RINNOVO CCNL ISTRUZIONE E RICERCA 2025-27

Non si risolve l’emergenza salariale con un insufficiente pagherò.

Roma -

Lo scorso 11 marzo si sono aperte le trattative per il rinnovo del CCNL del Comparto “Istruzione e ricerca” per il triennio 2025/2027.

Ieri 1° aprile (che ironia!), tutti i sindacati hanno firmato una anticipazione del CCNL in cui si chiude la trattativa per la sola parte economica (stipendio tabellare e indennità di ateneo) in tempi brevi rinviando al proseguo della stessa, in tempi successivi, la disciplina della parte normativa.

Al netto delle osservazioni più volte sollevate da USB sulla insufficienza delle risorse stanziate che non colmano il divario delle retribuzioni del comparto in generale, e più specificamente del settore Università, rispetto agli altri comparti del pubblico impiego, ci troviamo di fronte ad una trattativa fotocopia di quella appena conclusasi lo scorso dicembre.  È la conferma della difficoltà di tenuta del cosiddetto “Compartone” che ha dato – e continua a dare! – una pessima prova di sé fin dai suoi esordi.

Calato nel contesto di una generale persistente emergenza salariale, con pesanti conseguenze in termini di tenuta dei redditi e del potere d’acquisto, si insegue a fatica l’elemento economico, secondo la linea del “meglio poco, ma subito” finendo col rinviare ancora una volta la disciplina degli istituti normativi che regolano il rapporto di lavoro.

Le rappresentanze sindacali si trovano così a barcamenarsi schizofrenicamente in un sistema di relazioni sindacali che non può definirsi altrimenti se non “emergenziale”. Fatto che finisce col certificarne una condizione di sostanziale impotenza a fronte delle anemiche iniziative governative a favore del Comparto.

Firmare oggi quel che non si è firmato ieri, o avantieri, sapendo che si tratta esattamente della stessa cosa, crediamo sia una delle manifestazioni più eloquenti della perdita di un’autonoma capacità di iniziativa da parte delle Organizzazioni sindacali chiamate ad una sorta di “concertazione” dell’austerità salariale ribattezzata, all’occorrenza, “collaborazione”.

Il dato storico relativo agli ultimi tre rinnovi contrattuali, anche al netto delle fantasiose trovate governative come “anticipo degli arretrati” (dicembre 2022) o “incrementi della indennità di vacanza contrattuale (IVC)” (dicembre 2023, poi riassorbita negli incrementi contrattuali a gennaio 2025 col rinnovo 2022/24), ci restituiscono una situazione impietosa del Comparto: nessun recupero del potere d’acquisto dovuto all’inflazione, nessuna disciplina di importanti istituti concernenti il rapporto di lavoro con un continuo rimando al “prosieguo della trattativa”, nonché intere parti stralciate e demandate ad altre sequenze come il profilo del tecnologo e il tema del personale delle AOU.

Un aspetto inaccettabile di questa concertazione è che si cerca di acquisire il consenso dei lavoratori e lavoratrici con l’affermazione che le risorse destinate a questo rinnovo contrattuale “sono in linea con l’inflazione prevista nel triennio 2025-2027”.          
Si sorvola, però, sul fatto che l’inflazione programmata per questo triennio non consente il recupero della notevole perdita di acquisto accumulata negli ultimi rinnovi contrattuali e tanto più la perdita che si preannuncia per questo triennio perché:  

  1. l’inflazione programmata, presa come riferimento per i rinnovi contrattuali, non corrisponde a quella reale (invitiamo alla lettura: Attenti all’IPCA!),
  2.  permane la perdita del potere di acquisto dei salari a fronte di una inflazione reale che dal 2022 a gennaio 2025 ha già raggiunto circa il 18% e non il 12% come sostenuto dai sindacati firmatari;
  3. l’inflazione essendo programmata, e bloccata  per effetto di questo accordo, non potrà tener conto degli effetti della nuova crisi finanziaria, alimentata dai conflitti in corso nel Medio Oriente e dall’instabilità dei mercati energetici, che sicuramente causerà una inflazione superiore alle previsioni, come già emerso nei primi mesi del 2026.      

Infine, in qualche modo si è cercato di porre rimedio all’inadeguatezza delle risorse finalizzandole tutte all’ incremento degli stipendi tabellari. È bene evidenziare che con tale soluzione - anche per il rinnovo 2025-27 - non sono previsti stanziamenti per l’incremento delle risorse stabili del fondo accessorio con cui si finanziano i passaggi economici nelle aree e alcuni istituti contrattuali fissi e ricorrenti.  Quindi altro che valutazione e riconoscimento delle professionalità!          
Ci sarà solo terreno fertile per ulteriore sperequazione tra il personale.   

Come USB crediamo:

  • che siano i lavoratori i giusti destinatari di quelle risorse che invece stanno andando a finanziare le fabbriche di armi e morte;
  • che siano necessarie iniziative che riformino il modello contrattuale e il sistema delle relazioni sindacali, a partire dalla rivisitazione del Comparto che così com’è non è in grado di dare risposte adeguate a lavoratrici e a lavoratori;
  • che le condizioni di lavoro non potranno mai raggiungere livelli dignitosi se le organizzazioni sindacali trattanti continueranno ad allinearsi alle politiche sui redditi del governo di turno, peraltro, senza opporre la minima resistenza.

USB PI - Università

Invitiamo alla lettura del comunicato di USB Pubblico Impiego: ►  Rinnovo CCNL Istruzione e Ricerca: una firma frettolosa, che non tutela i salari