BOLOGNA: RILANCIO DELL'UNIVERSITA'. E I LAVORATORI ?

Bologna -

Non si può parlare di rilancio dell'Università di Bologna senza parlare della condizioni dei lavoratori

Prendiamo spunto da due articoli apparsi oggi sulla cronaca di Bologna del quotidiano La Repubblica, che hanno come oggetto l'Università di casa nostra.

In questi articoli si parla di come l'Ateneo Bolognese, dovrebbe ri-organizzarsi per aumentare il proprio grado di efficienza, e soprattutto diventare un volano dell'economia cittadina e non solo. Quindi una trasformazione implicita da "centro del sapere" a "soggetto produttivo", a stretto contatto con le "industrie e il mercato" della città.

Per fare questo salto di qualità, gli articoli evocano la necessità di passare dal micro al macro, di reperire nuove risorse (FONDAZIONI?), nonché di una nuova classe dirigente, che si faccia carico di governare questa evoluzione, dato che le "vecchie" baronie risulterebbero troppo conservatrici rispetto questa necessità di competere nel mercato globale del sapere.

Come RdB/CUB Università Bologna, ci piace sottolineare, oltre al disaccordo su cosa debba essere l'Università, non certamente un soggetto produttivo o al servizio delle multinazionali, che l'università debba rimanere un patrimonio pubblico.

In tutti questi discorsi ci sono, ha nostro parere, dei grandi assenti,  veri fantasmi: i lavoratori! Oltre al corpo docente, i lavoratori tecnici-amministrativi sono la spina dorsale di tutte le attività di Ateneo.

Perché ci si dimentica sempre dei lavoratori quando si parla dell'Università?

Noi invece ci ricordiamo, e vogliamo sottolineare che non solo in questa occasione sui giornali, ma anche che il fu Governo Prodi,  non ha rinnovato il CCNL..che il Magnifico Rettore,  non attiva il tavolo per il rinnovo dell'integrativo..che nel nostro Ateneo, così come nel resto del comparto

Università, il lavoro precario tra ricercatori e tecnici amministrativi, è una vera e propria piaga, e pochissimi sono stati ad oggi i "fortunati" che hanno avuto una stabilizzazione del loro posto.

Quindi chi vuole parlare di salto di qualità dell'Ateneo di Bologna, a nostro parere non può farlo eludendo di dare prioritariamente risposte a quanto da noi esposto.

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