pluriennale di rifinanziamento dell'università pubblica che riporti l'Italia almeno in linea con la media europea per investimenti in istruzione superiore e ricerca. Servono finanziamenti stabili, non misure occasionali; servono assunzioni strutturali di docenti e personale tecnico-amministrativo; serve investire nel diritto allo studio, nella ricerca pubblica e nella qualità della didattica.</p>
<p class="text-justify">L'università italiana non ha bisogno di interventi simbolici, ma di un cambio di rotta nelle politiche di finanziamento. La Ministra dovrebbe riconoscere con chiarezza che le mobilitazioni di questi mesi avevano individuato il problema reale: il taglio della spesa pubblica per università e ricerca non solo colpisce trasversalmente i settori accademico, ma costituisce un elemento determinante nell’integrazione dell’università con il mercato attraverso i processi di aziendalizzione e privatizzazione che ne conseguono. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> USB e Cambiare Rotta, saldando l'alleanza tra studenti, lavoratori, ricercatori e docenti continueranno a mobilitarsi affinché il finanziamento dell'università pubblica diventi una priorità politica e non l'oggetto di interventi parziali e tardivi. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Di tutto questo discuteremo alla tavola rotonda “Connettere le lotte per formare un mondo diverso” il 19 luglio al Sierra Maestra Camp, dove ci organizzeremo per rilanciare la lotta a partire da settembre.</p>
<p>USB PI - Università&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; CAMBIARE ROTTA</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 29 Jun 2026 18:06:40 +0200</pubDate>
                        <title>USB UNIVERSITA&#039;: PIATTAFORMA CONTRATTUALE CCNL 2025-2027</title>
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                        <description>RIPRENDIAMOCI SALARIO E DIRITTI!    
PIÙ STIPENDIO • PIÙ ASSUNZIONI • PIÙ DIRITTI • PIÙ UNIVERSITÀ PUBBLICA




</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<h3 class="text-center"><strong>AL VIA I SALDI D’ESTATE:<br /> SOTTOSCRITTO IL RINNOVO CCNL UNIVERSITA’ 2025-2027</strong></h3>
<p>Per USB, il rinnovo contrattuale rappresenta un’occasione fondamentale per aprire un serio confronto sull’emergenza salariale, sulle tutele contrattuali e sulla precarietà, con l’obiettivo di riportare i salari a un livello dignitoso, per migliorare la condizione del personale negli Atenei.</p>
<p class="text-center"><strong>Purtroppo, si è trasformata ancora una volta in un’occasione persa. </strong></p>
<p class="text-justify">Il ruolo storico<strong> </strong>della contrattazione collettiva è in crisi, soprattutto per quanto riguarda il nodo della adeguatezza dei salari, ma anche per la sua capacità di affrontare le crisi occupazionali, i diritti e, più in generale, le trasformazioni del lavoro.</p>
<p class="text-justify">Siamo sempre più convinti che sia urgente riformare<strong> </strong>il<strong> </strong>&nbsp;modello contrattuale e il sistema delle relazioni sindacali, partendo dalla rivisitazione del Comparto che, nella sua forma attuale, non riesce a rispondere adeguatamente alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Università.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Abbiamo già condiviso le nostre opinioni su questo rinnovo contrattuale in molteplici occasioni. Perciò, vediamo nella firma dell'accordo un'opportunità favorevole per promuovere la piattaforma contrattuale di USB Università. Mettiamo in rilievo i contenuti di questa piattaforma e il principio della &quot;libertà sindacale&quot;, garantito dall'articolo 39 della Costituzione, che deve essere sempre più riconosciuto e apprezzato.</p>
<p class="text-justify">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;___________________________________________________________</p>
<h5 class="text-justify"><strong>La piattaforma per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) 2025-2027 nasce dalla volontà di restituire dignità, potere d'acquisto e prospettive di crescita al Personale TAB che ogni giorno garantisce il funzionamento degli Atenei.&nbsp;</strong></h5>
<h5 class="text-center"><strong>IL FUTURO DELL'UNIVERSITÀ DIPENDE&nbsp;DA CHI LA FA VIVERE OGNI GIORNO&nbsp;<br /> LEGGI, DISCUTI E SOSTIENI LA PIATTAFORMA USB&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong></h5>
<p class="text-center">—————————</p>
<h4 class="text-center"><strong><em><u>L'Università Italiana al Bivio</u><br /> &nbsp;&nbsp; <u>Riforme neoliberali, crisi e necessità di un'inversione di rotta</u></em></strong></h4>
<p class="text-justify">Negli ultimi 15 anni, l'Università italiana è stata profondamente trasformata dal susseguirsi di riforme aziendalistiche allineate alle politiche neoliberali di contrazione dei costi e di drastica riduzione della spesa pubblica. &nbsp;</p>
<p class="text-justify">Queste trasformazioni hanno significativamente indebolito il sistema universitario privandolo del suo ruolo pubblico di generatore di benessere sociale e riducendo l'Istruzione superiore a un processo finalizzato alla produzione di conoscenze rispondenti alle mutevoli esigenze dei mercati.&nbsp; Tra le conseguenze più critiche si evidenzia la crescente subordinazione della ricerca agli interessi del complesso industriale-militare, a discapito delle reali necessità della società.</p>
<p class="text-justify">A complicare ulteriormente la situazione, il finanziamento pubblico dell'università (FFO) è stato ristrutturato secondo criteri premiali e competitivi, con processi valutativi macchinosi che hanno rafforzato la logica di mercato. Questo modello ha acuito il divario territoriale, privilegiando i poli d'eccellenza e aggravando le disparità tra atenei.</p>
<p class="text-justify">Nel contesto più ampio della crisi del neoliberismo, caratterizzata da shock economici, tensioni geopolitiche e guerre, le politiche di austerità si sono intensificate.</p>
<p class="text-justify">Tagli ai costi, riduzione delle spese sociali e crescente militarizzazione hanno colpito duramente università e ricerca.&nbsp; &nbsp;Le conseguenze includono blocco degli stipendi, carichi di lavoro insostenibili, precarietà diffusa per ricercatori e personale, tecnologizzazione esasperante.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> A questo si aggiunge un progressivo deterioramento del diritto allo studio, che riduce l'accessibilità all'istruzione superiore per larghe fasce della popolazione.&nbsp;&nbsp; .</p>
<p class="text-justify">La marginalizzazione dei sindacati, svuotati di potere decisionale da modelli contrattuali centralizzati e restrittivi, relegati oramai al ruolo di comprimari, peggiora ulteriormente il quadro, indebolendo la tutela del Personale TAB.</p>
<p class="text-justify">Come USB, riteniamo urgente riformare il sistema contrattuale e le relazioni sindacali.</p>
<p class="text-justify">È fondamentale ripensare il comparto Scuola, Università, Ricerca e Afam per superare vincoli salariali imposti dalle varie normative e ripristinare l'autonomia negoziale come fondamentale leva delle politiche per il personale dei diversi settori coinvolti. Solo un contratto equo potrà garantire i diritti dei lavoratori e migliorare i servizi pubblici.<br /> È tempo di pretendere un reale cambiamento: maggiori investimenti, tutele e rispetto per chi si impegna ogni giorno a far funzionare le strutture pubbliche.</p>
<p class="text-justify">Dobbiamo recuperare lo spirito originario del lavoro nella Pubblica Amministrazione e negli Atenei, quel pilastro che una volta proteggeva sia i diritti dei lavoratori sia i diritti dei cittadini di accedere a servizi adeguati ed equi.&nbsp;<br /> <strong>⇒ <em>continua la lettura nel documento allegato</em></strong></p>
<p>USB PI - Università</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 19 Jun 2026 08:06:00 +0200</pubDate>
                        <title>TUTTO È ILLUMINATO! (erano cose delicate)</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/tutto-e-illuminato-erano-cose-delicate-0014.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Lo scorso 28 aprile, con il comunicato intitolato “Sono cose delicate”, questa organizzazione sindacale di base ha voluto richiamare l’attenzione del personale sulla mancanza di trasparenza e sull’inosservanza dei principi, anche i più elementari e condivisi, posti a tutela di un fondamentale diritto di cittadinanza:&nbsp;<br /> essere informati su come vengono spesi i denari pubblici (soldi prelevati dai lavoratori e dalle loro famiglie attraverso le imposte), per quali iniziative, a favore di chi e con quali criteri.</p>
<p class="text-justify">Al riguardo, questo sindacato depositava al protocollo di ateneo una richiesta di accesso civico ex Decreto delegato 33/2013, art. 5 (già allegata al nostro comunicato) allo scopo di consentire a tutte e tutti di conoscere nei dettagli l’iniziativa “management dell’università e della ricerca”.</p>
<p class="text-justify">In pratica, l’ateneo – cioè noi – si sobbarca tutti i costi necessari per consentire a due dipendenti di frequentare un master presso la Graduate school of management dell’Università statale politecnica di Milano.</p>
<p class="text-justify">La direzione generale replicava indicando a USB solo alcuni dati, sorvolando sulla pubblicazione della procedura di selezione nella sezione trasparenza e, di male in peggio, dichiarando non ostensibili, dunque sostanzialmente segretati, i nominativi dei due colleghi usciti vincitori da una siffatta procedura.</p>
<p class="text-justify">USB non arretra e, senza tener in alcun conto bizze e strepiti scomposti, ricorre agli strumenti previsti dall’ordinamento e presenta formale istanza di riesame contro la segretezza imposta dalla direzione generale.</p>
<p class="text-justify">Al ricorso depositato al protocollo di ateneo da USB il 13/05/26, con il num. 75926, fa seguito formale risposta ex D.Lgs 33/13, art. 5, comma 7, da parte della Responsabile pro tempore della prevenzione della corruzione e della trasparenza.</p>
<p class="text-justify">La Garante per la trasparenza e l’anticorruzione risponde (prot. num. 84475 del 03/06/2026) dando piena ragione alle formali, argomentate motivazioni di USB:&nbsp;<br /> “<em>la procedura, per le sue caratteristiche, è sostanzialmente assimilabile a una procedura selettiva e rientra pertanto nell’ambito degli obblighi di trasparenza</em>”.</p>
<p class="text-justify">La linea della direzione generale esce perdente ad opera dello stesso ateneo, attraverso i suoi organi di garanzia (già questo imporrebbe una seria riflessione…).</p>
<p class="text-justify">Infine, in data 11 giugno ’26, la direzione generale è costretta a far pubblicare i dati richiesti e a rendere visibili i nominativi delle colleghe uscite vincitrici.</p>
<p class="text-justify">Nella sezione trasparenza dell’ateneo, nella parte dedicata &lt;<a href="https://portale.units.it/it/ateneo/lavora-con-noi" target="_blank" rel="noreferrer">Lavora con noi - concorsi, selezioni, avvisi, mobilità</a>&gt;, fra le &lt;Selezioni riservate – Scadute in atto&gt; troverete quanto pubblicato questa mattina (oppure usate il link che segue).</p>
<p class="text-justify">In più, rendiamo pubblica la lettera della direzione generale nella quale, fra l’altro, si indicava in 40.000,00 il costo complessivo a carico del bilancio di ateneo (cioè a nostro carico).</p>
<p class="text-justify">Al riguardo, USB è dell’opinione che il costo complessivo potrebbe essere significativamente superiore a quanto indicato dalla direzione generale. Soldi che saranno tolti al budget dedicato alla formazione di tutto il personale TA di ateneo.</p>
<p><strong>TUTTO DEVE ESSERE ILLUMINATO (in attesa del Job posting…).&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong></p>
<p><strong>&nbsp;</strong>Ecco il link della sezione trasparenza:&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://amm.units.it/node/54940/scadatto" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>https://amm.units.it/node/54940/scadatto</strong></a></p>
<p>Unione Sindacale di Base - Pubblico Impiego – Università di Trieste</p>
<p>coord. Ferdinando Zebochin</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 27 May 2026 18:00:42 +0200</pubDate>
                        <title>Contratto collettivo integrativo 2026 all’Università dell’Insubria.</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/contratto-collettivo-integrativo-2026-alluniversita-dellinsubria-1806.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>La destinazione delle risorse aggiuntive al fondo accessorio: diminuiscono per la generalità del personale, ma si incrementano quelle per le posizioni organizzative!
