ARTICOLO 18: BASTA CEDIMENTI, BASTA COMPROMESSI

Roma -

MERCATO DEL LAVORO, PRECARIETA’, ARTICOLO 18

DOPO LA GRECIA, LA SPAGNA E IL PORTOGALLO TOCCA ALL’ITALIA!

CON IL CONSENSO DI CGIL, CISL, UIL e UGL.

 

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulle intenzioni del Governo Monti, uomo di punta delle politiche dell’Unione Europea, in merito alla definitiva cancellazione dei diritti nei luoghi di lavoro e sulle forme di impiego, basta guardare cosa è accaduto nella scorsa settimana in Spagna, in Portogallo, in Grecia.

 

In tutti i Paesi dell’Unione Europea è in corso una spietata corsa alla cancellazione dei diritti del lavoro e sul lavoro. Dopo aver bloccato salari, tagliato pensioni, impedito rinnovi contrattuali, aumentato l’orario di lavoro a parità di salario, chiuso impianti produttivi e licenziato centinaia di migliaia di persone, privatizzato beni comuni per rispondere alla crisi facendola pagare ai lavoratori, ora si procede nelle trasformazioni del sistema contrattuale e dei diritti nei luoghi di lavoro che nulla hanno a che vedere con la crisi.

 

E’ IN CORSO LA VENDETTA DEL CAPITALE CHE CERCA DI ANNULLARE LE CONQUISTE CHE I LAVORATORI EUROPEI HANNO OTTENUTO CON DECENNI DI LOTTE E DI SCIOPERI

 

Non solo l’articolo 18, assurto a simbolo della resistenza a queste scelte nonostante sia applicabile solo ad una parte non maggioritaria del mondo del lavoro, ma le tutele e i diritti che vengono dipinti come privilegi e che invece sono il risultato delle lotte condotte per strappare migliori condizioni di lavoro e di vita.

 

Non stupisce leggere che a fronte della volontà del governo di peggiorare ulteriormente le condizioni di lavoro, ad esempio introducendo un periodo di prova di ben tre anni per chiunque venga assunto e durante i quali non vi sia alcun diritto o garanzia, la risposta dei sindacati concertativi – tutti, anche la Camusso, come ci spiega “la Repubblica”, diano il proprio assenso.

E’ da oltre 20 anni che queste organizzazioni consentono continue riorganizzazioni produttive, contrattuali e salariali. Lo dice la cancellazione della scala mobile, l’introduzione dei fondi pensione, la moderazione salariale, fino all’accordo del 28 giugno con cui si seppellisce di fatto il Contratto nazionale.

 

BASTA CEDIMENTI - BASTA COMPROMESSI

 

LA GRECIA DIMOSTRA CHE LA BELVA E’ SEMPRE AFFAMATA E NON SI FERMA

FIN QUANDO NON HA COMPLETAMENTE SPOLPATO L’OSSO

 

RIFIUTIAMOCI DI MORIRE PER L’UNIONE EUROPEA

MANDIAMO A CASA I SINDACATI COMPLICI

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