I DECRETI APPLICATIVI DELLA RIFORMA GELMINI: COME "MIGLIORARE" LO SMANTELLAMENTO DELL'UNIVERSITA' PUBBLICA

Roma -

I DECRETI APPLICATIVI DELLA RIFORMA GELMINI: COME "MIGLIORARE" LO SMANTELLAMENTO DELL'UNIVERSITA' PUBBLICA

Il 21 settembre la Commissione Istruzione del Senato ha audito sindacati e associazioni universitarie su tre “decreti applicativi” che dovrebbero permettere l’attuazione della contro-riforma Gelmini. A tutt’oggi dei 38 decreti che dovevano uscire (entro il prossimo 13 ottobre) solo quattro sono in itinere: una dimostrazione di inettitudine governativa e ministeriale che da conto di quanti giudicarono la riforma non solo iniqua, ma anche inapplicabile.

A ulteriore dimostrazione del totale e interessato sabotaggio governativo del sistema universitario pubblico si aggiunge un ulteriore taglio al FFO 2011 (che deve essere decurtato del 3,5% rispetto al 2010 e che sposta altri 100 milioni di euro per premiare il “merito”) e il decreto appena approvato sul commissariamento degli atenei con bilancio in dissesto…..

Parlare a questo punto di decreti applicativi della controriforma Gelmini è del tutto fuori luogo, ingannevole e dannoso ed è quanto USB ha tenuto a chiarire alla Commissione e agli altri sindacati e associazioni universitarie che ancora si ostinano a intervenire per “migliorare” i decreti applicativi e vanificano così la loro stessa pur ragionevole richiesta di “superamento della L. 240”.

I fatti già lo dimostrano: nei nuovi Statuti non è stata accolta nessuna richiesta per una governance democratica degli atenei e per una riorganizzazione e accorpamento dei dipartimenti e facoltà che vedesse partecipi tutte le componenti e che rendesse giustizia ai diritti e alla professionalità del personale.

Come era prevedibile, i nuovi Statuti si sono rivelati uno strumento di rafforzamento del potere baronale e dei loro sponsor confindustriali e politici a spese delle altre componenti, degli studenti, del diritto allo studio e della riqualificazione della didattica e della ricerca. Bene hanno fatto i lavoratori di Bologna a respingerlo col voto referendario e i rappresentanti del personale negli organismi istituzionali degli atenei a votare contro i nuovi statuti, anche se questo non avrà alcuna conseguenza reale come i fatti dimostrano.

In una situazione di crisi profonda (crisi economica, politica, sociale, ambientale, energetica, ecc.) il nostro Paese rischia di finire preda degli avvoltoi della finanza internazionale a cui governo e opposizione cedono facendo pagare ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani …. In questa situazione è evidente che l’Università come già la Scuola e la Sanità sono destinati allo smantellamento: il progetto governativo in proposito è chiaro, e altrettanto chiaro è quello dell’opposizione che invoca misure per lo sviluppo, ma intanto reclama “privatizzazioni e liberalizzazioni”…. !!!.

Cosa si intende per “lo sviluppo” non è dato saperlo, ma risulta chiaro dal consenso della casta all’Accordo Interconfederale del 28 giugno (quello ratificato il 21 settembre scorso da Cgi-Cisl-Uil una volta tanto uniti) che smantella le tutele del Contratto Nazionale e le tutele dello Statuto dei lavoratori.

In breve se “misure per lo sviluppo” significano (come sembra) blocco e/o tagli ai salari, licenziamenti facili, tagli alla previdenza pubblica … e dall’altra sconti e fondi all’impresa, allora è evidente: non c’è altra strada che la ripresa della protesta e della lotta dei lavoratori e delle lavoratrici per reclamare un nuovo modello di sviluppo che faccia pagare la crisi a chi l’ha causata e che nella crisi si arricchisce.

In tutta Europa monta un movimento che lo reclama e che chiama i governi a rifiutare il pagamento del debito pubblico, che difenda e rafforzi beni comuni e servizi pubblici, che anteponga gli interessi delle popolazioni e dei cittadini europei agli interessi privati che dominano la politica attuale. A questo movimento che USB guarda e chiama con la mobilitazione del prossimo 15 ottobre.

Ai decreti governativi e alla pretese baronali la mobilitazione può e deve opporre una lotta che investa tutti gli atenei e si congiunga alla lotta più generale per riaffermare il valore civile e strategico della difesa dell’istruzione e della ricerca pubblica in quanto fattori di sviluppo e crescita del paese.


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