Di seguito il comunicato informativo della RSU eletta USB per la mancata firma del CCI.
</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Cari Colleghi e Colleghe,</p>
<p class="text-justify">ritengo corretto e doveroso spiegare in maniera trasparente le motivazioni della mia mancata sottoscrizione del Contratto Collettivo Integrativo (CCI) 2026. Tale scelta non nasce da una posizione personale o pregiudiziale, ma da alcune valutazioni di merito relative sia ai contenuti dell’accordo, sia all’iter che ha condotto alla sua sottoscrizione.</p>
<p class="text-justify">In data 4 marzo, durante la seduta di contrattazione dedicata all’esame preliminare del CCI 2026, la maggioranza della delegazione sindacale ha proceduto alla sottoscrizione dell’ipotesi dell’accordo. Essendo quella una fase programmata per il confronto iniziale, ho ritenuto opportuno non sottoscrivere in quel momento, ravvisando la necessità di un tempo più ampio per un approfondimento complessivo della documentazione.</p>
<p class="text-justify">A tal proposito va considerato che la documentazione relativa all’ipotesi di CCI 2026 è stata trasmessa in più fasi ravvicinate nel tempo (una prima versione nel pomeriggio di venerdì, seguita da una successiva errata corrige e da ulteriori aggiornamenti successivamente presentati in sede di incontro del martedì), con versioni non perfettamente coincidenti tra loro.</p>
<p class="text-justify">Tale successione di testi ha reso complesso un esame univoco e consolidato della documentazione nei tempi disponibili tra la trasmissione e la seduta di contrattazione.</p>
<p class="text-justify">In particolare, rispetto al CCI 2025, pur apprezzando che l’Amministrazione abbia previsto l’impiego di risorse aggiuntive derivanti dai 60 CFU e da 1,2 punti organico per compensare il depauperamento del fondo generato dall’autofinanziamento delle PEO, si rileva che tale integrazione non ha prodotto un beneficio equilibrato per tutto il personale. Infatti, si osserva una diminuzione di circa 35.000 euro destinati alla performance individuale e/o organizzativa, a fronte invece di un aumento di circa 50.000 euro del fondo destinato alle indennità delle posizioni organizzative.</p>
<p class="text-justify">Tale scelta comporta un ulteriore incremento delle posizioni organizzative, in controtendenza rispetto alle richieste avanzate da parte sindacale negli ultimi anni, orientate invece a una riduzione delle stesse al fine di destinare maggiori risorse alla generalità del personale PTAB.</p>
<p class="text-justify">Inoltre, dal confronto tra i CCI 2024, 2025 e 2026 emerge che la quota complessiva delle risorse destinate al personale risulta progressivamente diminuita nel tempo al netto delle voci “Valorizzazione del Personale” e “Fondo Comune di Ateneo”, inserite a partire dal 2025 nel fondo ex categorie B, C e D.</p>
<p class="text-justify">Continuo pertanto a ritenere che, a fronte di risorse sempre più limitate e di incrementi contrattuali che non consentono di fronteggiare la continua perdita del potere di acquisto dei nostri stipendi, sia opportuno destinare le eventuali risorse aggiuntive alla generalità del personale.</p>
<p class="text-justify">Successivamente, nel corso della contrattazione del 29 aprile, ho chiesto chiarimenti in merito alla sottoscrizione definitiva del CCI 2026. In tale occasione è stato comunicato che l’Amministrazione aveva già provveduto a contattare i componenti che avevano sottoscritto l’ipotesi di accordo, al fine della firma definitiva del contratto, senza coinvolgere la sottoscritta in quanto non firmataria dell’ipotesi iniziale.</p>
<p class="text-justify">La sottoscrizione definitiva del CCI poteva essere consequenziale al coinvolgimento formale di tutti i componenti della parte sindacale, al fine di consentire a ciascuno di confermare o meno la propria posizione in merito alla firma del testo definitivo.</p>
<p class="text-justify">Alla luce degli elementi sopra esposti, ho ritenuto di mantenere la mia posizione non sottoscrivendo anche il CCI 2026 definitivo.</p>
<p class="text-justify">Invio la presente comunicazione esclusivamente nell’ottica della trasparenza e della corretta informazione nei confronti di tutto il personale.</p>
<p class="text-justify">Cordiali saluti</p>
<p>Sonia Mosconi</p>
<p><strong>RSU-USB PI</strong></p>
<p>Como, 12/05/2026</p>]]></content:encoded>
			
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			</item>
                
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                        <pubDate>Sun, 24 May 2026 21:06:00 +0200</pubDate>
                        <title>Il contratto collettivo integrativo all’Università di Catania</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/il-contratto-collettivo-integrativo-alluniversita-di-catania-0111.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>Firmato in ritardo, ma con risultati positivi per il personale. </description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un lungo percorso del CCI 2024-2025, tra Amministrazione, Organizzazioni Sindacali e RSU, molto complesso e aspro e faticoso soprattutto nelle ultime 2 giornate, dove vi è stato grande impegno, spirito di collaborazione e rispetto reciproco dei ruoli, con la firma del CCI 2024-2025 abbiamo raggiunto un buon risultato per il Personale tecnico amministrativo e bibliotecario dell'Ateneo di Catania, che finalmente riceverà i compensi dovuti, purtroppo con qualche anno di ritardo.</p>
<p>I punti qualificanti dell'accordo, da sempre portati avanti da USB UNIVERSITÀ, sono:</p>
<p>1) aumento dell'Indennità mensile accessoria (IMA) da 48 euro mensili a 100 euro mensili, da sempre richiesto da USB Università;</p>
<p>2) Conguaglio IMA di poco più di 760 mila euro per anno, da suddividere in parti uguali a tutto il personale tecnico amministrativo;</p>
<p>3) valorizzazione del personale, 580 Mila euro da suddividere in parti uguali a tutto il personale tecnico amministrativo;</p>
<p>4) l'aumento del 20% delle indennità di Front-office e varie.</p>
<p>5) Impegno dell'Amministrazione per realizzare nel CCI 2026 equiparazione, PEIA e rivedere i Regolamenti che possono portare risorse variabili nel Fondo.</p>
<p>Poteva essere sicuramente firmato un CCI migliore, come abbiamo detto nei vari incontri, alcune cose (perequazione, lavoro agile, regolamenti vari ecc..) potevano essere inserite o migliorate, ma questo, come da impegno dell'Amministrazione, ce lo riserveremo per il CCI 2026, che deve iniziare il suo percorso al più presto possibile, in modo da chiudere entro l'anno di competenza il CCI e pagare il dovuto ai lavoratori.</p>
<p>Antonino Catania</p>
<p>USB PI - Università di Catania</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <guid isPermaLink="false">news-155529</guid>
                        <pubDate>Wed, 13 May 2026 10:42:04 +0200</pubDate>
                        <title>USB UNIVERSITA&#039; VERSO LO SCIOPERO GENERALE DEL 18 MAGGIO 2026</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/usb-universita-verso-lo-sciopero-del-18-maggio-1055.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>Il nuovo attacco internazionale, il perpetuarsi del genocidio in Palestina, la situazione umanitaria a Gaza che si sta aggravando sempre più, invece di vedere una soluzione nonostante i falsi proclami di pace, ci impongono di non rimanere indifferenti e di richiamare le persone alla mobilitazione.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p><strong>USB raccoglie l’appello alla “mobilitazione permanente” lanciato dalla Global Sumud Flotilla e proclama lo sciopero generale per il 18 maggio</strong>.</p>
<p class="text-justify">L’assalto subito dalla Global Sumud Flotilla nella nuova missione, ancora una volta in piena violazione del diritto internazionale, è un attacco ai valori umanitari, ai diritti di libertà e resistenza dei popoli oppressi, ai valori della pace.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> E nessuno si può porre al di sopra delle regole e delle leggi soprattutto se vogliamo definirci “democratici”.</p>
<p class="text-justify">Le guerre, il riarmo e la devastazione sociale che stanno attraversando il mondo non sono eventi lontani: stanno già producendo effetti profondi sulle condizioni di vita e di lavoro anche nel nostro Paese.</p>
<p class="text-justify">L’escalation militare alimentata dalle politiche aggressive di USA e Israele, l’allargamento dei fronti di guerra in Medio Oriente, le continue minacce contro Paesi sovrani come Cuba e il sostanziale allineamento dell’Unione Europea alle logiche di guerra stanno trascinando il mondo verso una crisi sempre più drammatica.</p>
<p class="text-justify">Di fronte a tutto questo, i governi europei e quello italiano scelgono la strada del riarmo, aumentando la spesa militare e sottraendo risorse ai diritti sociali, al welfare, alla sanità, alla scuola, all’università e alla ricerca pubblica.</p>
<p><strong>USB Università aderisce e sostiene lo sciopero generale del 18 maggio 2026.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Riteniamo inaccettabile che miliardi di euro vengano destinati alle spese militari mentre il sistema universitario pubblico continua a essere impoverito.</strong></p>
<p>Le conseguenze della situazione geopolitica globale stanno già colpendo duramente il mondo dell’università:</p><ul> 	<li>l’aumento del costo della vita e dell’inflazione erode salari e stipendi del personale universitario, già insufficienti dopo anni di pessimi rinnovi contrattuali;</li> 	<li>il definanziamento dell’università pubblica si aggrava mentre crescono le risorse destinate al riarmo;</li> 	<li>aumentano precarietà, sfruttamento e ricattabilità per ricercatori, assegnisti, dottorandi e personale tecnico-amministrativo;</li> 	<li>gli studenti subiscono l’aumento dei costi di affitti, trasporti ed energia, con un diritto allo studio sempre più limitato;</li> 	<li>si rafforzano processi di subordinazione della ricerca pubblica agli interessi militari e industriali, mettendo a rischio&nbsp; l’autonomia della conoscenza e della cooperazione scientifica internazionale.</li> </ul><p>Per USB Università la conoscenza, la ricerca e la formazione devono essere strumenti di emancipazione e cooperazione tra i popoli, non strumenti funzionali all’economia di guerra.</p>
<p><strong>Per questo il 18 maggio scioperiamo:</strong></p>
<p><strong>* contro la guerra e il riarmo;</strong></p>
<p><strong>* per salari e pensioni adeguati al costo della vita;</strong></p>
<p><strong>* per il rifinanziamento dell’università pubblica, della ricerca e del diritto allo studio;</strong></p>
<p><strong>* contro ogni collaborazione istituzionale, economica e scientifica con lo Stato di Israele;</strong></p>
<p><strong>* per la difesa di un’università libera, pubblica, accessibile e indipendente dagli interessi bellici.</strong></p>
<p><strong>Invitiamo tutte le lavoratrici e i lavoratori dell’università, le studentesse e gli studenti a partecipare allo sciopero generale del 18 maggio 2026 e alle iniziative di mobilitazione nei territori.</strong></p>
<h4>&nbsp;</h4>
<h4><strong>NO ALLA GUERRA</strong></h4>
<h4><strong>NO AL RIARMO</strong></h4>
<h4><strong>SÌ AI DIRITTI, AI SALARI, ALL’UNIVERSITÀ PUBBLICA</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>USB PI - Università</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Comunicato USB Nazionale Confederale&nbsp; &nbsp;</strong><strong>⇒&nbsp;<a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/sciopero-generale-18-maggio-nemmeno-un-chiodo-per-guerre-e-genocidio-1119.html" target="_blank" rel="noreferrer nofollow noopener">NEMMENO UN CHIODO PER GUERRE E GENOCIDIO</a></strong></p>]]></content:encoded>
			
                        		<enclosure url="https://universita.usb.it/fileadmin/archivio/universita/sciopero_28_maggio_2026.png" length="1041334" type="image/png"/>
                        	
			</item>
                
                    <item>
                        <guid isPermaLink="false">news-155471</guid>
                        <pubDate>Wed, 06 May 2026 17:40:12 +0200</pubDate>
