LA MANOVRA FINANZIARIA È UN ATTACO AL MONDO ACCADEMICO IN MOBILITAZIONE: CACCIAMO IL GOVERNO MELONI!
12 DICEMBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
Dalla ripresa dell'anno accademico a settembre, i percorsi di lotta e di mobilitazione all'interno degli atenei si stanno moltiplicando a macchia d'olio.
La fine dei fondi europei (PNRR e FSE), in un contesto decennale di tagli e definanziamenti all'università pubblica, ha esasperato e aperto contraddizioni che covavano da tempo nelle università.
La mancanza di un diritto allo studio garantito che priva migliaia di giovani di prospettive di emancipazione, l'erosione del potere d'acquisto dei salari del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario (TAB), la precarietà che attanaglia chi fa ricerca e i processi di privatizzazione e militarizzazione che investono il mondo accademico sono state le ragioni alla base che in queste settimane hanno prodotto le assemblee, le vertenze, gli scioperi, i cortei e le occupazioni, da Torino a Roma, passando per Milano e Pisa, che stanno interrompendo la regolarità della vita universitaria.
Le mobilitazioni del mondo accademico costituiscono un pezzo della più generale rottura sociale che si è espressa nel paese il 30 ottobre con lo sciopero generale indetto dall'USB che ha bloccato il nostro paese contro un governo che, per via delle sue politiche guerrafondaie e di riarmo, tra carovita, taglio alla spesa sociale e chiusura degli spazi di democrazia, sta mettendo in ginocchio lavoratori, giovani, studenti e famiglie.
Di fronte a tutto questo, la manovra finanziaria proposta per il 2027 dal governo Meloni rappresenta un attacco al mondo accademico in mobilitazione.
A livello di fondi, sono in arrivo unicamente 200 milioni destinati all'efficientamento energetico: insomma, nient'altro che briciole di fronte ai miliardi desitnati alla spesa militare. 270 milioni del FFO vengono invece sganciati dai precedenti vincoli d'utilizzo, andando a incrementare l'autonomia universitaria, oggi totalmente funzionale ai processi di militarizzazione e privatizzazione dell'università.
Rispetto al personale, la manovra prevede un blocco parziale del turn over con l'applicazione di una soglia pari al 75% (insomma, ogni 4 pensionamenti le università potranno al massimo procedere con 3 nuove assunzioni), andando a tagliare su un organico già insufficiente per la garanzia del funzionamento della vita accademica.
Sul piano della ricerca, invece, il nuovo Programma Nazionale Talenti per la Ricerca, prevedendo un cofinanziamento dei progetti suddiviso a metà fra il Ministero e gli atenei, contribuirà, in assenza di un piano di crescita costante del FFO, alla polarizzazione tra atenei di serie A e atenei di serie B, espellendo tra l'altro centinaia di ricercatori che, dopo anni di precariato, non avranno più modo di proseguire le attività di ricerca. Da ultimo, nessuna misura viene presa per rafforzare e garantire il diritto allo studio. Non aumentano le borse di studio e gli alloggi pubblici, lievitano gli affitti e le tasse e l'unica cosa che scende è la qualità didattica e di ricerca degli atenei, a scapito della formazione degli studenti.
Una manovra di bilancio, quindi, che sull'università non offrirà alcun tipo di risoluzione ai problemi e alle contraddizioni che da tempo ben conosciamo perché il governo Meloni ha scelto di proseguire seguendo i diktat UE e NATO relativi al riarmo e alla spesa militare.
A fronte a tutto questo, non possiamo che rilanciare la mobilitazione nelle nostre università verso la manifestazione nazionale del 12 dicembre a Roma per mandare a casa questo governo, lanciata dalla grande assemblea del 1 novembre al Colosseo che ha riunito diversi soggetti politici, sindacali, studenteschi e associazioni!
USB PI - Università
CAMBIARE ROTTA