FORMIAMO UN MONDO NUOVO

Roma -

Si è concluso mercoledì 22 luglio la quinta edizione del “Sierra Maestra Camp”, organizzato dagli studenti medi di OSA e gli Universitari di Cambiare Rotta.

Anche quest’anno il numero degli studenti partecipanti è cresciuto e nel campeggio svoltosi a Paestum, si sono radunati oltre 800 giovani, che, in una estate torrida, hanno speso una parte delle loro vacanze estive in gruppi di studio, dibattiti ed assemblee su temi legati alla guerra, al diritto allo studio e alla situazione economica e politica del nostro tempo, il tutto in una cornice di autogestione.

Come USB Università, anche quest’anno abbiamo aderito all’iniziativa, condividendone, non solo lo spirito e le modalità, ma soprattutto i contenuti e il percorso tracciato, confermando ancora una volta l’alleanza fra studenti e lavoratori per la costruzione di un percorso di lotte unitario lungo l’asse della formazione scuola-università-ricerca e contro un oramai evidente processo di accelerazione delle politiche di riarmo che le classi dirigenti italiane ed europee hanno intrapreso.

Nel rispetto del tema generale “Connettere le lotte” appunto, l’intervento di USB Università ha voluto deliberatamente porre l’accento sul ruolo che il personale tecnico, amministrativo e bibliotecario svolge negli Atenei a garanzia di un servizio sempre più compromesso da tagli, riduzioni di organico, precarizzazione. Elementi che si traducono in una caduta della qualità dell’offerta universitaria, per altro in forme differenziate a seconda dei contesti territoriali, sociali ed economici.

Proprio per questa ricaduta sul sistema generale, USB Università ha ribadito che le lotte in difesa di questi lavoratori, dei loro salari e della loro dignità non sono battaglie di categoria, ma pezzi di una sfida totale che deve vedere studenti e lavoratori fianco a fianco.

Il focus del campeggio, dati gli eventi che contraddistinguono i nostri giorni si è svolto all’insegna della campagna “La conoscenza non marcia”, frutto di un lavoro di inchiesta e documentazione sulle politiche di riarmo e le campagne di militarizzazione nei luoghi della conoscenza e della ricerca, si è voluto tematizzare, mettendo a fuoco il problema, la questione del ruolo assegnato a scuola, università e ricerca nel riesumato keynesismo di guerra. Ciò sia sotto il profilo dei processi materiali di crisi tesi alla conversione di significativi pezzi di apparati produttivi nella produzione di dispositivi bellici e il ruolo assegnato ai luoghi della ricerca scientifica, sia sotto il profilo delle politiche culturali orientate alla predisposizione di un contesto entro cui sussumere la formazione scolastica tesa alla elaborazione di forme di legittimazione e assimilazione di una specifica ideologia di crisi.

Il fenomeno non ci è sconosciuto, posto che costituisce la sostanza del nucleo ideologico del Capitalismo nella sua rinnovata veste neoliberale affermatosi nel corso degli ultimi quattro decenni.

Proprio le rotture interne a questo modello di amministrazione della persistente crisi di valorizzazione capitalistica, con il susseguirsi sempre più ravvicinato di crisi finanziarie ed esplosioni di gigantesche bolle di capitale fittizio, guerre e caduta dell’ordine internazionale, crisi di egemonia dell’eccezionalismo americano e fratture politiche che accompagnano processi di polarizzazione sociale e accelerazione tecnologica, di centralizzazione di capitali e inaccettabile concentrazione di ricchezza, sono alla base della diffusione di forme di riesumazione violenta di una mitologia nazionale di marca fascista. Tanto inefficace nel porre i temi reali aperti dalla crisi in atto, quanto efficiente nel formulare brutali proposte di disciplinamento sociale e politico: è la sintesi tra arcaismo e modernità, tra tecnologia e mito.

Se la diagnosi ha un suo fondamento, allora la Conoscenza non deve marciare, ma non si deve fermare: occorre in qualche modo passare al contrattacco.

Per questo nel pomeriggio del 18 luglio, circondati da centinaia di giovani di Cambiare Rotta e OSA, USB Università e tanti docenti universitari, singolarmente o in rappresentanza di diverse associazioni, si sono confrontati e hanno condiviso l’impegno a sostenere la Petizione contro la Militarizzazione di scuole e università, attraverso misure normative che vietino nel sistema scolastico e accademico progetti di didattica e ricerca con industrie belliche, con istituzioni che praticano il genocidio, oppressione coloniale, pulizia etnica e con organizzazioni internazionali che alimentano guerre  e riarmo.
Altresì, attraverso eventi nelle scuole su tematiche educative con forze armate e forze dell’ordine che, peraltro, esulano dai loro compiti specifici, oltre a difendere il diritto all’obiezione di coscienza dei lavoratori che per motivi etici, morali, culturali si rifiutano di partecipare ad attività con scopi bellici.

Riteniamo, dal punto di vista di lavoratori e lavoratrici organizzati in Unione Sindacale di Base negli Atenei italiani, che l’attuale ridefinizione del ruolo del sistema universitario italiano sia in funzione delle dinamiche di ristrutturazione del capitalismo italiano e delle sue storiche contraddizioni.

Sta anche a noi, tutti insieme, riannodare i fili che legano le soggettività del lavoro vivo nelle sue molteplici forme, quale che sia la specificità del proprio “operare” (di ricerca come tecnico, amministrativo o bibliotecario, studentesco così come di insegnamento fino a quanti operano in forme esternalizzate), contro la logica che sembra oggi costringere le Università a enti in perenne competizione alla ricerca continua di forme di finanziamento, ripristinandone invece la loro funzione di luoghi di produzione di sapere critico e di produzione scientifica ad “uso sociale”.

USB PI - Università