                        <title>Diritti calpestati: USB diffida i vertici dell’Università Mediterranea</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/diritti-calpestati-usb-diffida-i-vertici-delluniversita-mediterranea-1943.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>Qualcuno, alla Mediterranea, ha deciso che i diritti si possono accendere e spegnere a seconda della convenienza. Il personale ha deciso che non è più disposto ad accettarlo.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Al personale Tecnico Amministrativo e Bibliotecario, al personale Ricercatore e Docente</strong></p>
<p>Care colleghe e cari colleghi,</p>
<p class="text-justify">Vi scriviamo per denunciare una deriva gestionale all'interno del nostro Ateneo che ha superato il livello di guardia. L'Amministrazione sta portando avanti un'azione sistematica di erosione dei diritti, trattando i dipendenti non come il motore della Mediterranea, ma come un fastidio contabile da silenziare con atti punitivi.</p>
<p class="text-justify">L'ultimo e più grave episodio riguarda le Progressioni Economiche (PEA 2025). Dopo ben TRE mesi di ritardi ingiustificati e silenzi snervanti, il Direttore Generale ha emanato il&nbsp;<strong>D.D. n. 173 del 27.04.2026&nbsp;</strong><u>(una vera pietra miliare!</u>) per escludere due colleghi dalla procedura.<br /> La motivazione? Aver assistito un familiare con disabilità grave fruendo del congedo straordinario retribuito. Non hanno rubato, non hanno lavorato male. Hanno accudito i loro cari, come la legge gli consente. E per questo sono stati tagliati fuori.</p>
<p class="text-justify">Per arrivare a questo risultato inaccettabile, i vertici hanno prodotto un'istruttoria disastrosa, viziata da palesi errori di redazione e “refusi&quot;che dimostrano un'allarmante superficialità.</p>
<p class="text-justify">I documenti con cui l'Amministrazione ha giustificato l'esclusione sono, un disastro: contraddizioni, pezzi di testi amministrativi precedenti manipolati - inserendo a posteriori parole mai scritte prima (&quot;qualora&quot; e &quot;servizio effettivo&quot;) - per trovare un pretesto. L’avviso stesso (che tutela i congedi retribuiti) è stato violato. Il tutto in palese violazione delle Direttive Europee sulle tutele ai caregiver!</p>
<p class="text-justify">Questa non è una svista, ma la punta dell'iceberg di una gestione che sta generando un malessere profondo e trasversale, spegnendo l'entusiasmo dei colleghi neo-assunti e umiliando l'abnegazione di chi sorregge l'Ateneo da decenni. Lo vediamo ogni giorno attraverso:</p>
<p class="text-justify"><strong>·</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>Il taglio illegittimo del Lavoro Agile:</strong>&nbsp;Con la Circolare 1/2025, il DG ha dimezzato le giornate di lavoro agile (da 8 a 4) per alcune categorie e ridotto (da 6 a 4) per i responsabili di settore, calpestando unilateralmente il Regolamento di Ateneo e ignorando le prerogative sindacali.</p>
<p class="text-justify"><strong>·</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>Il furto del Plus-orario e il paradosso della visita CEV:</strong>&nbsp;L'Amministrazione ha bloccato il riporto al 2026 del plus-orario regolarmente maturato, azzerando di fatto le ore prestate in eccedenza. Eppure, proprio in questi giorni, in vista dell'imminente visita della&nbsp;Commissione di Esperti per la Valutazione (CEV) dell’ANVUR, ci viene chiesta massima flessibilità e sacrificio per mostrare l'Ateneo nella sua veste migliore. Pretendono dedizione totale per la &quot;vetrina&quot; istituzionale, ma cancellano i nostri diritti e il nostro tempo con un colpo di spugna burocratico.</p>
<p class="text-justify">Come Sindacato, non intendiamo assistere passivamente a questa spoliazione di dignità e diritti.</p>
<p class="text-justify">Ieri come USB PI (ma anche come componente della RSU di ateneo) abbiamo formalmente&nbsp;<strong>diffidato l'Amministrazione</strong>&nbsp;concedendo 5 giorni per annullare in autotutela il&nbsp;<strong>Decreto Direttoriale n. 173 del 27/04/2026</strong>&nbsp;in quanto dispone l'esclusione dalla selezione PEA di due colleghi caregiver, fondata su presupposti di fatto alterati e palesemente discriminatori.</p>
<p class="text-justify">Se i vertici non faranno un passo indietro, abbandonando questo stile di governo autoritario e approssimativo, attiveremo i nostri legali per trascinare l'Università davanti al Giudice del Lavoro, segnalando ogni forzatura agli organi ispettivi competenti.</p>
<p class="text-justify">Qualcuno, alla Mediterranea, ha deciso che i diritti si possono accendere e spegnere a seconda della convenienza. Il personale ha deciso che non è più disposto ad accettarlo.</p>
<p class="text-justify">La dignità del nostro lavoro non è negoziabile. Vi terremo aggiornati.</p>
<p class="text-justify">p/USB PI Università Mediterranea</p>
<p class="text-justify">Giuseppe Toscano</p>
<p class="text-justify">&nbsp;</p>
<p class="text-justify">&nbsp;</p>
<p class="text-justify">&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 22 Apr 2026 22:45:23 +0200</pubDate>
                        <title>USB Università: solidarietà allo sciopero studentesco del 7 maggio</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/usb-universita-solidarieta-allo-sciopero-studentesco-del-7-maggio-2251.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>USB Università esprime piena solidarietà alla mobilitazione studentesca del 7 maggio, riconoscendone il valore politico e il ruolo centrale nella costruzione di una risposta collettiva alle politiche del governo Meloni che stanno colpendo duramente il sistema della formazione pubblica.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Le normative restrittive sul diritto di sciopero limitano la possibilità di adesione e partecipazione dei lavoratori dell’Università alle mobilitazioni sociali e studentesche. Tali vincoli hanno impedito una piena adesione formale allo sciopero del 7 maggio, rappresentando un grave ostacolo all’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito e alla costruzione di un fronte unitario nel mondo della formazione.</p>
<p class="text-justify">Le ragioni dello sciopero, che denunciano politiche guerrafondaie, processi di militarizzazione e un generale arretramento dei diritti sociali, rappresentano un punto di convergenza fondamentale tra studenti, lavoratori e tutte le soggettività che vivono e attraversano l’università. Il tentativo di subordinare il sapere a logiche di guerra e profitto è inaccettabile e va contrastato con forza.&nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify">In questo quadro di aziendalizzazione del sistema della formazione, sostenuta con politiche di progressivo definanziamento dell’Università Pubblica, la condizione dei lavoratori e delle lavoratrici dell’università appare sempre più critica: precarietà strutturale, blocco delle assunzioni, salari inadeguati, esternalizzazioni e carichi di lavoro crescenti stanno svuotando l’università pubblica dall’interno. Tecnici, amministrativi, ricercatori e docenti precari condividono con gli studenti l’incertezza sul futuro e l’impoverimento delle condizioni materiali e professionali.&nbsp;</p>
<p class="text-justify">USB Università ribadisce che non può esistere un reale diritto allo studio senza diritti per chi nell’università lavora. La lotta contro la militarizzazione e per un’università pubblica, gratuita, accessibile e di qualità è la stessa lotta che riguarda salari, stabilità occupazionale e dignità del lavoro.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Per queste ragioni sosteniamo con forza la scelta degli studenti e delle studentesse di svuotare le aule e scendere in piazza. È necessario costruire un fronte ampio e conflittuale nel mondo della formazione, capace di opporsi alle politiche governative e di rivendicare un modello alternativo fondato su giustizia sociale, diritti e pace.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify">USB Università invita tutte e tutti alla partecipazione alle mobilitazioni, nella convinzione che solo attraverso il conflitto e l’organizzazione collettiva sia possibile difendere e sostenere l’università pubblica.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>USB PI - Università<br /> &nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:20:00 +0200</pubDate>
                        <title>RINNOVO CCNL ISTRUZIONE E RICERCA 2025-27   </title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/rinnovo-ccnl-istruzione-e-ricerca-2025-27-0155.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Non si risolve l’emergenza salariale con un insufficiente pagherò.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Lo scorso 11 marzo si sono aperte le trattative per il rinnovo del CCNL del Comparto “Istruzione e ricerca” per il triennio 2025/2027.</p>
<p class="text-justify">Ieri 1° aprile (che ironia!), tutti i sindacati hanno firmato una anticipazione del CCNL in cui si chiude la trattativa per la sola parte economica (stipendio tabellare e indennità di ateneo) in tempi brevi rinviando al proseguo della stessa, in tempi successivi, la disciplina della parte normativa.</p>
<p class="text-justify">Al netto delle osservazioni più volte sollevate da USB sulla insufficienza delle risorse stanziate che non colmano il divario delle retribuzioni del comparto in generale, e più specificamente del settore Università, rispetto agli altri comparti del pubblico impiego, ci troviamo di fronte ad una trattativa fotocopia di quella appena conclusasi lo scorso dicembre.&nbsp; È la conferma della difficoltà di tenuta del cosiddetto “Compartone” che ha dato – e continua a dare! – una pessima prova di sé fin dai suoi esordi.</p>
<p class="text-justify">Calato nel contesto di una generale persistente emergenza salariale, con pesanti conseguenze in termini di tenuta dei redditi e del potere d’acquisto, si insegue a fatica l’elemento economico, secondo la linea del “meglio poco, ma subito” finendo col rinviare ancora una volta la disciplina degli istituti normativi che regolano il rapporto di lavoro.</p>
<p class="text-justify">Le rappresentanze sindacali si trovano così a barcamenarsi schizofrenicamente in un sistema di relazioni sindacali che non può definirsi altrimenti se non “emergenziale”. Fatto che finisce col certificarne una condizione di sostanziale impotenza a fronte delle anemiche iniziative governative a favore del Comparto.</p>
<p class="text-justify">Firmare oggi quel che non si è firmato ieri, o avantieri, sapendo che si tratta esattamente della stessa cosa, crediamo sia una delle manifestazioni più eloquenti della perdita di un’autonoma capacità di iniziativa da parte delle Organizzazioni sindacali chiamate ad una sorta di “concertazione” dell’austerità salariale ribattezzata, all’occorrenza, “collaborazione”.</p>
<p class="text-justify">Il dato storico relativo agli ultimi tre rinnovi contrattuali, anche al netto delle fantasiose trovate governative come “anticipo degli arretrati” (dicembre 2022) o “incrementi della indennità di vacanza contrattuale (IVC)” (dicembre 2023, poi riassorbita negli incrementi contrattuali a gennaio 2025 col rinnovo 2022/24), ci restituiscono una situazione impietosa del Comparto: nessun recupero del potere d’acquisto dovuto all’inflazione, nessuna disciplina di importanti istituti concernenti il rapporto di lavoro con un continuo rimando al “prosieguo della trattativa”, nonché intere parti stralciate e demandate ad altre sequenze come il profilo del tecnologo e il tema del personale delle AOU.</p>
