USB AFAM, UNIVERSITA' E RICERCA IN AUDIZIONE ALLA CAMERA.
Comparto, sblocco dei fondi accessori, precariato e carriere!
Oggi, intervento di USB per la presentazione di emendamenti alle commissioni referenti della Camera, nell'ambito della conversione in legge del DL 144/2026, noto come Decreto PA
Qui si possono ascoltare le nostre proposte ►L'intervento di USB
Presidio a piazza Capranica
Giovedì 17 settembre 2026
Per riprenderci il nostro lavoro e la nostra funzione!
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NUOVO COMPARTO AFAM, UNIVERSITÀ E RICERCA
PERCHÉ USB UNIVERSITÀ SOSTIENE UNA CONTRATTAZIONE CHE RICONOSCA DAVVERO GLI ATENEI
La proposta di costituire uno specifico comparto nazionale di contrattazione per AFAM, Università e Ricerca riconosce finalmente una realtà che USB Università denuncia da anni: l’attuale comparto «Istruzione e Ricerca» è troppo vasto, profondamente disomogeneo e dominato, per consistenza numerica, dalle dinamiche della Scuola.
Le università condividono con Enti pubblici di ricerca e istituzioni AFAM la dipendenza dal MUR e una missione fondata su alta formazione, ricerca, innovazione, produzione e trasmissione delle conoscenze. Negli atenei operano professionalità amministrative, tecniche, informatiche, bibliotecarie, linguistiche e sanitarie indispensabili alla didattica e alla ricerca, ma ancora prive di un riconoscimento economico e professionale adeguato.
E' innegabile che nel contesto attuale la Scuola, che comprende oltre il 95% dei 2,3 milioni di dipendenti pubblici, domina effettivamente ogni tornata contrattuale. Questo tende a relegare i lavoratori dei settori dell'Alta Formazione e Ricerca in una posizione marginale o addirittura trascurata.
Tuttavia, alcune organizzazioni sindacali si oppongono alla creazione del nuovo comparto sostenendo l'importanza di mantenere l'unità della filiera della conoscenza e avvertono sul pericolo di frammentare la rappresentanza e le rivendicazioni. Nonostante ciò, i loro comunicati si concentrano particolarmente sui problemi legati alla Scuola!
L’unità sindacale non dipende dal mantenimento di un contenitore contrattuale incapace di dare sufficiente spazio alle specificità universitarie, ma con piattaforme comuni, mobilitazioni vere, democrazia nei luoghi di lavoro e difesa intransigente di salari e diritti.
Restano così irrisolte questioni specificamente universitarie: differenze stipendiali rispetto al resto della Pubblica amministrazione, sottoinquadramento, progressioni lente o bloccate, insufficienza dei fondi accessori, indennità di Ateneo inadeguata, mancata valorizzazione delle elevate professionalità, condizioni dei CEL, dei tecnologi e del personale delle aziende ospedaliero-universitarie.
A ciò si aggiungono organici insufficienti, esternalizzazioni, carichi di lavoro crescenti e precarietà strutturale. Dopo anni di rinvii, è difficile sostenere che l’attuale architettura contrattuale abbia valorizzato davvero il lavoro universitario
Scuola, AFAM, Università e Ricerca possono e devono continuare a mobilitarsi insieme contro precarietà, bassi salari, tagli e privatizzazioni. Ma unità non significa uniformità e non può significare che il personale degli atenei resti subordinato alle dinamiche del settore numericamente prevalente. Un contratto più coerente con il sistema universitario può rafforzare, non indebolire, la capacità di mobilitazione comune.
Opporsi al nuovo comparto senza indicare una soluzione credibile alla marginalizzazione dell’Università, significa difendere l’esistente.
E l’esistente ha già prodotto salari arretrati, carriere bloccate, precarietà e mancato riconoscimento delle professionalità
USB Università sceglie di stare dalla parte di chi ogni giorno garantisce il funzionamento degli atenei, della didattica e della ricerca.
DIFENDIAMO SALARI, DIRITTI, PROFESSIONALITÀ E DEMOCRAZIA SINDACALE.
SÌ A UN COMPARTO AFAM, UNIVERSITÀ E RICERCA AUTONOMO, ADEGUATAMENTE FINANZIATO E COSTRUITO CON LA PARTECIPAZIONE DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI DEGLI ATENEI.
USB PI - UNIVERSITÀ