PENSIONI: COSA CI PREPARANO CGIL-CISL-UIL

Milano -

02 ottobre 2006 da "Il Corriere della Sera" on line

CAMBIALI IN BIANCO E PROTOCOLLI SEGRETI
E ora Padoa-Schioppa vuole riformare le pensioni
Il leader Cgil a cena nella residenza privata del ministro

ROMA .Raccontano che Tommaso Padoa- Schioppa
sia uscito sorridendo da Palazzo Chigi, mercoledì della scorsa settimana. Reduce, diceva, dalla «cena più cara della mia vita», quella con Romano Prodi e i segretari di Cgil, Cisl e Uil «costata 3 miliardi di euro», ma soddisfatto perché, aggiungeva, «forse ne vale la pena». Ieri, due giorni dopo l'approvazione della Finanziaria, il ministro dell'Economia ne era ancora più convinto. Anche perché, in un Paese dove ci sono due partiti della sinistra radicale al governo, come ricorda spesso Padoa-Schioppa, il risultato non era affatto scontato. Ed è toccato proprio a lui, ministro tecnico ed ex banchiere centrale, con tutto quel di negativo che ciò rappresenta nell'immaginario dei partiti comunisti, portarli a votare una manovra per loro indigesta. Per farlo ha dovuto cedere non poco alla politica. La chiusura di una finestra per le pensioni d'anzianità, saltata per l'opposizione di Paolo Ferrero, ministro di Rifondazione con il quale Padoa-Schioppa ha instaurato uno stretto rapporto personale. I soldi per il contratto del pubblico impiego, che non c'erano e che alla fine sono venuti fuori. O i tagli per le Province e i Comuni, ridotti sabato notte, a Finanziaria già approvata, di 200 milioni. Dei «suoi» 15 miliardi per correggere il deficit, però, non ha toccato un euro. Le risorse che i ministri hanno preteso le ha recuperate con altri tagli o con nuove entrate, affidandosi a Vincenzo Visco. E il giorno del Consiglio dei ministri ha colto tutti in contropiede. Aveva avuto richieste per 60 miliardi, ma da spendere ne aveva solo 15. E come aveva tagliato la manovra da 35 a 30 miliardi il 28 agosto, accusato dalla maggioranza di aver usato quanto meno poca tattica, nel giro di un mattino l'ha riportata a quasi a 35. Senza tattica politica, giocando allo scoperto. «Le scelte si pagano», ha detto consegnando a tutti il testo della Finanziaria. Oggi il ministro dell'Economia non fatica ad ammettere che «si poteva fare di più».

Sugli statali, la riforma della pubblica amministrazione, ha ricordato dopo il Consiglio dei ministri, «abbiamo solo avvicinato il problema». E lo stesso vale per le pensioni. Anche se Padoa- Schioppa è convinto di aver incassato, con questa manovra, una specie di cambiale. Non proprio in bianco, visto quel che è costata, ma da portare subito all'incasso. La Finanziaria 2007, per lui, «è un punto di partenza e non di arrivo», che getta le basi per le riforme vere, solo accennate nella manovra: le pensioni, la pubblica amministrazione.

Rispetto al cammino da fare, il ministro ha molta fiducia nell'atteggiamento dei sindacati. Nella settimana che ha portato all'approvazione della manovra ha avuto strettissimi e frequenti contatti con Guglielmo Epifani, segretario della Cgil. Martedì sera, prima degli incontri ufficiali decisivi, lo ha invitato a cena nella sua casa romana. Fatto sta che c'è un protocollo che impegna i sindacati ad una riforma della previdenza ambiziosa, (ndr: la sottolineatura ed il neretto sono opera nostra.) se il ministro ritiene che debba essere «quella definitiva», ma anche a discutere nel prossimo contratto del pubblico impiego non solo di retribuzioni, ma anche della riforma dello Stato, «che deve costare di meno e rendere servizi più efficienti». Si vedrà alla fine di marzo, quanto vale quella cambiale. Per il momento Padoa-Schioppa si accontenta di aver ottenuto un risultato, portare il deficit al 2,8% in un solo anno, che gli era parso di «difficile portata» come ha confessato venerdì sera, già a luglio, subito dopo il Dpef. Di aver allontanato, soprattutto, la sfiducia dei mercati in agguato, «pronti a scatenarsi quando sentono l'odore del sangue». L'unico vero giudice che il ministro teme. Perché le agenzie di rating che danno i voti di affidabilità sul debito, e sulla politica economica dei governi, sbagliano eccome: «Alzano i voti quando le cose vanno male, poi li abbassano quando cominciano ad andare bene». Forse succederà anche con l'Italia, nelle prossime settimane. Ma non sarà la loro reazione tardiva, «a rimorchio dei mercati», a creare scompiglio. I prossimi passaggi cruciali saranno a Bruxelles, nell'eurogruppo e nell'Ecofin di metà ottobre. Poi il cammino parlamentare della manovra. «Siamo all'inizio e non al traguardo» ripete Padoa-Schioppa. Venerdì sera, al termine del Consiglio dei ministri, davanti all'ascensore che li portava in sala stampa, ha detto a Romano Prodi: «Allora presidente... Hai la tua legge finanziaria». E giurano che il ministro, fatto inconsueto per lui, avesse la voce rotta dalla commozione.

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