<p class="text-justify">Un aspetto inaccettabile di questa concertazione è che si cerca di acquisire il consenso dei lavoratori e lavoratrici con l’affermazione che le risorse destinate a questo rinnovo contrattuale “<em>sono in linea con l’inflazione prevista nel triennio 2025-2027</em>”. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> <strong>Si sorvola, però, sul fatto che</strong> <strong>l’inflazione programmata per questo triennio</strong> <strong>non consente il recupero della notevole perdita di acquisto accumulata negli ultimi rinnovi contrattuali e tanto più la perdita che si preannuncia per questo triennio </strong>perché:&nbsp;&nbsp;</p><ol> 	<li class="text-justify">l’inflazione programmata, presa come riferimento per i rinnovi contrattuali, non corrisponde a quella reale (<em>invitiamo alla lettura</em>: <a href="https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/attenti-allipca-1227.html#:~:text=salari%20in%20base%20all'IPCA%2DNEI%2C%20preannunciando%20un%20aumento,di%20fronte%20ad%20una%20perdita%20oggettiva%20di" target="_blank"><em>Attenti all’IPCA!</em></a>),</li> 	<li class="text-justify">&nbsp;permane la perdita del potere di acquisto dei salari a fronte di una inflazione reale che dal 2022 a gennaio 2025 ha già raggiunto circa il 18% e non il 12% come sostenuto dai sindacati firmatari;</li> 	<li class="text-justify">l’inflazione essendo programmata, e bloccata &nbsp;per effetto di questo accordo, non potrà tener conto degli effetti della nuova crisi finanziaria, alimentata dai conflitti in corso nel Medio Oriente e dall’instabilità dei mercati energetici,&nbsp;che sicuramente causerà una inflazione superiore alle previsioni, come già emerso nei primi mesi del 2026.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</li> </ol><p class="text-justify">Infine, in qualche modo si è cercato di porre rimedio all’inadeguatezza delle risorse finalizzandole tutte all’ incremento degli stipendi tabellari. È bene evidenziare che con tale soluzione - anche per il rinnovo 2025-27 - non sono previsti stanziamenti per l’incremento delle risorse stabili del fondo accessorio con cui si finanziano i passaggi economici nelle aree e alcuni istituti contrattuali fissi e ricorrenti. &nbsp;Quindi altro che valutazione e riconoscimento delle professionalità!&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Ci sarà solo terreno fertile per ulteriore sperequazione tra il personale.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Come USB crediamo:</p><ul> 	<li class="text-justify">che siano i lavoratori i giusti destinatari di quelle risorse che invece stanno andando a finanziare le fabbriche di armi e morte;</li> 	<li class="text-justify">che siano necessarie iniziative che riformino il modello contrattuale e il sistema delle relazioni sindacali, a partire dalla rivisitazione del Comparto che così com’è non è in grado di dare risposte adeguate a lavoratrici e a lavoratori;</li> 	<li class="text-justify">che le condizioni di lavoro non potranno mai raggiungere livelli dignitosi se le organizzazioni sindacali trattanti continueranno ad allinearsi alle politiche sui redditi del governo di turno, peraltro, senza opporre la minima resistenza.</li> </ul><p><strong>USB PI - Università</strong></p>
<p><strong>Invitiamo alla lettura del comunicato di USB Pubblico Impiego:&nbsp;►&nbsp;&nbsp;</strong><strong><a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/rinnovo-ccnl-istruzione-e-ricerca-una-firma-frettolosa-che-non-tutela-i-salari-1518.html" target="_blank" rel="noreferrer nofollow noopener">Rinnovo CCNL Istruzione e Ricerca: una firma frettolosa, che non tutela i salari</a></strong><strong><strong><a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/rinnovo-ccnl-istruzione-e-ricerca-una-firma-frettolosa-che-non-tutela-i-salari-1518.html" target="_blank" rel="noreferrer nofollow noopener">&nbsp;</a></strong>&nbsp; &nbsp;&nbsp;</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 11 Mar 2026 09:15:00 +0100</pubDate>
                        <title>All’ARAN parte il rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/allaran-parte-il-rinnovo-del-ccnl-istruzione-e-ricerca-0125.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>L&#039;ARAN ha convocato per oggi 11 marzo 2026 le organizzazioni sindacali per l&#039;apertura delle trattative relative al rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca per il triennio 2025-2027.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Con stupore abbiamo letto la soddisfazione del presidente dell’Aran per aver aperto il 3 dicembre scorso il primo tavolo per il settore Funzioni centrali, considerando un elemento positivo contrattare per la prima volta il periodo 2025-2027 all’inizio del triennio di riferimento e non a fine percorso. Altro elemento di soddisfazione era dato dallo stanziamento nel Bilancio 2026 dello Stato delle risorse finanziarie destinate al rinnovo dei contratti collettivi di lavoro di questo triennio per il personale delle amministrazioni pubbliche.&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Secondo USB non serve al personale dell’Università avere i rinnovi dei CCNL tempestivi e falsamente “efficienti” se poi di fatto sono soltanto la copia dei precedenti con aumenti contrattuali già predefiniti in base a una inflazione “programmata”. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;<br /> Stime inflattive che, di fatto, stanno già saltando a causa di una nuova crisi finanziaria dovuta alle recenti tensioni internazionali e allo scoppio di diversi fronti di guerra che potrebbero espandersi ai paesi europei.</p>
<p class="text-justify">Vendono illusioni e stanno prendendo in giro i lavoratori e le lavoratrici: i cosiddetti “aumenti contrattuali” rischiano concretamente di essere al di sotto dell’inflazione e, in ogni caso, non consentiranno di recuperare quanto perso nei precedenti rinnovi e nel triennio 2022/2024 (il 12% del potere di acquisto degli stipendi&nbsp;a fronte di una inflazione reale del 18% stimata al 2024).&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify"><strong>Da una parte, il Governo ha già definito e blindato il perimetro entro cui muoversi, dall'altra parte non ha posto limiti e perimetri per le risorse da destinare al riarmo ed è possibile andare anche in deroga al patto di stabilità. È una contrapposizione che il Sindacato non può accettare!</strong></p>
<p class="text-justify">L'obiettivo prioritario del rinnovo contrattuale è la tutela delle retribuzioni del personale tecnico amministrativo e bibliotecario dell'università e il recupero del potere d'acquisto dei salari.</p>
<p class="text-justify"><u>Queste le proposte di USB per il rinnovo del contratto</u>:</p><ul> 	<li class="text-justify">Stanziamento di risorse adeguate al rinnovo del CCNL 2025–2027</li> 	<li class="text-justify">Abolizione del tetto del fondo accessorio</li> 	<li class="text-justify">Finanziamento delle indennità organizzative degli atenei con fondi diversi dal fondo accessorio</li> 	<li>“Premialità” per tutti, non solo per una parte del personale tecnico amministrativo e bibliotecario, sulla base della performance collettiva</li> 	<li>Aumento del buono pasto adeguandolo all’inflazione, con riconoscimento anche in smart-working</li> 	<li class="text-justify">Proroga delle modalità di avanzamento di carriera, in deroga ai titoli di studio</li> 	<li class="text-justify">Semplificazione delle procedure per l’attribuzione dei differenziali economici</li> 	<li class="text-justify">Garanzia delle risorse per il welfare attingendo a&nbsp;fondi di bilancio</li> 	<li class="text-justify">Riduzione dell’orario di lavoro settimanale a 35 ore a parità di stipendio</li> 	<li class="text-justify">Rafforzamento delle relazioni sindacali, riportando alla contrattazione le materie sottratte</li> </ul><p class="text-justify">Al di là di come andranno le trattative al tavolo ARAN, le conseguenze delle scelte politiche di questo Governo per il nostro comparto, come più in generale per l’intero mondo del lavoro in Italia, si confermano ancora una volta pesantissime: congelamento salariale e caduta del potere d’acquisto, inibizione dei percorsi di crescita professionale, incremento dei carichi di lavoro, introduzione di modelli di razionalizzazione e organizzazione del lavoro sempre più “tecnologizzati”, allungamento del tempo di lavoro, diffusione della precarietà, reiterazione di un sistema di relazioni sindacali che relega le rappresentanze del lavoro in una condizione di piatta subalternità.</p>
<p class="text-justify">Il tutto con il chiaro obbiettivo di ridurre sempre più l’efficienza delle Università. Perché Atenei inefficienti possono essere chiusi e il diritto all’istruzione pubblica può essere limitato.</p>
<p class="text-justify">IL Governo non ha alcuna intenzione di introdurre azioni che possano riparare a questo stato di cose. Anzi, unitamente alla forte precarizzazione e al continuo definanziamento degli atenei, le proposte di aumenti percentuali ridicoli esasperano queste situazioni.</p>
<p class="text-justify"><strong>Come USB Università chiediamo e pretendiamo per il personale dell’Università aumenti salariali veri e chiama i lavoratori e le lavoratrici alla mobilitazione contro le politiche antisociali e antidemocratiche del Governo.</strong></p>
<p><strong>Basta con i sacrifici imposti in nome del profitto e della guerra!</strong></p>
<h3 class="text-center"><strong>MANIFESTAZIONE NAZIONALE<br /> 14 marzo a Roma, ore 14:00, P.zza della Repubblica</strong></h3>
<p><strong>USB PI - Università</strong></p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sun, 08 Mar 2026 22:15:00 +0100</pubDate>
                        <title>USB dice NO al Referendum per la riforma della magistratura</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/usb-dice-no-al-referendum-per-la-riforma-della-magistratura-0024.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>La partita che si giocherà con il referendum del 22 e 23 marzo non riguarda solo la magistratura, tocca i diritti di tutti noi lavoratori e cittadini. È parte del processo riformatore messo in atto dal Governo teso all’autoritarismo, limitando le libertà democratiche e concentrando il potere.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<h4 class="text-center"><strong>A noi cittadini e lavoratori conviene un magistrato sottoposto alla politica, sottoposto al governo di turno come era durante il periodo fascista?</strong></h4>
<h1 class="text-center"><strong>NO! &nbsp;Per questo VOTA NO.&nbsp;</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</h1>
<p class="text-justify">Le ripetute dichiarazioni pubbliche di esponenti dell’attuale Governo, a cominciare da quelle del Ministro della Giustizia Nordio secondo il quale solo i magistrati giudici (e non i magistrati PM – Pubblici Ministeri) sarebbero sottoposti esclusivamente alla legge, ci dicono molto della direzione di marcia del Governo Meloni in tema di magistratura.</p>
<p class="text-justify">Il Governo ci sta dicendo che - dopo aver incassato l’eventuale vittoria del SI’ al referendum - utilizzerà quel risultato come lasciapassare del popolo sovrano per cambiare le norme sull’ordinamento giudiziario (norme ordinarie, non costituzionali).</p>
<p class="text-justify"><strong>L’obiettivo del governo Meloni non è migliorare l’efficienza, i tempi e il funzionamento della giustizia, che chiedono tutti i cittadini, bensì condizionare la magistratura alla volontà del governo di turno</strong> (com’era previsto, fra l’altro, anche nel programma della loggia massonica P2 di Licio Gelli). In tutti i paesi del mondo dove le carriere sono separate, i PM sono sottoposti al Governo.</p>
<p class="text-justify"><strong>L’obiettivo è disarmare i magistrati PM, controllarli <em>de facto</em>.</strong> A lor signori basterà mettere in pratica la riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022) che ha introdotto la possibilità di prevedere, con leggi ordinarie, criteri generali di priorità predeterminati per l'azione penale, vincolando i Procuratori della Repubblica a rispettarli nell'esercizio dell'azione penale.</p>
<p class="text-justify">Con tanti saluti all’obbligatorietà dell’azione penale e senza bisogno di modifiche ulteriori alla Costituzione.</p>
<h5 class="text-justify"><strong>Se come noi pensate che non ci devono essere santuari sottratti al controllo di legalità costituzionale, se come noi ritenete che anche il potere politico debba venir controllato per evitare che diventi un potere illiberale e senza limiti, non potete aver dubbi: VOTATE NO!</strong></h5>
<p class="text-justify">Il NO alla riforma è a difesa del diritto all’imparzialità della legge. Un diritto della persona previsto dalla Costituzione.</p>
<p class="text-justify">Ricorda: ogni governo illiberale ha bisogno di un nemico per sopravvivere e promuovere il consenso.&nbsp;<br /> Gli immigrati, i magistrati, i controlli, la Corte dei Conti, i lavoratori che protestano, i cittadini che manifestano per la pace e per il popolo palestinese, i sindacati… diventano altrettanti nemici da combattere!</p>
