Viterbo: anche l'Universita' della Tuscia alza i picchetti...

Viterbo -

 

28 ottobre 2008 - Il Messaggero

Viterbo. Anche l'Università della Tuscia alza i picchetti...
di SARA GRASSOTTI

Viterbo - Anche l'Università della Tuscia alza i picchetti contro il decreto Gelmini. Il movimento studentesco "Tuscia in protesta", nato spontaneamente negli ultimi mesi per i corridoi delle diverse facoltà viterbesi, si è dato appuntamento stamani alle 9 a piazza del Comune per dire un secco no ai tagli alla scuola pubblica, previsti dalla legge 133 firmata dal ministro dell'Istruzione e in procinto di essere approvata domani al Senato. Un coro unanime che verrà ben scandito in mattinata per il centro della città, a rimarcare il radicale dissenso di chi vive e fa vivere l'ateneo verso una riforma che si limita esclusivamente a una drastica riduzione degli investimenti da parte dell'attuale Governo al mondo del sapere e della ricerca. Si comincia alla buon'ora con una lezione tenuta all'aperto davanti a Palazzo dei Priori, da cui alle 10 si snoderà il corteo in direzione del Rettorato di via S. Maria in Gradi, dove alle 11 è in programma un'assemblea aperta a docenti, ricercatori, precari e personale tecnico amministrativo.
Ma l'iniziativa più interessante della manifestazione, che si avvale del sostegno di alcune sigle sindacali locali (Cgil, Cobas e RdB Cub) e dell'adesione degli istituti medi superiori, è quella di una richiesta da inoltrare alla Prefettura, affinché almeno un rappresentante degli studenti venga ricevuto al meeting "Governo incontra", che si svolgerà domattina al teatro dell'Unione. Un'occasione imperdibile per i ragazzi di "Tuscia in protesta", per far incrociare la prospettiva del proprio futuro con chi, come i ministri Gianfranco Rotondi (attuazione del programma), Giorgia Meloni (Gioventù) e Raffaele Fitto (Rapporti con le Regioni), oggi si trova nella posizione di legiferare sul loro presente. «Il nostro obiettivo è quello di bloccare con ogni mezzo a disposizione questo provvedimento assurdo - spiega Angela, che ha 26 anni ed è iscritta a Beni culturali - perché non vogliamo che la cultura diventi un bene limitato a chi se lo può permettere economicamente. Vogliamo che le nostre critiche vengano ascoltate dagli esponenti di Governo che saranno sul palco domani. In particolare da Giorgia Meloni, capo del dicastero creato ad hoc per le politiche giovanili, che proprio per il ruolo che ricopre deve ascoltare le nostre voci e le nostre critiche. D'altra parte è così che funziona in democrazia».
Taglio del 20% ai finanziamenti pubblici degli atenei, blocco delle assunzioni, possibilità che le università diventino fondazioni di diritto privato e le migliaia di ricercatori a rischio di licenziamento. Questi i punti principali della legge 133, bocciata in blocco dal movimento studentesco viterbese, allarmato anche per i 100 mila euro in meno stanziati dal Comune all'Università della Tuscia per tamponare i buchi del Cev. «Fino a quando il decreto Gelmini non sarà ritirato, noi andremo avanti a oltranza con il presidio dell'ateneo - proseguono Bernardo e Daniele, laureandi in Agraria e in Scienze - perché qui si sta giocando con il nostro futuro, senza pensare che il domani delle nuove generazioni coincide con quello del Paese».
Armati di striscioni anti-Gelmini anche i liceali del "Mariano Buratti" che insieme ai docenti già domenica avevano dato il la alla protesta, organizzando laboratori e seminari alternativi all'interno dell'istituto e guadagnandosi il pieno appoggio di Aldo Fabbrini, assessore provinciale alla Pubblica istruzione.

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