SOLDI A UNIVERSITÀ RICERCA E AFAM, NON ALLA GUERRA!
ABBASSARE LE ARMI, ALZARE I SALARI: 30 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE
Vengono oggi pienamente alla luce, ma solo per chi fino a oggi ostinatamente non ha voluto vedere, le contraddizioni drammatiche e le violente ingiustizie sociali alle quali le oligarchie politico-finanziarie di un Occidente in declino vogliono condannarci.
Università, Ricerca e AFAM, insieme con sanità, scuola e servizi pubblici, sono tra i settori più colpiti dai tagli sugli investimenti derivati dai passati, presenti e i già annunciati futuri investimenti militari.
Da anni Cambiare Rotta e USB lanciano l’allarme, chiamando alla mobilitazione generale e alla responsabilità il mondo della conoscenza, contestando quegli ambienti (Classe dirigente, Senati accademici, Organismi istituzionali) per scelte radicalmente contrarie ai reali interessi del Paese, contrarie ad ogni visione di futuro, quando non palesemente collaborazioniste verso i Poteri forti, politici ed economico-finanziari.
In quest’ultimo anno, iniziative come “La conoscenza non marcia” e la mobilitazione per l’obiezione di coscienza hanno denunciato la scelta del governo di privilegiare la politica delle armi e della guerra svilendo e mortificando ogni possibile iniziativa, legislativa o diplomatica, su cultura e pace.
La sempre più marcata militarizzazione delle Istituzioni dell’Alta Formazione, come della Scuola, con lo spostamento sull’applicazione dual use della Ricerca è l’elemento connotante della politica del Governo Meloni e più in generale dei governi d’Occidente che, di fronte alla drammatica situazione dell’oggi, al disagio e al dissenso rispondono con la repressione.
A tale situazione risponde il lungo filo della mobilitazione che, con la stagione del Blocchiamo Tutto e gli scioperi generali dello scorso anno, si è fatta blocco sociale capace di unire i vari settori del mondo della formazione con una prospettiva politica in grado di rispondere alla crisi attuale, riposizionando le priorità e le urgenze di questo Paese: politica salariale, redistribuzione della ricchezza, politica occupazionale, investimenti su strutture e infrastrutture civili.
La fiammata inflazionistica legata all’aumento dei carburanti e ai costi dell’energia è solo l’ultimo eclatante sintomo delle conseguenze cui siamo condannati da una politica che guarda solo alla grande finanza.
Per i lavoratori, la crisi si aggrava a causa di rinnovi contrattuali risibili frutto di una precisa scelta di contenimento dei redditi da lavoro dipendente in favore dei profitti padronali, mentre per gli studenti la crisi si fa insostenibile in conseguenza dell’abbandono di ogni tutela pubblica sul diritto allo studio (aumento di tasse e affitti a fronte di una costante diminuzione dei servizi), al punto da piegare al profitto privato i pur insufficienti investimenti di questi ultimi anni.
L’edilizia universitaria, con la creazione di posti letto per gli studenti fuori-sede a spese dello Stato e cessione dei ricavi al mercato privato senza tutele per gli studenti rappresenta l’emblematico stigma di una deriva ormai inaccettabile.
A tale deriva non può che rispondersi con il blocco: lo sciopero del 30 ottobre chiama tutti, lavoratori, studenti e gli esclusi da ogni futuro possibile, alla mobilitazione. Per resistere, sovvertire l’esistente e costruire il domani egualitario e socialmente sostenibile.
Resistere alla politica della guerra e del profitto, bloccando i porti e la ricerca militarizzata;
Sovvertire le priorità che vogliono e pretendono di utilizzare 54 Miliardi di euro per le spese militari sacrificando i settori socialmente nevralgici del Paese e tra questi Università, Ricerca, AFAM
Costruire un assetto sociale nuovo, investendo quei miliardi in Futuro e Giustizia sociale, e avviando una chiara e intransigente politica di redistribuzione della ricchezza.
Serve un investimento di 24 Miliardi: 1 Miliardo per stabilizzare ed assumere subito almeno 15 mila nuovi ricercatori, tecnici e personale di supporto; 3 Miliardi perché i 138.000 dipendenti si avvicinino a salari e carriere europee; 20 Miliardi per provvedere gli studenti di Università ed Afam di borse, alloggi, strutture decenti. Per iniziare.
Questo serve e questo chiediamo il 30 ottobre.
Che società vogliamo?
Che alta formazione e ricerca vogliamo?
Riteniamo che sia urgente un cambio di direzione che preveda:
- Un piano straordinario di assunzioni nelle università, negli enti di ricerca e nelle istituzioni AFAM, che passi dalla stabilizzazione del personale precario, all’aumento dei lavoratori del settore fino all’internalizzazione dei servizi attualmente esternalizzati e sottopagati
- Il recupero del potere d’acquisto del personale, fortemente eroso dall’inflazione e dall’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, dell’energia e degli affitti che stabilizzi salari sufficienti a garantire una vita dignitosa
- La progressiva riduzione delle tasse universitarie, perché le pari opportunità di crescita siano reali e non legate al reddito delle famiglie
- Investimenti per l’ammodernamento delle infrastrutture e delle attrezzature delle università, degli enti di ricerca e delle istituzioni AFAM, nonché per il potenziamento dei servizi destinati agli studenti, come mense e residenze universitarie sottratte alle logiche del profitto privato, affinché lo studio e la conoscenza siano davvero diritti da esercitare con decoro e dignità.
- Investimenti per garantire il diritto allo studio e l’accesso all’alta formazione ai giovani di questo paese attraverso l’aumento delle borse di studio, la creazione di alloggi universitari realmente pubblici e accessibili, a differenza di quanto fatto con il Piano Housing realizzato con i fondi PNRR, e la garanzia di servizi di welfare quali mensa e materiali didattici.
- Università, AFAM e centri di ricerca devono essere strumenti di emancipazione sociale e collettiva; pertanto didattica e ricerca devono essere sganciate dalla filiera bellica, vietando qualsiasi collaborazione con aziende e istituzioni guerrafondaie.
- Riconoscere al personale e agli studenti il diritto all’obiezione di coscienza, garantendo loro la possibilità di non partecipare ad attività legate a progetti di guerra e di aggressione.
Vogliamo una ricerca e un'alta formazione al servizio della committenza sociale e al servizio della collettività e non al servizio del profitto.
Vogliamo rilanciare la Sanità, la Scuola, la Pubblica Amministrazione, l'Università, l'AFAM, la Ricerca.
Il 30 ottobre è una data di rottura e di rinascita.
USB PI - Università
USB PI - Ricerca
USB PI - AFAM
Cambiare Rotta