<p class="text-justify"><strong>USB chiama tutti e tutte a scendere di nuovo in piazza il 14 marzo per una grande manifestazione che deve ribadire il NO SOCIALE al Governo Meloni per fermare la deriva autoritaria e prima che riescano a mettere le mani anche sulla magistratura e, poi, sul sistema elettorale. Dopo sarà tardi.</strong></p>
<h4 class="text-center"><strong>14 marzo MANIFESTAZIONE NAZIONALE a Roma, ore 14:00, P.zza della Repubblica</strong></h4>
<p><strong>USB PI – Università</strong></p>
<h5><strong>Invitiamo a leggere ⇒</strong>&nbsp;&nbsp;<a href="https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/usb-pi-per-difendere-la-funzione-sociale-dello-stato-votiamo-no-al-referendum-del-22-e-23-marzo-1411-1.html" target="_blank">USB PI, per difendere la funzione sociale dello Stato: votiamo no al Referendum del 22 e 23 marzo</a></h5>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sun, 01 Feb 2026 20:45:08 +0100</pubDate>
                        <title>Rinnovo CCNL: con il cedolino di gennaio il primo aumento di stipendio. Ma  il personale non se n’è accorto!</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/rinnovo-ccnl-con-il-cedolino-di-gennaio-il-primo-aumento-di-stipendio-ma-il-personale-non-se-ne-accorto-2051.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify"><strong>Il cedolino che abbiamo ricevuto a gennaio ha spento ogni retorica ed ogni proclamo trionfalistico a cui abbiamo dovuto assistere, da parte del Presidente dell’Aran e dei sindacati firmatari, mettendo a nudo la cruda realtà: l’aumento dello stipendio sono delle briciole. &nbsp;&nbsp; &nbsp;</strong><br /> <a href="https://universita.usb.it/leggi-notizia/firmato-il-rinnovo-ccnl-istruzione-e-ricerca-2022-2024-0020.html" target="_blank"><strong>Come USB lo abbiamo sempre detto e denunciato, ora è evidente a tutti e tutte</strong></a>.</p>
<p class="text-justify">&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Il CCNL firmato il 23/12/2025 per l’Università non ha portato benefici né dal punto di vista economico, né dal punto di vista normativo, visto che questa parte non è stata minimamente aggiornata: unica novità la proroga delle Progressioni economiche verticali (PEV) in deroga al titolo di studio, a dicembre 2026.</p>
<p class="text-justify">Si tratta di un rinnovo che si conferma incapace di affrontare i nodi fondamentali di un sistema complesso come quello del “compartone” (Scuola, Università e Ricerca) che vede coinvolte una molteplicità di figure professionali costrette a condividere un modello contrattuale strutturalmente concepito più come elemento complementare di politiche centralistiche restrittive, in particolare sul piano salariale, che espressione dell’autonomia negoziale delle parti e di fondamentale leva delle politiche per il personale dei diversi settori coinvolti.</p>
<p class="text-justify">Le code contrattuali, le difficoltà a chiudere sugli istituti normativi congiuntamente ai trattamenti economici ci restituiscono un quadro desolante a dispetto dei continui proclami su modernizzazione, semplificazione, e l’immancabile malinteso merito cui oggi si accompagna anche l’attrattività, dopo che per svariati lustri si è ridotto il lavoro pubblico all’osso.</p>
<p class="text-justify">A peggiorare il quadro così delineato dalle persistenti ansie riformiste dei legislatori di turno è il ruolo di comprimari, quando non di meri gregari, cui sono state relegate le Organizzazioni sindacali da un modello contrattuale che ha imposto un sistema di relazioni sindacali compresso, significativamente depotenziato, e dannoso per lavoratori e lavoratrici.<br /> Persino chi si è accomodato senza batter ciglio sa bene cosa significhi condurre una contrattazione decentrata con questo sistema di regole, per altro in assenza di risorse economiche. Con il rinnovo contrattuale i lavoratori hanno perso il 12% del potere di acquisto degli stipendi&nbsp;a fronte di una inflazione reale del 18%, giacché con l'ultimo CCNL l'aumento è stato del solo 5,76%.&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify"><strong>Il CCNL 2022/2024 è stata una delusione? </strong><strong>Ma chi lo ha firmato ha promesso di recuperare con il CCNL 2025/2027. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Una grande bufala neppure troppo nascosta</strong>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Perché i rinnovi contrattuali fino al 2029 sono strettamente legati ai vincoli di spesa imposti dalla politica economico-finanziaria nazionale (Piano Strutturale di Bilancio di Medio Termine (PSB) 2025‑2029, approvato dal Governo il 27 settembre 2024, approfondimeno in allegato).&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Una politica finanziaria che USB definisce “di guerra” perché il governo ha scelto di dirottare i fondi al riarmo, questi sì senza limiti e restrizioni in deroga al patto di stabilità, tagliando risorse alle spese sociali, al lavoro, alla sanità e all’istruzione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify"><strong>Per le armi i soldi si trovano sempre, per aumentare i nostri stipendi e la spesa sociale i soldi non si trovano mai!</strong></p>
<p class="text-justify">USB chiede una svolta: più investimenti, più tutele e maggiore valorizzazione del personale pubblico, affinché il contratto torni a essere uno strumento di equità sociale.</p>
<p class="text-justify">Di fronte a un sistema che considera i dipendenti pubblici soltanto come un costo da limare, e non come una risorsa da valorizzare, diventa fondamentale riconoscere la portata del problema e rompere la narrazione rassicurante dei “recuperi futuri” che non troveranno mai spazio nei numeri già scritti nero su bianco.</p>
<p class="text-justify">Per questo USB continuerà a denunciare senza ambiguità questa impostura politica e a mobilitare affinché i lavoratori non siano costretti ad accettare contratti al ribasso, mascherati da rinnovi formali.</p>
<p class="text-justify">E’ il momento di fare delle scelte, perché la lotta paga: <a href="https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/pnrr-giustizia-oltre-novemila-stabilizzazioni-un-risultato-straordinario-ottenuto-con-la-lotta-di-lavoratrici-e-lavoratori-ma-non-intendiamo-fermarci-nessuno-deve-andare-a-casa-2032.html" target="_blank"><strong>la mobilitazione di USB con i precari e precarie del PNNR Giustizia ha portato a uno straordinario risultato: più di 9.000 stabilizzazioni!</strong></a><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </strong><br /> È il momento di pretendere una vera inversione di rotta: più investimenti, più tutele, più rispetto per chi ogni giorno garantisce il funzionamento dei servizi pubblici. Solo così il contratto potrà tornare a essere uno strumento di equità sociale, e non l’ennesima promessa disattesa.</p>
<p>USB PI - Università</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> &nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 14 Jan 2026 21:46:00 +0100</pubDate>
                        <title>PRENDERE POSIZIONE SULLA CONTRORIFORMA DELLA GIUSTIZIA</title>
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		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/controriforma-della-giustizia-2252.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Sostenere la raccolta firme per il referendum costituzionale promosso da 15 cittadini.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify"><strong>In questi giorni è in corso la raccolta firme a sostegno del referendum costituzionale per dire NO alla controriforma della giustizia voluta dall'attuale Governo.</strong></p>
<p class="text-justify">Come sapete, il referendum (già chiesto dalla maggioranza parlamentare promotrice del Comitato per il SÍ a sostegno del Governo) si svolgerà in tempi ravvicinati.</p>
<p class="text-justify">Lo scopo dell'opposto comitato “governativo” per il SÍ è quello di velocizzare i tempi così da rendere più difficile un ampio dibattito pubblico sull’importante tema, cogliere l’attuale vento contro la magistratura e capitalizzare il risultato in chiave politica per sostenere l’attuale governo.</p>
<p class="text-justify">Nelle intenzioni del governo la modifica costituzionale che investe la giustizia è parte di un attacco su più fronti contro l’attuale assetto costituzionale così da promuovere un’ulteriore virata verso un governo dell’uomo\donna solo\sola al comando.</p>
<p class="text-justify">In buona sostanza, una deriva autoritaria praticata, però, a piccole dosi per il tramite di diverse controriforme (giustizia, Corte dei Conti, decreti sicurezza, attacchi alle libertà sindacali, censura sulle opinioni dissenzienti su Palestina, Ucraina, riarmo, i tagli allo stato sociale a danno dei lavoratori e delle loro famiglie e così via).</p>
<p class="text-justify">Per contrastare il suddetto progetto è importante consentire un coinvolgimento ampio e diffuso, una partecipazione popolare anche al tema della giustizia (conoscere per deliberare).</p>
<p class="text-justify">Per questo &lt;USB Università di Trieste&gt; invita tutte e tutti voi a prendere&nbsp;posizione&nbsp;<u>contro</u>&nbsp;la riforma voluta dal Governo partecipando alla&nbsp;<strong>raccolta firma</strong>&nbsp;a sostegno del referendum costituzionale promosso da un Comitato composto da 15 cittadini costituitosi a sostegno del&nbsp;<strong>NO</strong>.</p>
<p class="text-justify">Fra i componenti del Comitato anche l’avvocato giuslavorista Enrico Guglielmi che così spiega l’iniziativa all’agenzia di stampa AdnKronos:&nbsp;<br /> il fatto che il referendum sia chiesto grazie all'iniziativa di 15 cittadini cambia radicalmente l'approccio alla consultazione: “Nel caso del referendum ordinario - spiega - c'è un potere legislativo che emette una legge e mezzo milione di cittadini che ne chiedono l'abrogazione, ci sono subito due schieramenti ben definiti”. Nel caso del&nbsp;<strong>referendum costituzionale confermativo</strong>, continua, “può essere lo stesso potere legislativo a chiedere la conferma - e quindi i cittadini sono chiamati alle urne per concessione del potere legislativo”.</p>
<p class="text-justify"><strong>C’è però un’altra possibilità: quella che sia lo stesso popolo, esercitando un proprio diritto di cittadinanza, a chiederlo</strong>. Questa cosa “cambia tutto - conclude l’avvocato Guglielmi, portavoce dei quindici cittadini -&nbsp;<strong>si va alle urne, ma con un motivo, un percorso diverso e anche una data diversa</strong>”.</p>
<p class="text-justify">Infatti, scopo di questa raccolta firme è anche quella di consentire un più ampio dibattito sull’argomento, evitare che il referendum costituzionale si svolga in tempi ristretti, incompatibili con un confronto aperto a tutta la società civile, a tutti i lavoratori, a tutto il popolo.</p>
<p class="text-justify">La sottoscrizione avviene tramite credenziali di identità digitale direttamente sul sito del Ministero della giustizia all’indirizzo che segue (<strong>Codice ID dell’iniziativa</strong>:&nbsp;<strong>5400034</strong>):</p>
<p><strong><u><a href="https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034" target="_blank" rel="noreferrer">https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034</a></u></strong></p>
<p>USB Unione sindacale di base&nbsp; Pubblico Impiego – Università di Trieste</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 02 Dec 2025 16:30:00 +0100</pubDate>
                        <title>No all’accademia militare: nessun corso né a Bologna né altrove! Studenti, lavoratori e docenti rifiutano l’elmetto: noi non ci arruoliamo</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/no-allaccademia-militare-nessun-corso-ne-a-bologna-ne-altrove-studenti-lavoratori-e-docenti-rifiutano-lelmetto-noi-non-ci-arruoliamo-2215.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">L’accordo bocciato da studenti, docenti e lavoratori del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna si deve fare: questa la linea secca del Governo e della Ministra Bernini dopo la vittoria il mese passato della mobilitazione di studenti insieme a docenti e personale TAB contro la proposta di creare un corso ad hoc ed esclusivo per 15 cadetti dell’Accademia militare di Modena, che ha poi scatenato l'ira mediatica del&nbsp; Governo.</p>
<p class="text-justify">Non più di un mese fa, il Ministero dell’Istruzione <u>annullava il corso per docenti</u> dal titolo “4 novembre la scuola non si arruola” organizzato da Cestes-Proteo e Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università <u>perché estraneo agli ambiti formativi</u> riconducibili alle competenze professionali dei docenti.</p>
<p class="text-justify">Oggi, il Governo, mentre contempla l’ipotesi del ritorno della leva militare, <u>impone</u> dall’alto <u>un corso di laurea (non aperto a tutti ma <strong>riservato agli allievi ufficiali) </strong>che</u> dalle risultanze <u>si discostava dalla didattica tradizional</u>e virando su filosofia strategica e contemplando addirittura l'apprendimento di tecniche di persuasione.</p>
<p class="text-justify">È evidente che il Governo Meloni interpreta le istituzioni come una proprietà privata da utilizzare a proprio piacimento, spesso in modo improprio.</p>
<p class="text-justify">E così la Meloni definisce inaccettabile la decisione del dipartimento bolognese, dando il là alla Ministra Bernini che, in attesa di procedere ad una riforma degli atenei che elimina gli ultimi elementi democratici rimasti, minaccia con fare autoritario di cancellare una decisione legittimamente presa dalla comunità accademica tutta del Dipartimento di Filosofia dell’Unibo.</p>
<p class="text-justify">Se c’è già chi cede all’arroganza del Ministro e del Governo come il Rettore Molari, lavoratori e studenti dell’Università non sono disponibili ad indossare l’elmetto. Coerentemente con lo spirito delle mobilitazioni che hanno animato i mesi di settembre e ottobre e che hanno riempito nuovamente le piazze nello sciopero generale del 28 novembre e nella manifestazione nazionale del 29 novembre a Roma non possiamo che rispondere a tono: se ci vogliono mettere l’elmetto, gettiamolo a terra da Bologna a Modena e in tutta Italia.</p>
<p class="text-justify">La saldatura della lotta di docenti, studenti e lavoratori uniti, costruita in questi anni di mobilitazione, ha prodotto importanti vittorie e avanzamenti sul piano del boicottaggio accademico (proprio come quella della bocciatura di tale corso) e ha fatto breccia in un modello universitario completamente indirizzato verso gli interessi di una classe dirigente guerrafondaia e complice del genocidio in Palestina: in questo senso l’alleanza e la mobilitazione devono proseguire contro i processi di militarizzazione degli atenei e il rilancio delle politiche di riarmo da parte del Governo Meloni sull’onda delle imposizioni della NATO e dell’UE.</p>
<p class="text-justify">Nello scontro che si sta producendo ci sono in gioco la democrazia negli atenei, il ruolo e la funzione dell’Università, l’autonomia delle istituzioni rispetto ai diktat governativi e, più in generale, la deriva bellica sempre più netta che sta prendendo il nostro Paese.</p>
<p class="text-center"><strong>MOBILITARSI è UN DOVERE!</strong></p>
<p><strong>PRESIDI 3 DICEMBRE | </strong>ORE 11:00</p><ul> 	<li>UNIVERSITÀ DI BOLOGNA - RETTORATO, VIA ZAMBONI 33</li> 	<li>UNIVERSITÀ DI MODENA – BIBLIOTECA SCIENITIFICA INTERDIPARTIMENTALE, VIA GIUSEPPE CAMPI 213/C</li> 	<li>ROMA - MINISTERO DELL’UNIVERSITÀ E RICERCA</li> </ul><p><strong>CONVEGNO NAZIONALE</strong> <strong>17 DICEMBRE</strong> a ROMA: <strong>LA RICERCA RIFIUTA L’ELMETTO </strong></p>
<p><strong>USB Pubblico Impiego – Università&nbsp;&nbsp;</strong><br /> <strong>Cambiare Rotta&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                    <item>
                        <guid isPermaLink="false">news-154108</guid>
                        <pubDate>Tue, 25 Nov 2025 21:31:00 +0100</pubDate>
                        <title>CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA GIU’ LE ARMI, SU I SALARI </title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/contro-leconomia-di-guerra-giu-le-armi-su-i-salari-0338.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>28 novembre SCIOPERO GENERALE -  29 novembre MANIFESTAZIONE NAZIONALE a Roma.   USB ha chiamato tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori del pubblico e del privato allo sciopero generale per il 28 novembre 2025 contro la Legge di Bilancio del Governo Meloni e le politiche antisociali e di austerità, mentre i profitti crescono e la povertà dilaga. </description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Il governo ha approvato una manovra finanziaria di guerra che congela i salari anche del pubblico impiego, non recupera l’inflazione, aumenta la spesa militare e regala miliardi di euro a banche, imprese e rendite da capitale.</p>
<p class="text-justify"><strong>I prezzi continuano a salire, gli stipendi perdono il loro potere d’acquisto e le pensioni restano ferme</strong>. &nbsp;Si lavora di più, si guadagna di meno e si vive peggio, si tolgono i diritti: il diritto alla salute, il diritto a un salario dignitoso, il diritto alla pensione e il diritto all’istruzione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> I recenti rinnovi contrattuali nel pubblico impiego hanno visto aumenti di stipendio irrisori: l’ipotesi del CCNL 2022-2024 comparto Istruzione e Ricerca è stata firmata accettando un aumento medio lordo di 40 Euro! Una miseria a fronte della pesante caduta del potere d’acquisto dei salari.</p>
<p class="text-justify"><strong>La manovra finanziaria 2026 accentuerà le disuguaglianze</strong>: la misura propagandata a sostegno del cosiddetto “ceto medio” è un <a href="https://areastampa.usb.it/leggi-notizia/le-ipocrisie-della-riforma-dellirpef-1542.html" target="_blank" rel="noreferrer"><strong><em>bluff</em></strong><strong>.</strong></a>&nbsp; La riduzione di due punti del secondo scaglione dell’Irpef (dal 35% al 33%),&nbsp; andrà a vantaggio per l’85% a chi percepisce stipendi più alti, mentre al ceto medio andrà soltanto il 15% &nbsp;(rapporti Istat e Banca d’Italia).</p>
<p class="text-justify"><strong>Si riversano miliardi di euro sulle spese militari</strong>, mentre prosegue lo smantellamento dello stato sociale in una società sfibrata da decenni di svalutazione del lavoro e politiche di austerità salariale,.</p>
<p class="text-justify"><strong>Ci dicevano che non c’erano i soldi per la spesa pubblica: mentivano</strong>. Per sostenere l’economia di guerra e l’industria bellica i soldi sono stati trovati andando in deroga al patto di stabilità. Nel solo 2025 la spesa militare italiana, secondo il bilancio del Ministero della Difesa, sarà di circa 32 miliardi, con un aumento di circa 2 miliardi rispetto al 2024 ed un aumento generale del 60% negli ultimi dieci anni. Un vero e proprio record storico da non considerare come una tantum, ma strutturale perché per i prossimi anni il nostro Paese continuerà a contribuire al programma europeo guerrafondaio. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify"><strong>Questa non è crisi: è una scelta politica, e chi la paga sono sempre i lavoratori e le lavoratrici.</strong></p>
<p class="text-justify">USB rifiuta queste logiche politiche: la nostra sicurezza è il lavoro, la pace, i diritti sociali, non le bombe né i carri armati.</p>
<h4 class="text-center"><strong>USB DICE BASTA: VOGLIAMO PIU’ SALARIO E DIRITTI</strong></h4>
<p class="text-justify">Lo sciopero generale del 28 novembre darà sostegno e visibilità e quindi forza alla<strong> manifestazione del 29 novembre a Roma per la</strong> <strong>Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese. &nbsp;&nbsp; </strong></p>
<p class="text-justify"><strong><u>I due appuntamenti si sostengono a vicenda.</u></strong></p>
<p class="text-justify">La giornata del 29 novembre è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1977 per commemorare la risoluzione 1818 dell’Assemblea Generale dell’ONU del 1947 che<strong> </strong>propose la partizione della Palestina in uno stato ebraico e uno stato arabo, con Gerusalemme come zona internazionale.</p>
<h4 class="text-center"><strong>Bloccare tutto per cambiare tutto.</strong></h4>
<h4 class="text-center"><strong>Perché se non cambiamo il modello, non cambierà mai la società.</strong></h4>
<p class="text-justify">.Appuntamenti:</p><ul> 	<li class="text-justify"><strong>28 novembre – manifestazioni locali consulta questo </strong><a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/il-28-novembre-sara-un-grande-sciopero-generale-contro-la-finanziaria-di-guerra-decine-di-piazze-verso-la-manifestazione-nazionale-del-29-a-roma-1143.html" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>link</strong></a></li> 	<li class="text-justify"><strong>29 novembre – Roma manifestazione nazionale ore 14.00 Porta San Paolo</strong></li> </ul><p class="text-justify">A questo <a href="https://areastampa.usb.it/leggi-notizia/contro-la-finanziaria-di-guerra-e-il-governo-meloni-rompere-con-israele-palestina-libera-28-novembre-sciopero-generale-29-novembre-manifestazione-nazionale-a-roma-ore-1400-porta-san-paolo-1116.html" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>link</strong></a> la piattaforma di USB contro la finanziaria di guerra</p>
<p class="text-justify">A questo <a href="https://universita.usb.it/leggi-notizia/firmato-il-rinnovo-ccnl-istruzione-e-ricerca-2022-2024-0020.html" target="_blank"><strong>link</strong></a> la piattaforma specifica di USB per l’Università</p>
<p><strong>USB PI - Università</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
                        		<enclosure url="https://universita.usb.it/fileadmin/archivio/universita/XXXXXX.png" length="509260" type="image/png"/>
                        	
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                    <item>
                        <guid isPermaLink="false">news-154021</guid>
                        <pubDate>Mon, 17 Nov 2025 21:34:00 +0100</pubDate>
                        <title>La stretta repressiva del Governo sull’Università</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/la-stretta-repressiva-del-governo-sulluniversita-0048.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>Il Governo vuole mettere le mani sull&#039;Università e decide di sacrificare la componente del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario nei CdA degli Atenei per far posto al rappresentante governativo.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">È questa una delle novità più lampanti che emerge dalla bozza del testo (<em>in allegato</em>) della riforma della governance degli Atenei, finora secretata, insieme ad altre novità volte a modificare il sistema di governance&nbsp; dell’Università.&nbsp;<br /> Un provvedimento, da clima di ventennio, che ha tutto l'aspetto di uno strumento di controllo dall'alto, oltre che di uno strumento utile a reprimere il dissenso all'interno delle comunità accademiche.</p>
<p class="text-justify">Un programma che il Governo sta mettendo in atto con diversi provvedimenti tra loro apparentemente scollegati (governance interna, sistema di reclutamento, autonomia didattica, controllo degli studenti, tagli ai finanziamenti degli atenei etc..).&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify">In questo caso, il progetto passa attraverso il potenziamento senza precedenti del ruolo del rettore:&nbsp;un monarca assoluto, con aumento della durata del suo mandato (da sei anni, già troppi, a otto), che applicherà le direttive del governo avvalendosi di consiglieri di fiducia come referenti della comunità universitaria e componenti indicati dal governo a cui si fa posto, appunto, con l’estromissione del personale tecnico amministrativo e bibliotecario dai Consigli di amministrazione.</p>
<p class="text-justify">La “comunità universitaria” è&nbsp; espressione di un&nbsp; sistema di formazione nazionale, pubblico e democratico: tutte le componenti devono continuare ad avere la possibilità di esprimere la propria voce nelle sedi decisionali.&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p class="text-justify"><strong>USB Università chiede che venga riconosciuto il diritto alla rappresentanza del personale nei consigli di amministrazione, per un’università realmente partecipata e per rispetto della dignità di quei lavoratori, già fortemente minata da un rinnovo del contratto irricevibile.</strong></p>
<p class="text-justify">USB Università denuncia &nbsp;questa ossessiva pulsione al controllo che aleggia sul mondo universitario; contrasterà questa riforma che diminuisce gli spazi democratici e che si inserisce nel progetto di totale opposizione al pensiero critico.</p>
<h4 class="text-center"><strong>FUORI IL GOVERNO DALL’UNIVERSITA’!</strong></h4>
<h4 class="text-center"><strong>MOBILITIAMOCI!</strong></h4>
<h4 class="text-center"><strong><a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/contro-la-finanziaria-di-guerra-e-il-governo-meloni-rompere-con-israele-palestina-libera-28-novembre-sciopero-generale-29-novembre-manifestazione-nazionale-a-roma-ore-1400-porta-san-paolo-1116.html" target="_blank" rel="noreferrer">28 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA</a>&nbsp;<br /> <a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/contro-la-finanziaria-di-guerra-e-il-governo-meloni-rompere-con-israele-palestina-libera-28-novembre-sciopero-generale-29-novembre-manifestazione-nazionale-a-roma-ore-1400-porta-san-paolo-1116.html" target="_blank" rel="noreferrer">E</a>&nbsp;<br /> <a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/contro-la-finanziaria-di-guerra-e-il-governo-meloni-rompere-con-israele-palestina-libera-28-novembre-sciopero-generale-29-novembre-manifestazione-nazionale-a-roma-ore-1400-porta-san-paolo-1116.html" target="_blank" rel="noreferrer">29 NOVEMBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA</a></strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>USB PI - Università</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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			</item>
                
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                        <guid isPermaLink="false">news-153937</guid>
                        <pubDate>Thu, 06 Nov 2025 19:10:00 +0100</pubDate>
                        <title>Firmato il rinnovo CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/firmato-il-rinnovo-ccnl-istruzione-e-ricerca-2022-2024-0020.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>Il CCNL 2022–2024, scaduto da 1 anno, è assolutamente inadeguato. Un CCNL limitato alla parte economica, nato vecchio e con briciole di aumento. </description>
                        <content:encoded><![CDATA[<h3 class="text-center"><strong>Ci meritiamo di essere trattati così?&nbsp; USB dice NO!!</strong></h3>
<p class="text-justify">Ieri, 5 novembre, è stata siglata l’ipotesi del CCNL 2022-2024 comparto Istruzione e Ricerca da Cisl, Uil, Snals, FGU Gilda e Anief.&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Il contratto firmato prevede un&nbsp;<strong>aumento medio mensile pari al 5,78%, a fronte di una inflazione reale di quasi il 18% nel periodo 2022 - 2024,&nbsp;</strong>con<strong> </strong>una riduzione di 12% punti percentuali delle retribuzioni del Personale delle Università</p>
<p class="text-justify">Si tratta di aumenti medi lordi mensili di 130 euro, e a partire solo dall’1.01.2024 che, con l’indennità di vacanza contrattuale, sono già in gran parte nella busta paga del personale. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Un anno di aumento per un triennio contrattuale scaduto!<strong> </strong></p>
<p class="text-justify"><strong>In sostanza, con questo contratto in busta paga ci saranno in media solo 40 euro lordi!</strong><strong> </strong></p>
<p class="text-justify">Pe<strong>r USB i rinnovi contrattuali sono uno strumento di dignità</strong> che, con l’adeguamento delle retribuzioni, dovrebbe garantire ai lavoratori un trattamento normativo ed economico equo e uniforme, invece il personale dell’Università continua ad avere gli stipendi più bassi della Pubblica Amministrazione.&nbsp; Previste disparità sul piano economico pure all’interno del comparto, giacché solo per la Scuola è stabilito un compenso una tantum.</p>
<p class="text-justify">La situazione è anche peggiore di quanto appare, perché non ci stanno solo impoverendo economicamente, ma anche nei diritti.&nbsp;&nbsp;<br /> In proposito, è incomprensibile il rinvio al prossimo rinnovo della parte normativa del CCNL, fatto che certifica ancora una volta il fallimento del comparto Istruzione e Ricerca, perché è la Scuola che conta con il suo milione di dipendenti. In tutti gli altri comparti, anche in quello degli Enti Locali firmato il giorno prima, la parte giuridica è stata trattata e compresa nei contratti che, ormai, seguono uno schema uniformato. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Pertanto, Governo e Sindacati NON si sono impegnati a scrivere quelle regole, che andavano già rispettate per il rinnovo dei precedenti CCNL, e non hanno ancora affrontato il vero problema dei salari del personale dell’Università.</p>
<p class="text-justify">Questo nuovo CCNL non serve ai lavoratori e alle lavoratrici, serve solo ai politici per le loro passerelle mediatiche per alimentare una falsa narrativa per cui questo è il governo dell'efficienza e del fare.</p>
<p class="text-justify">USB dice NO a questa ipocrisia e insiste a chiedere aumenti stipendiali del 18 % in linea con l'attuale inflazione e rispetto dei diritti per i lavoratori e lavoratrici.</p>
<p class="text-justify">Al fine di ottenere le risorse necessarie a riportare i salari ad un livello dignitoso, per migliorare negli Atenei la condizione del personale, per una migliore Università pubblica, ribadiamo con forza la nostra piattaforma:&nbsp;</p><ul> 	<li class="text-justify">stanziamento di risorse adeguate per il rinnovo contrattuale a fronte di una inflazione reale quasi al 18% (aumento che dovrebbe essere di circa 360 euro mensili);</li> 	<li class="text-justify">abolizione del tetto del fondo accessorio di ateneo;</li> 	<li class="text-justify">finanziamento delle indennità organizzative degli atenei da fondi diversi dal fondo accessorio;</li> 	<li class="text-justify">eliminazione della previsione della “premialità” solo per una parte del personale tecnico amministrativo e bibliotecario, ed eliminazione della performance individuale;</li> 	<li class="text-justify">riconoscimento del buono pasto anche in smart-working;</li> 	<li class="text-justify">proroga delle modalità di avanzamento di carriera in deroga ai titoli di studio;</li> 	<li class="text-justify">semplificazione delle procedure per l’attribuzione dei differenziali economici;</li> 	<li class="text-justify">rafforzamento delle relazioni sindacali, riportando alla contrattazione le materie sottratte, facendo sì che tutti i regolamenti che riguardano le retribuzioni siano oggetto di confronto e non di informazione.</li> </ul><p class="text-justify">Le politiche di austerità dei salari del Governo a favore del riarmo e i ritardi nei rinnovi contrattuali hanno causato, con la complicità dei sindacati firmatari, la forte caduta del salario reale e dei diritti del personale dell’Università.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> Riprendendo lo slogan “Blocchiamo tutto”, USB rivendica la “mobilitazione” come metodo per contrastare queste politiche di distruzione del Paese: basta lamentarsi, non seduti ai tavoli, ma scendere in piazza manifestando per chiedere condizioni di vita dignitose e non di sopravvivenza.</p>
<p class="text-justify"><a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/lo-sciopero-generale-contro-la-finanziaria-di-guerra-sara-il-28-novembre-sabato-29-manifestazione-nazionale-i-materiali-1450-1.html" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>Pertanto, per costruire un nuovo futuro invitiamo i lavoratori e le lavoratrici a partecipare allo SCIOPERO GENERALE del 28 NOVEMBRE e alla manifestazione nazionale del 29 novembre a Roma contro la finanziaria di guerra.</strong></a></p>
<p><strong>USB PI – Università</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                    <item>
                        <guid isPermaLink="false">news-153879</guid>
                        <pubDate>Sat, 01 Nov 2025 20:33:48 +0100</pubDate>
                        <title>Contro la militarizzazione degli spazi formativi: il 4 novembre non si celebra, si contesta!</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/contro-la-militarizzazione-degli-spazi-formativi-il-4-novembre-non-si-celebra-si-contesta-2116.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>L’Università non è un centro di reclutamento. La formazione e la ricerca non possono essere subordinati agli interessi dell’apparato militare-industriale.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<h4 class="text-center"><strong>4 NOVEMBRE 2025 ASSEMBLEA ONLINE<br /> dalle ore 13:15 alle ore 14:15</strong></h4>
<p class="text-justify">In occasione del 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, l’Unione Sindacale di Base Università denuncia con forza la crescente militarizzazione delle università, promossa dal governo che usa la retorica patriottica per normalizzare la presenza delle forze armate nei luoghi della formazione.</p>
<p class="text-justify">Sul piano culturale, negli ultimi anni abbiamo assistito a un’inquietante escalation: soldati in aula, &nbsp;progetti in collaborazione con l’esercito e con industrie belliche.</p>
<p class="text-justify">Tutto questo rischia di trasformarsi in una forma di propaganda, dove la difesa militare viene presentata come valore assoluto in una visione del mondo basata sulla forza e sulla gerarchia, anziché sul dialogo e sulla cooperazione. E spesso, anzi sempre avviene che queste iniziative non prevedono alternative pacifiste o critiche, limitando la possibilità per studenti e docenti di esprimere visioni diverse.</p>
<p class="text-justify">Sul piano pratico, il nostro paese sta avviando una politica di aumento delle spese per il riarmo che incide sul costante definanziamento degli atenei.</p>
<p class="text-justify"><strong>Da una parte miliardi di euro destinati a nuovi armamenti per la modernizzazione delle forze armate e missioni internazionali, dall’altra una stagnazione o riduzione dei fondi per università e ricerca. &nbsp;Un disequilibrio sistemico che produce salari fermi da decenni, precarizzazione del lavoro e della ricerca, riduzione dei corsi, difficoltà di accesso agli strumenti di ricerca e di mantenimento delle strutture.</strong></p>
<p class="text-justify">Una precisa direzione politica: rafforzare l’apparato militare e di controllo, indebolendo al contempo il diritto allo studio e l'autonomia accademica. In pratica si nega lo sviluppo del pensiero critico e si reprime ogni forma di dissenso.</p>
<p class="text-justify">Il 4 novembre, invece di essere un’occasione per glorificare le armi, dovrebbe ricordarci l’orrore della guerra e il prezzo pagato da milioni di lavoratori e lavoratrici mandati al fronte per gli interessi di pochi.<br /> USB rifiuta ogni tentativo di trasformare le università in strumenti di propaganda bellica e rivendica una formazione libera, critica, antifascista e pacifista.</p>
<p class="text-justify"><strong>NO ALLA REPRESSIONE DEL DISSENSO, CONTRO IL RIARMO E L’ECONOMIA DI GUERRA!</strong></p>
<p class="text-justify">Su questi temi,<strong> </strong>USB Università invita i lavoratori e le lavoratrici<strong> all’assemblea online (fuori dell’orario di servizio)&nbsp;</strong>che si terrà<strong> martedì 4 novembre dalle ore 13:15 alle ore 14:15 </strong>su piattaforma<strong> TEAMS</strong></p>
<h3>Collegamento al seguente <strong>&gt;&gt;&gt;&gt;</strong> <a href="https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_M2I3OGI3ZmMtZWQwYi00NTY2LTk2N2EtMDUzMTZlMWQyYjEw%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%22c6328dc3-afdf-40ce-846d-326eead86d49%22%2c%22Oid%22%3a%22ca843125-57dd-4b77-aae9-4ddfc40aeb05%22%7d" target="_blank" rel="noreferrer"><strong>LINK TEAMS</strong></a>&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</h3>
<p>USB PI - Università</p>
<p>► Sulla repressione del dissenso, invitiamo a leggere:&nbsp;<strong><a href="https://scuola.usb.it/leggi-notizia/il-4-novembre-la-scuola-non-si-arruola-contro-la-guerra-la-censura-e-per-la-liberta-di-insegnamento-0906.html" target="_blank">La Scuola non si arruola ....</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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			</item>
                
                    <item>
                        <guid isPermaLink="false">news-153743</guid>
                        <pubDate>Thu, 16 Oct 2025 21:18:00 +0200</pubDate>
                        <title>FUORI IL SIONISMO DALL&#039;UNIVERSITÀ!</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://universita.usb.it/leggi-notizia/fuori-il-sionismo-dalluniversita-2243.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>Il caso di un ricercatore preso di mira da sionisti e soldati dell&#039;IDF all&#039;Università di Bologna.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Oggi vogliamo denunciare un caso di censura e diffamazione che restituisce il senso dell'ingiustizia e della gravità che la complicità con Israele può comportare. La storia che vi racconteremo ha come teatro l'ateneo più antico dell'Occidente, l'Università di Bologna, che porta avanti collaborazioni con istituzioni ed enti israeliani, nonostante gli appelli e le mozioni di studenti e lavoratori dell'Ateneo.</p>
<p class="text-justify">Finora i proclami e le dichiarazioni della governance sono rimasti sulla carta e non si sono tradotti in pratica nell'interruzione degli accordi (al massimo, si limitano a non rinnovare quelli che giungono a scadenza). Ma oltre a mantenere in vita le collaborazioni con i partner israeliani,&nbsp;<strong>UNIBO aggiunge un altro tassello alla complcità col sionismo di Israele</strong>: negli ultimi tempi ha adottato una modalità con la quale asseconda le intemperanze e le pretese di un gruppo di studenti israeliani che frequentano l'Ateneo presso il DIMEVET di Ozzano dell'Emilia (Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie), dove sono quasi una trentina.&nbsp;<br /> Avviene infatti che questi studenti, che non rappresentano comunque la totalità degli studenti israeliani in UNIBO, abbiano scelto come&nbsp;<em>target&nbsp;</em>delle loro azioni diffamatorie un ricercatore, la cui&nbsp;<strong>unica “colpa” sarebbe quella di indossare una&nbsp;<em>kefiah</em></strong>.&nbsp;</p>
<p class="text-justify">La loro intolleranza nei confronti di tale indumento è così forte da portarli a chiedere al Dipartimento di vietarne l'uso. Dopo aver diffuso voci diffamanti all'interno del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie un gruppo di studentesse israeliane, non paghe, lo ha segnalato all'Amministrazione di UNIBO ed al Rettore con accuse diffamanti, che hanno portato ad un procedimento disciplinare di censura nei suoi confronti per un post critico contro Israele pubblicato sulla sua pagina personale di Facebook, solo perché dal suo profilo si evinceva che era affiliato all'Università di Bologna.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> <strong>Il messaggio via e-mail è partito da una studentessa che risulta far parte dell'IDF (<em>Israel Defense Forces</em>), l'esercito israeliano autore del genocidio in corso a Gaza, e sembra che non sia l'unica di loro a militare in quel corpo.</strong></p>
<p class="text-justify">Beh, UNIBO ha dato ragione alle studentesse israeliane sanzionando il docente con una censura scritta che gli blocca temporaneamente la carriera: è un ricercatore in&nbsp;<em>tenure track (</em>RTT), lo&nbsp;<em>step</em>&nbsp;che precede immediatamente l'assunzione come professore associato.</p>
<p class="text-justify">L'attività che questi studenti hanno messo in campo prendendo di mira questo lavoratore dell'Ateneo con una strategia di matrice sionista che - secondo un&nbsp;<em>format</em>&nbsp;oramai noto combina vittimismo, diffamazione e pressione alle massime cariche del Dipartimento e dell'Ateneo - rappresenta un segnale molto pericoloso nel mondo accademico ed un precedente che rischia di essere replicato altrove, proprio perché la<em>&nbsp;governance</em>&nbsp;lo ha assecondato.</p>
<p class="text-justify">Nell'assistere il suo iscritto, USB ha portato in difesa del lavoratore tutta una serie di elementi (dettagli nell'allegato al comunicato) che fornivano un quadro chiaro della situazione, ma la Commissione disciplinare ed il Rettore hanno preferito “non vedere” e confermare una sanzione che risuona come profondamente ingiusta, che salta a piè pari la tutela dei diritti del lavoratore.</p>
<p class="text-justify">Qualcuno pensava che il pericolo sionista potesse arrivare solo dagli accordi in ambito ricerca con potenziale&nbsp;<em>dual use</em>, mentre questa storia ci insegna come le insidie possano nascondersi anche in un semplice accordo di moblità con studenti israeliani. Già, perché quello che è emerso è che&nbsp;<strong>diversi studenti combattono nell'IDF, l'esercito genocida di Israele e fanno addirittura la spola fra le aule di UNIBO e le operazioni militari in Palestina</strong>&nbsp;ed in Medio Oriente, dove vengono chiamati come riservisti.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br /> <strong>Il colmo è che UNIBO, senza battere ciglio, conceda loro la possibilità di effettuare esami fuori dagli appelli ordinari</strong>, mentre nega tale possibilità ad altri studenti che sono invalidi o in condizioni svantaggiate, che hanno motivazioni più giustificabili di un genocidio.</p>
<p class="text-justify">Non smetteremo di ribadire che occorre rompere ogni complicità col sionismo di Israele.</p>
<p class="text-justify">Da parte nostra, lavoratori e studenti di UNIBO, rinnoviamo l'mpegno a mobilitarci per sensibilizzare la comunità accademica e per ripristinare un clima di giustizia e tutela per tutti in Ateneo. E insieme a&nbsp;<strong>ELSC – European Legal Support Center</strong>, con cui difendiamo il ricercatore, chiediamo che la comunità accademica si stringa in solidarietà attorno al ricercatore e respinga con determinazione gli attacchi sionisti in Ateneo e qualsiasi complicità e censura della libertà accademica.</p>
<p>“<strong>FUORI IL SIONISMO DALL'UNIVERSITÀ! STOP ALLA COMPLICITÀ CON ISRAELE!”</strong></p>
<p>USB Emilia Romagna e Cambiare Rotta Bologna</p>
<p><strong><em>USB UNIVERSITÀ&nbsp;</em></strong><em>E<strong>&nbsp;CAMBIARE ROTTA&nbsp;</strong>ADERISCONO ALLA CAMPAGNA NAZIONALE&nbsp;&nbsp;</em><br /> “<strong><em>LA CONOSCENZA NON MARCIA”</em></strong><em>&nbsp;contro la militarizzazione e l'israelizzazione dell'istruzione</em></p>
<p class="text-center">--------------------------------------------------------------------</p>
<p>&nbsp;<strong>5 QUESITI PER LA GOVERNANCE DI UNIBO</strong></p>
<p>Chiediamo alla governance dell'Ateneo di risponderci sui seguenti punti:</p><ol> 	<li>La governance di UNIBO sa che fra i banchi delle aule della nostra Università fra gli studenti siedono anche&nbsp;<strong>soldati dell'IDF</strong>, l'esercito israeliano artefice del genocidio in atto a Gaza? Cosa si intende fare nei loro confronti? Espellerli dalla nostra Università o continuare ad accoglierli nelle aule di UNIBO?</li> 	<li>Risponde al vero che alcuni studenti israeliani godono di un&nbsp;<strong>trattamento speciale</strong>&nbsp;con possibilità di svolgere esami fuori dagli appelli ordinari? In che modalità? Online oppure con appelli straordinari predisposti per loro al rientro dalle missioni militari?</li> 	<li>Una volta appurato che sono soldati, intendete procedere con una&nbsp;<strong>denuncia per chiedere alla Procura ed alle forze dell'ordine di investigare su eventuali crimini di guerra</strong>&nbsp;che possono aver commesso durante le loro missioni militari per le quali sono convocati, considerata la conferma ufficiale dell'ONU rispetto al genocidio in atto? I dati di cui è in possesso l'Ateneo sono fondamentali per ricostruire i loro spostamenti e fornire informazioni utili a chi indagherà e di certo davanti a orrendi crimini di guerra, non c'è diritto alla privacy che tenga!</li> 	<li>Quali&nbsp;<strong>forme di tutela per il lavoratore</strong>&nbsp;si intende adottare per proteggerlo e tutelarlo nell'esercizio del suo lavoro in Ateneo, a fronte dei rischi ai quali è sottoposto a seguito di questa vicenda che la governance ha contribuito ad alimentare col suo assordante silenzio e la sua ingiustificabile inerzia?</li> 	<li>Quali&nbsp;<strong>accordi e collaborazioni con i partner israeliani</strong>&nbsp;la governance ha deciso di interrompere in UNIBO?</li> </ol><p>&nbsp;</p>
<p><strong>LINK alla versione flash dell'intervista:&nbsp;&nbsp;</strong>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=oY4laVtySSE" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=oY4laVtySSE</a></strong></p>
<p><strong>LINK all'intervista completa al ricercatore:</strong>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=kO-bE-GLxVM" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=kO-bE-GLxVM</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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                        <pubDate>Wed, 08 Oct 2025 17:41:00 +0200</pubDate>
                        <title>L’accoglienza degli studenti palestinesi, per la Ministra Bernini una buona occasione per passerelle elettorali. 	</title>
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                        <description>USB denuncia con fermezza l’uso improprio delle istituzioni universitarie a fini di propaganda da parte della Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, in visita a Siena il 7 ottobre</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Dopo aver partecipato all'incontro al Rettorato, per accogliere &quot;sei degli otto tra studentesse e studenti provenienti da Gaza, che proseguiranno gli studi all’Università di Siena&quot; la Ministra ha infatti chiuso un evento elettorale del proprio partito, confermando una pratica ormai abituale tra i membri di questo governo: far coincidere appuntamenti istituzionali con iniziative di campagna elettorale.</p>
<p class="text-justify">Il dubbio che la presenza della Ministra a Siena fosse motivata più dall’impegno politico che dall’accoglienza delle studentesse e degli studenti provenienti da Gaza – inizialmente prevista per il 6 ottobre e guarda caso poi spostata al 7 per farla coincidere con l’appuntamento elettorale&nbsp; – è forte e legittimo. È inaccettabile che un atto dovuto di solidarietà e cooperazione accademica venga strumentalizzato per effettuare una passerella di partito.</p>
<p class="text-justify">A testimoniare ulteriormente la distanza tra la retorica della Ministra e la realtà dei fatti va ricordato che, nel 2025, l’Università di Siena non ha potuto stanziare alcuna risorsa per accogliere nuove studentesse e nuovi studenti palestinesi, a causa della mancanza di fondi derivante dai tagli imposti dal Ministero guidato dalla stessa Bernini, che hanno colpito anche le attività di cooperazione internazionale e di sostegno al diritto allo studio. Un paradosso che smaschera la distanza tra le parole e i fatti.</p>
<p class="text-justify">La vicenda è diventata ancora più grave quando nelle ore successive alla visita la Ministra ha diffuso sui propri canali social due video costruiti con modalità comunicative sensazionalistiche e distorsive, che criminalizzano il dissenso e tentano di legittimare un potere politico che, negli stessi anni in cui gli studenti manifestano per la fine del massacro a Gaza, ha firmato accordi militari e forniture d’armi a uno Stato responsabile di un genocidio.</p>
<p class="text-justify">Un linguaggio e un approccio che nulla hanno a che vedere con la sobrietà e il rigore che dovrebbero accompagnare l’esercizio di una funzione pubblica.</p>
<p class="text-justify">Le istituzioni appartengono a tutte e a tutti, non a un governo né a una forza politica. Confondere la funzione pubblica con la propaganda mina la credibilità dello Stato e svilisce il lavoro di chi, nelle università, serve la conoscenza con serietà e dedizione.</p>
<p class="text-justify">USB PI Università ribadisce che l’università deve restare un luogo autonomo, libero e critico, non una cornice per la promozione personale o di partito.</p>
<p class="text-justify">USB PI - Università</p>]]></content:encoded>
			
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